ESPERTO: un forte terremoto al sud entro due anni

Tutt’Italia, oggi, sembra essersi data una mossa. E non, ahimè, in senso figurato. Terremoti notevoli (anche se non hanno provocato gravi danni) in due zone generalmente non ritenute sismiche: il Cuneese e la provincia di Piacenza, dove è anche in atto uno sciame di scosse minori. Senza contare il lieve ma perdurante sciame sismico nel Pollino nonchè varie altre scossette.

 

Ebbene, a proposito di terremoti vi do tre notizia. Una buona, una cattiva e una pessima. Sono desunte dall’audizione di Alessandro Martelli, direttore del Centro ricerche Enea di Bologna, che si è svolta pochi giorni fa alla Commissione Ambiente della Camera. L’Enea è l’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente: non si tratta esattamente di una succursale del mago Otelma.

 

La buona notizia è che – secondo Martelli – nel Nord Italia non si dovrebbero più verificare terremoti istruttivi nei prossimi mesi. Quella cattiva è che davvero si profila l’obbligo di assicurare gli edifici contro il rischio sismico: 100 euro all’anno per ogni fabbricato, in aggiunta (implicito quanto ovvio) a tutte le altre tasse sugli immobili.

 

La notizia pessima è che i sismologi insistono: ci sono il 70% di probabilità che nel giro di due anni si verifichi un terremoto distruttivo, maggiore di 5,6, nell’Italia meridionale, da metà Campania in giù. Il link è in fondo.

 

Se i sismologi avessero la sfera di cristallo, invece di star tanto a tribolare avrebbero già vinto al Superenalotto una somma ampiamente sufficiente per assicurare a sè, figli e nipoti una perpetua vacanza alle Maldive. Mi pare ovvio, ma è saggio ribadire: qui si ragiona in termini di probabilità, non di certezze.

 

Su questo sfondo va inserita l’audizione, il 13 settembre scorso, di Alessandro Martelli e di altri esperti in materia di terremoti e costruzioni alla Commissione Ambiente della Camera.

 

E’ emerso che il 70% degli edifici italiani rischia di venir giù a causa di un terremoto: prima o poi, domani o chissà quando.

 

Si è discussa l’ipotesi di rendere obbligatoria l’assicurazione degli edifici contro i danni da terremoto, così da svincolare lo Stato dall’onere della ricostruzione.

 

Una cifra di 100 euro ad edificio è sembrata a parlamentari ed esperti giusta e ragionevole: la gente non dovrebbe prenderla come una nuova tassa – hanno detto in sostanza – perchè i costi delle ricostruzioni post terremoto costituiscono una tassa occulta.

 

Mi permetto di interrompere un attimo il resoconto della seduta per due commenti che proprio mi zampillano. Primo, non mi fido delle assicurazioni e delle loro clausolette in assiro babilonese leggibili solo con lente d’ingrandimento. Secondo, ammesso e non concesso che l’intervento dello Stato riuscisse a rendere tutto chiaro, limpido ed efficace, desidero che, mentre mi costringono alla polizza obbligatoria, mi alleggeriscano delle “tasse occulte” destinate alle ricostruzioni.

 

Torno al resoconto della seduta. Martelli ha parlato delle nuove teorie – sempre probabilistiche, anche se sempre più raffinate – a proposito dei terremoti prossimi venturi.

 

Finora ci si è sempre basati sulle serie storiche, sull’intensità e sulla frequenza dei terremoti verificatisi in passato in un dato territorio. A questo Martelli propone con convinzione di affiancare altri criteri sviluppati da esperti internazionali

 

Che cosa fanno questi sismologi? È come se qualcuno si misurasse di continuo la temperatura corporea. Si registrano fluttuazioni normali e, a un dato punto, arriva un picco strano. Bisogna analizzare se questo picco strano è un raffreddore o una polmonite

 

In pratica in base all’elaborazione e all’analisi dei terremoti di piccola entità determinano se c’è da temere un “big one” nel prossimo futuro oppure no. Anche in questo ambito ci sono, diciamo, varie scuole di pensiero.

 

Martelli ha riferito che dal primo gennaio scorso, secondo queste elaborazioni, risulta il 70% di probabilità che nei prossimi due anni si verifichi un forte terremoto nell’Italia meridionale. Dove? E’ interessata

 

per la scuola italiana, l’area dalla Campania in giù e, per la scuola russa, una regione concentrata tra la Calabria meridionale e la Sicilia orientale

La “scuola italiana” parla di un sisma di magnitudo maggiore a 5,6, e ha confermato il rischio il primo settembre. La “scuola russa” parla di una magnitudo compresa fra 7,5 e 7,9, e ha confermato il rischio il primo luglio.

 

Il nuovo metodo di cui ha parlato Martelli alla Camera non sembra da buttar via. Anzi. Egli ha riferito che il primo marzo scorso il Nord Italia era entrato in fase di rischio per un terremoto di magnitudo superiore a 5,4. In realtà si trattava di un’area più ampia, dall’ex Jugoslavia all’Abruzzo, anche se gli occhi degli esperti – ha riferito – erano puntati in modo particolare sull’Emilia.

 

Le scosse di maggio e di giugno hanno confermato. Ma il primo settembre

 

al Nord l’allarme è cessato (…) un terremoto maggiore di 5,4 non è più prevedibile, il che non significa, però, che non ci siano scosse di assestamento (…) anche fino a 5

Si tratta di un 70% di probabilità, non di certezza: Martelli ho ha sottolineato stramila volte. Ha sollevato il problema dei numerosi impianti chimici e petrolchimici nell’Italia meridionale: se il rischio terremoto sollevato dagli esperti dovesse mai trovare conferma, essi potrebbero provocare danni molto più gravi rispetto al “semplice” crollo degli edifici.

 

Gli onorevoli hanno preso atto. Non risulta che finora abbiano mosso un dito. Vi rimando al verbale della seduta della VII Commissione della Camera svoltasi il 13 settembre scorso per tutti i dettagli.

Di- Maria Ferdinanda Piva

Informarexresistere

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