Il film della settimana: “Ci vediamo a casa” di Maurizio Ponzi

 

 

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Maurizio Ponzi è uno dei segreti meglio custoditi del nostro cinema. Cineasta che vanta un passato come critico per i “Cahiers du cinéma” e della mai dimenticata “Cinema e film”, ha lavorato come assistente per Pier Paolo Pasolini (La sequenza del fiore di carta) prima di passare al cinema dirigendo un film che ha fatto epoca come I visionari (tratto da Robert Musil). Per tutti gli anni Settanta Ponzi lavora a cavallo fra televisione e cinema. Film come Equinozio, Il caso Raoul e documentari come lo straordinario Mattolineide lo segnalano come uno degli autori più sensibili e appassionanti di quegli anni.

 

Nel 1982, l’incontro con Francesco Nuti provoca una trasformazione nel cinema di Maurizio Ponzi. E se il successo conferma la saggezza delle scelte di Ponzi, rischia anche di offuscare il suo talento. Confuso frettolosamente nel novero dei confezionatori di commedie, Ponzi in realtà continua a confrontarsi con la tradizione della commedia all’italiana tentando soluzioni non banali. Alternando cinema e televisione, Ponzi sviluppa una leggerezza del tocco che nonostante le difficoltà sempre crescenti affrontate dal cinema popolare e la costante corsa verso il basso della televisione d’intrattenimento, si rivela con il tempo una vera e propria caratteristica del suo cinema.

 

Passato attraverso gli anni Novanta con risultati alterni, ritrova con Italiani la felicità di un’ispirazione che riesce a equilibrare il registro agrodolce comenciniano con una raffinatezza d’osservazione di matrice addirittura cameriniana.

A luci spente conferma la felicità di uno stato di grazia ritrovato anche se l’attenzione del pubblico non è più quella di una volta.

Con Ci vediamo a casa, che giunge a ben otto anni di distanza dal precedente film, Maurizio Ponzi realizza probabilmente uno dei suoi migliori film di sempre.

 

Sceneggiato in collaborazione con il fido Piero Spila, critico cinematografico di enorme valore cui si deve un fondamentale studio sul cinema di Jean-Marie Straub e Daniéle Huillet, oltre che curatore del volume bertolucciano “La mia magnifica ossessione”, Ci vediamo a casa è una commedia corale il cui punto di partenza è fornito dall’attuale crisi degli alloggi.

 

Tre coppie di diversa estrazione sociale devono fare i conti nella Roma odierna con la propria precarietà abitativa. Ponzi, traendo spunto da questo materiale, si guarda bene dal calare giudizi dall’alto o impartire paternali ideologiche. Il regista segue con straordinario affetto i suoi personaggi, li osserva affrontare difficoltà di ogni tipo e contemporaneamente attraversa la crisi etica di un’Italia che ha subito un vero e proprio tracollo morale.

 

A suo modo Ci vediamo a casa è un film politico. Un film che punta i piedi. Che educatamente insiste sulla centralità della dignità nella vita come nelle scelte, evidenziando però la fatica necessaria a non cedere rispetto alle proprie convinzioni.

Ponzi non calca mai la mano. Cesella dettagli, non ricorre a battute facili e trae dagli attori, tutti eccellenti, interpretazioni convincenti. Senza mai rinunciare alla complessità delle situazioni in gioco, il regista si concede anche qualche piccolo tocco sentimentale, risolto con gusto magistrale sempre rispettoso dell’intelligenza dello spettatore.

 

Ci vediamo a casa rappresenta un’idea di cinema italiano che oggi non pratica più nessuno. Corrotta dalla televisione, dalle cialtronesche commedie che vanno per la maggiore, una certa idea di cinema italiano si è persa irrimediabilmente. Per fortuna, però, di tanto in tanto, un film di Maurizio Ponzi ci ricorda che un altro tipo di cinema italiano (e commedia) è possibile.

di Giona A. Nazzaro

Da .repubblica.it/micromega-online/

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