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PARCO DEL POLLINO – I paesi del Parco: Civita

 

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Civita (Italia)

Civita (Çifti in arbëreshë) è un comune italiano di 921 abitanti in provincia di Cosenza, in Calabria.

Il paese, inserito nel Parco Nazionale del Pollino, non lontano da Frascineto ed Ejanina, è tra le comunità storiche albanesi d’Italia (arbëreshë). Detta anche Il paese del Ponte del Diavolo, i suoi paesaggi sono definiti tra i più belli della Calabria.

Posto prevalentemente in zona collinare, si trova nel Nord-Est della Calabria, affacciato sul mar Ionio. Situato in un altopiano a strapiombo, sulle strettissime gole del fiume Raganello, è la porta di accesso privilegiata al Parco nazionale del Pollino per i visitatori provenienti da Puglia, Calabria e Sicilia. Il paese, non lontano da Frascineto ed Ejanina, è tra le comunità storiche albanesi d’Italia (arbëreshë). Detta anche Il paese del Ponte del Diavolo, i suoi paesaggi sono definiti tra i più belli della Calabria.

Storia

Civita venne fondata nel 1467 da famiglie Albanesi sulle rovine di un abitato preesistente (una delle 25 città della Sibaritide) distrutta a fuoco dai Saraceni di Sicilia nel 1014. Ciò avvenne per donazione delle rovine di “Cosa, Casale e Feudo” in proprietà perpetua, di Re Ferrante d’Aragona (figlio di Re Alfonso) a tale Giorgio Greco “Scanderberg” e suoi uomini che gli vennero in aiuto a Bari ove era in lotta contro i Turchi. Il Casale e Feudo, ereditato dalla figlia di Giorgio e madama Anna, passò poi in possesso al marito Geronimo Sanseverino, Principe di Bisignano.

Geronimo Sanseverino, 2º Principe di Bisignano, era nato nel 1448 circa e morto nel 1487. La moglie di quest’ultimo, peraltro, era Giovannella Gaetani dell’Aquila dei Conti di Morcone. Ma nel 1487, per gli effetti negativi della fallita congiura dei Baroni contro Ferrante, Geronimo Sanseverino ed altri vennero arrestati con beni confiscati, compreso Casale e Feudo di Civita. Solo nel 1610 Casale e Feudo vennero venduti a privato, tale Tiberio de Urso, per 11.110 ducati, con vendita ratificata dal Viceré Conte di Lemos, don Pedro Fernandez de Castro, che revocò il privilegio del Regno con Decreto del 2 novembre 1613. Nel 1807, dopo l’eversione della feudalità, fu università nel governo di Cassano Jonio.

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A Civita, o Çifti come chiamata abitualmente, è parlata ancora correntemente la lingua albanese degli avi, infatti i suoi abitanti fanno parte della minoranza etnica e linguistica albanese d’Italia, riconosciuta e tutelata dallo stato italiano. Il comune di Civita è stato tra i primi a istituire lo Sportello Linguistico Comunale (previsto dalla Legge 482/99) per la tutela e lo sviluppo del proprio patrimonio etno-linguistico.

L’impronta orientale è evidente soprattutto nella chiesa: gli Arbëreshë celebrano, per tradizione e fede millenaria, le funzioni liturgiche bizantine in greco e mantengono la suggestiva simbologia cristiano orientale con antichi gesti e canti in greco ed in albanese, con i paramenti sacri ortodossi, le sacre icone, i mosaici e le iconostasi.

Monumenti e luoghi di interesse

Nel centro storico emergono vari comignoli che simboleggiano lo status sociale delle famiglie albanesi. È da ammirare la chiesa madre di rito greco, con la preziosa iconostasi e i mosaici Bizantini, le cappelle della Consolazione e di Sant’Antonio del XVI secolo e il Museo Etnico Arbëresh, nel centro del paese.

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Civita è un centro turistico noto per le sue bellezze naturali, il Ponte del Diavolo, le Gole del Raganello, la Timpa del Demanio, e il Parco del Pollino. Sono superbe le montagne rocciose e suggestive le “canvon” del Raganello. Di interesse sono la gola del Raganello, dalla contrada Masello, la “Fagora” e le vette del massiccio del Pollino.

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Feste e tradizioni

Il folclore di Civita è ricco di elementi religiosi e storici. Importanti sono i riti della Settimana Santa (Java e Madhe), secondo la liturgia bizantina. Suggestive sono le “kalimere” (canti augurali in lingua albanese, che rievocano la passione e la morte di Cristo) e la cerimonia che si svolge all’alba della Domenica di Pasqua (E Diellja e Pashkëvet), che rappresenta l’entrata nel Tempio del Cristo trionfante. Il Martedì di Pasqua viene intrecciata la “vallja’ (danza o ridda cadenzata albanese) eseguita con canti corali da giovani e meno giovani che rievocano le vittorie di Giorgio Castriota Scanderbeg contro i turchi. La “vallja”, guidata da due porta-bandiere (flamurarët) nei punti estremi della fila, compie fantasiose evoluzioni e con improvvisi spostamenti avvolgenti imprigiona qualcuno che assiste al suo passaggio, meglio se lëtir (lo straniero non albanese), e la sua liberazione si ottiene dopo aver offerto il proprio riscatto. È consuetudine nei primi tre giorni di Maggio, accendere nei vari rioni dei falò (kaminet) e per l’occasione vengono intonati vjershë (canti tradizionali Arbëreshë) spontanei. La Madonna del Rosario e San Biagio sono i patroni del paese con messa celebrata secondo il rito greco-bizantino.

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Le Vallje sono balli tipici popolari albanesi che si svolgono il martedí dopo Pasqua, formata da uomini e donne vestiti in costume tradizionale arbëresh, che tenendosi a catena per mezzo di fazzoletti e guidati all’estremità da due giovani, si snodano ballando per le caratteristiche vie del paese, per poi arrivare nella Piazza centrale. Qui si celebrano le vittorie del condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg, attraverso danze che evocano battaglie e canti in lingua albanese. Le ragazze di Civita e altri gruppi provenienti dai paesi Arbëresh di tutta l’Arbëria calabrese indossano i vestiti di gala in seta, impreziositi con galloni e preziosi ricami d’oro.

I Kaminezit e Maj sono grandi falò che si preparono in diversi punti del paese nei primi tre giorni di maggio. Si brucia il lentisco e si intonano motti scherzosi e satirici creati al momento. Alla festa partecipano tutti i cittadini cantando e ballando intorno al fuoco, e non disdegnando del buon pane casareccio di Civita accompagnato dalla soppressata e annaffiato da dosi abbondandi di vino rosato del Pollino.

Cucina

La gastronomia di Civita è originale e dal carattere forte, poiché presenta piatti della tradizione Albanese (Arbëreshë), influenzati dalla vivace cucina calabrese.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Foto web

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