Una foto racconta…

Queste simpatiche ragazzine con la loro maestra le abbiamo già incontrate. Questa foto però contiene in più due particolari interessanti.

Il primo è la targa che indica la sede dell’Ufficio di Collocamento. Adesso questo ufficio non esiste più.

Con la fine della dittatura fascista l’Italia cercò di darsi una struttura democratica. Uno dei settori più delicati era (ed è) il mercato del lavoro. Nel 1949, con un’apposita legge, venne affidata al Ministero del lavoro ed ai suoi uffici periferici il compito di gestire la materia.

“Il datore di lavoro, che intendeva assumere del personale, doveva presentare una “Richiesta di avviamento al lavoro”, nella quale andavano inseriti soltanto dati relativi al numero dei lavoratori richiesti e la qualifica che dovevano possedere. Era la cosiddetta chiamata numerica. L’Ufficio di Collocamento disponeva l’avviamento del lavoratore. La nominatività era richiesta solo in caso di elevata professionalità o per i familiari del datore di lavoro. Il lavoratore mensilmente provvedeva ad annotare su apposito tessera, il C1, conosciuto anche come Tesserino rosa, lo stato di disoccupazione, al fine di non perdere il posto nelle graduatoria”.

Lo scopo di questa legge era quello di garantire a tutti i cittadini il diritto al lavoro. Anche a chi aveva un corpo gracile o era portatore di malformazioni.
“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, o no?

Oggi questa tutela non esiste più. I governi di centrosinistra prima (quando era ministro Treu, nel governo Prodi) ed il governo Berlusconi poi (approvando la famosa Legge Biagi nel 2003) hanno tolto al Ministero del lavoro la competenza sulla materia (abolendo gli Uffici di Collocamento). Sono comparse così le Agenzie per il Lavoro (private) ed i Centri per l’Impiego (pubblici).

Risultato?

I giovani sono condannati ad essere precari a vita e non riescono a costruirsi nessun progetto a lungo termine. Perché, oltre ad abolire alcune garanzie al momento dell’assunzione, sono stati smantellati anche alcuni diritti riguardanti i Contratti di Lavoro.

 

Il secondo particolare è quella gallina, che se ne torna a casa, dopo che si è fatta un giro in cerca di cibo. Questo elemento marginale è in realtà indicativo di una certa epoca e di una certa cultura.

Nella società contadina, che era caratterizzata dalla penuria di tutto, gli animali domestici avevano un’importanza fondamentale. Soprattutto  maiali e  galline. Garantivano una certa disponibilità di cibo.

Il pollaio, a volte, era in un angolo della casa. Ancora oggi alcune vecchie abitazioni, ormai abbandonate, conservano vicino alla porta d’ingresso, una piccola apertura, che serviva alle galline per entrare ed uscire.

Per evitare che l’uovo andasse perso, le donne sapevano controllare se le bestiole dovevano farlo in giornata. In questo caso le tenevano sotto un cesto con un panno.

 

Quante cose si possono apprendere da una foto!

 

Per i nomi delle ragazze chiedo il vostro aiuto.

 

 

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