Un giorno l’onda…

ORSOMARSO – Scorcio con l’orologio, il Palazzo baronale e la Turricedda


Un giorno l’onda chiese al mare: “Mi vuoi bene?”.

Ed il mare le rispose: “Il mio bene è così forte che ogni volta che t’ allontani verso la terra io ti tiro indietro per riprenderti tra le mie braccia. Senza di te la mia vita sarebbe insignificante. Sarei un mare piatto, senza emozioni. Tu sei il profumo della mia vita”.

L’onda fu felice tra le braccia del mare.
Ma, per dare quel senso di precarietà alle cose, per renderle preziose, faceva finta continuamente di volare via, di allontanarsi. Ed ogni volta, con le sue braccia grandi, il mare la riprendeva, per riportarla a sé.

Raccontano che una notte la luna illuminava il mondo. L’onda bianca, lentamente, in un ballo infinito, scivolava via, tra un prendersi e un lasciarsi, col mare che stendeva le braccia per poi ritirarle, facendo finta a volte di non poterlo fare, perché l’onda potesse assaporare anch’essa quella precarietà che rende le cose preziose.

L’onda ed il mare sono ancora lì, nel gioco infinito delle emozioni. E fanno finta che sarà l’ultima volta che l’onda partirà verso la terra, per non tornare più, ma alla fine è più forte su tutto il bisogno di riprendersi. Nel sogno di un bene senza fine.

Dal web

ORSOMARSO – Scorcio con l’orologio, il Palazzo baronale e la Turricedda; anni ’70.

Foto: Lino Fazio

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