SANTA LUCIA

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Un incidente portò via a mio padre un occhio. Era ragazzo e ne soffrì molto. Gli piaceva leggere e buttare lo sguardo sulle cose del mondo. Gli fu impedito. Questo lo fece sentire, per tutta la vita, come un uccello che ha perso le ali.

Gli anni e le fatiche fecero calare la nebbia anche sull’altro. I suoi frequenti pellegrinaggi presso gli oculisti servivano a dare vigore alla speranza. Gli occhiali anneriti gli spegnevano il furore del sole e cercavano di rendergli sopportabili le ore del giorno.

Era devoto di Santa Lucia. La sua mano l’avrebbe tenuto lontano dall’abisso della cecità.

La paura, che la luce del giorno si spegnesse per sempre, l’ha accompagnato per tutto il tempo che gli fu dato di vivere. Anche per questo mi è dolce il suo ricordo.

Fu “fistiro” di Santa Lucia per moltissimi anni. Era solito scrivere agli orsomarsesi all’estero per chiedere delle offerte. Dopo la festa una foto della processione era il suo biglietto di ringraziamento.

A casa mia c’era un archivio straordinario. Raccontava, attraverso l’evento religioso, mezzo secolo di storia di Orsomarso. Con gli anni amici e conoscenti ne hanno portato via i pezzi.

Ora restano solo i ricordi.

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