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IL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

Il Parco Nazionale del Pollino, compreso tra Calabria e Basilicata, con i suoi 192.565 ettari rappresenta la più grande aree protetta d’Italia, comprendendo al suo interno paesaggi e ambienti molto diversificati l’uno dall’altro.

Serretta della Porticella

E’ ormai lunghissima la storia dell’istituzione di questa area protetta. Numerose sono state le definizioni attribuite a questo parco, assolutamente sintomatiche delle dinamiche in atto: “parco di carta, parco – accademia, parco – fantasma, parco – telenovela, parco di Penelope, parco filosofale”. Già nell’ormai lontano 1958 veniva presentato alla Camera un “Progetto di Legge per la valorizzazione del Pollino” e l’area del Pollino da allora fu sempre inclusa tra gli ambienti italiani da tutelare.

Il Pollino è stato teatro di scontro di numerose battaglie ambientaliste e di altrettanto numerosi tentativi speculativi. 

Nel 1968 il neonato WWF presentò la “Proposta di un parco nazionale calabro – lucano del Pollino”. In contemporanea il Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione del Golfo di Policastro presentava il progetto “Pollinea”, che prevedeva stazioni sciistiche e strade in quota.

Nel 1970 la società OTE del gruppo EFIM – INSUD, dopo aver acquistato alcune migliaia di ettari proprio nel cuore del parco, presentava un progetto faraonico che immaginava l’intero massiccio del Pollino come unica grande città delle nevi. Nello stesso anno il CNR incaricava un’equipe di illustri naturalisti (Giacomini, Tassi, Pratesi) per l’elaborazione di un “Piano di assetto naturalistico territoriale del Parco Nazionale Calabro Lucano del Pollino”. Il progetto del CNR, oltre ad articolare il territorio in differenti ambiti di tutela e protezione, dimostrava, con una puntuale analisi costi – benefici, come la conservazione della natura, in una prospettiva di lungo periodo, fosse più redditizia dei progetti speculativi presentati. Questo studio rappresenta il primo esempio in assoluto di indagine volta a dimostrare che un parco può rappresentare un’occasione di sviluppo per le popolazioni locali, e non un vincolo (si pensi che un analogo studio fu elaborato per il Parco d’Abruzzo solo nel 1990 da parte di Nomisma).

La Regione Basilicata nel 1973 pubblica un Libro bianco tentando un compromesso tra le due ipotesi contrapposte. Conseguente fu la proposta della stessa Regione Basilicata alla Regione Calabria per l’elaborazione congiunta di un “Progetto speciale per la valorizzazione del Pollino”. 

L’iniziativa non ebbe alcun seguito, è ciò indusse la Regione Basilicata a muoversi in maniera indipendente, perseguendo l’ipotesi di istituire un Parco Regionale: nel 1977 la Regione bandisce un concorso di idee per la creazione di un parco naturale nel versante lucano del Pollino. Il gruppo vincitore nel luglio 1981 presentò alla Regione il PROGETTO POLLINO, sei volumi in cui sono sintetizzate le analisi e le proposte per il parco. Nel dicembre 1985 viene approvato il solo Piano Territoriale di Coordinamento.

Il Parco Regionale del Pollino (versante lucano), vede la luce con legge regionale n.3/1986, ma non ci sono mai stati le condizioni per avviare un pur minima attività di gestione.

L’istituzione del Parco Nazionale avviene, in maniera abbastanza anomala, attraverso l’art.18 della legge finanziaria del 1988. Due anni dopo, nel 1990, con un Decreto Ministeriale, si fissano la perimetrazione provvisoria, comprendendo anche il versante calabrese, e le misure di salvaguardia.

Il Parco diviene realtà solo nel 1993, con l’istituzione dell’Ente Parco e poi nel 1994 con la costituzione degli organi deputati alla sua gestione.

In questi ultimi anni numerosi sono stati i progetti messi in campo con la finalità di tutelare la biodiversità presente nell’area del Parco, salvaguardare il patrimonio naturalistico ed ambientale e permettere forme di sviluppo durevole e sostenibile del territorio a vantaggio delle popolazioni residenti e di quanti volessero conoscere tale eccezionale patrimonio.

Tra i progetti più significativi avviati negli ultimi anni finalizzati alla conservazione della biodiversità animale e vegetale si ricordano: un progetto triennale per determinare presenza e consistenza della popolazione di lupo; un progetto sul capriolo di Orsomarso; un progetto sui rapaci, mirato tra l’altro alla reintroduzione dell’avvoltoio grifone; un progetto sulla lontra; un progetto per la conservazione del pino loricato; due progetti LIFE cofinanziati dall’Unione Europea, uno sulla tutela della biodiversità animale e un altro finalizzato a rendere compatibile la presenza del lupo con le tradizionali attività antropiche. Molto articolato il programma di educazione ambientale con lo scopo di far crescere la consapevolezza delle popolazioni locali e dei turisti, in particolare delle giovani generazioni. Capillare la distribuzione nei numerosi comuni del Parco di nuovi centri visita, centri servizi, case parco, eco – ostelli, centri di educazione ambientale, punti informativi e strutture museali, con l’obiettivo di inserire profondamente il parco e le sue strutture nel territorio e al tempo stesso consentire una fruizione turistica corretta e compatibile.

Fonte:  http://www.terredelmediterraneo.org/itinerari/orsomarso.htm

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