LA CALABRIA ha bisogno di intellettuali eretici  

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“E’ possibile, secondo te, indicare i tratti distintivi di una intellettualità calabrese — semmai esista — e a quali obblighi istituzionali, sociali e civili dovrebbe rispondere?”,

chiede Pasquale Falco a L. M. Lombardi Satriani.

La risposta fa riflettere.

Una intellettualità calabrese totalmente sganciata dai suoi condizionamenti sociali, dalla sua origine, dalle sue mete sociali, e quindi dal diverso grado di connivenza, implicazione o estraneità con la logica del dominio, di cui a volta gli intellettuali costituiscono i commessi, altre volte invece si pongono in posizione di estraneità o addirittura di contrapposizione, credo che difficilmente possa essere delineata e individuata.

Dovremmo costruire con pazienza questa sociologia degli intellettuali calabresi, utilizzando anche una serie di indicazioni, a questo riguardo, estremamente pertinenti di Granisci.

La copertina del libro

 

Non credo che possano essere unificati in una stessa categoria l’intellettuale piccolo-borghese che nega la propria origine nello sforzo di promozione sociale, e diventa appunto funzionario di regione o funzionario RAI o in ogni caso veicolo di ideologia già dominante (che danneggia anche il proprio stato sociale, ma egli non se  ne rende conto, teso in questo sforzo di promozione sociale), gli intellettuali che restano più o meno fedeli a una estrazione popolare e gli intellettuali di origini aristocratiche che hanno diverso itinerario.

Quindi manterrei una netta differenziazione, non meccanica, perché il discorso non è solo di nascita, di estrazione sociale, diventa anche di scelta, di operazioni concrete. Date queste considerazioni, i tratti distintivi di una intellettualità calabrese sono difficili, forse impossibili da definire.

Fare una sorta di tipologia delle differenze e tentare di costruire delle grosse classi per avvicinarci al problema, credo che sia possibile solo sulla base di tutto questo e sulla base della individuazione delle responsabilità storiche precise.

Si potrebbe incominciare a delineare un insieme di compiti richiesti a queste figure; ma per alcune figure, la cui funzione noi scoprissimo esiziale, perché mera cinghia di trasmissione e di dominio, l’unico compito auspicabile sarebbe quello che si neghino a tale funzione.

Agli altri che hanno impetuosità e generosità di progetto, ma sono carenti sul piano di una strumentazione specifica, si potrebbe chiedere una maggiore professionalità, ad altri il tentativo sempre più esplicito di contrapporsi come intellettuali eretici.

C’è una cifra che utilizzerei molto per gli intellettuali: l’eresia.

L’eresia è sempre paradossale e svolge una funzione oppositiva; come ho già accennato, a mio avviso, un intellettuale dovrebbe sempre essere all’opposizione. Nel senso che un intellettuale non dovrebbe mai essere omogeneo al potere,  perché rischia di sclerotizzarsi e di contribuire a una istituzionalizzazione dei movimenti innovativi. Il movimento, nel momento in cui diventa istituzione, crea degli anticorpi, i quali creano nuovamente un ulteriore movimento e così via.

Da questo punto di vista, certe analisi di Francesco Alberoni sono particolarmente indicative.

 

 

Da “INTERVISTA SULLA CALABRIA” L. M. Lombardi Satriani, a cura di Pasquale Falco,  Periferia

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