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L’Olio Italiano è per il 90% made in sud. Scoperto dall’Università della Calabria un metodo scientifico per tutelarlo

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Nell’anno orribile per l’olio italiano, con un crollo produttivo già accertato del 35% ma destinato probabilmente ad attestarsi oltre il 40%, ciascun italiano si dovrà accontentare di circa tre bottiglie a testa di vero olio extravergine di qualità e di queste 2 e mezzo sono made in sud”. Lo afferma David Granieri, presidente di Unaprol-Consorzio olivicolo italiano “Consideriamo – spiega Granieri – una previsione di produzione per questa campagna di 300.000 tonnellate, dati che andranno sicuramente rivisti e ritoccati al ribasso; il consumo pro capite, calcolato su 60.000.000 di italiani, sarà di 5kg di olio di oliva in generale, pari a circa 5,45 litri di olio. Considerando una produzione di extra vergine sul totale pari al 65%, quest’anno ogni italiano potrà contare solo su 3,25 litri di vero extra vergine italiano. In una campagna dalla produzione media normale il consumo pro capite (2013) risulta di 10,8 kg, cioè 11 litri di olio in generale, pari a circa 7 litri di extravergine”. Più che olio italiano sarebbe opportuno parlare d’olio extravergine d’Oliva del sud Italia visto che le percentuali confermano la leadership del Mezzogiorno in questo campo. Nonostante secondo le stime l’Olio extra vergine di oliva toscano è tra i più apprezzati in Italia e nel mondo, insieme all’olio ligure, umbro e quello delle colline del Garda la maggior parte di queste bottiglie contiene olio pugliese, calabro e campano. Secondo i dati forniti dall’Agea e relativi ai registri di carico e scarico dell’olio del Sian, l’Italia conta tra produttori e confezionatori, 6373 operatori di cui 5716 frantoi e 657 aziende che imbottigliano. Analizzando meglio i numeri si riscontra una storia dell’extra vergine diversa da quella scritta sulle etichette.
Basta leggere anche velocemente le tabelle principali del rapporto per rendersi conto che «Il 90% dell’olio di produzione italiana (400 mila tonnellate nei primi nove mesi dell’anno) viene dalle regioni del sud, soprattutto Puglia, Calabria, Sicilia e Campania che raggiungono da sole il 70% – sintetizza Alberto Grimelli, agronomo e tecnico olivicolo-oleario-. Mentre Lombardia, Liguria, Toscana e Umbria insieme arrivano al 6,5% della produzione. Se però si considerano le percentuali relative alla vendita di olio confezionato i valori si invertono. La Toscana produce il 5% dell’olio italiano ma ne imbottiglia il 36%, l’Umbria arriva all’1% ma ne imbottiglia quasi il 20, mentre la Puglia al contrario ne produce il 50% e ne imbottiglia solo il 10%. Il paradosso si raggiunge in Lombardia dove la produzione ha dei valori ridicoli mentre l’imbottigliamento arriva al 10%.
“Per questo – afferma Granieri – in occasione del Natale inviterei gli italiani a scambiarsi come regalo il vero olio extra vergine di oliva tracciato made in Italy”. L’extravergine di qualità dei produttori certificati – spiega Unaprol all’ANSA – si trova sugli scaffali a un prezzo intorno i 9-10 euro/litro, per una crescita del 40% sullo scorso anno, prediligendo oli del sud che hanno un processo produttivo a chilometro zero e con maggiori proprietà organolettiche. Per evitare le truffe Unaprol propone ai consumatori uno strumento di consultazione via internet: www.portfoil.com. Si tratta di un motore di ricerca del luogo di produzione dei migliori extra vergine di oliva italiani. Ma il sud non è solo il maggiore produttore ma anche una fucina di idee per tutelare l’Olio. Difatti parte dalla Calabria una rivoluzionaria ricerca che riesce a garantire la tracciabilità del prodotto senza tener conto delle etichette. Difatti, arriva dall’Università della Calabria la prima risposta scientifica al duro colpo inferto al “Made in Italy” dalle 15 tavole illustrate con cui a fine gennaio il New York Times ha spiegato agli americani come tanto di quell’olio extravergine di oliva orgoglio tricolore sia in realtà risultato di vergognose e scorrette sofisticazioni. Olio spacciato per italiano e invece importato da Spagna, Grecia, Tunisia, Marocco, per essere manipolato, miscelato, reimbottigliato e immesso sul mercato in modo fraudolento.
Ebbene, i ricercatori Giuseppina De Luca e Loredana Maiuolo, assieme al direttore del dipartimento di Chimica dell’ateneo di Arcavacata, Giovanni Sindona, hanno perfezionato una tecnica già in uso, basata sulla metolodogia della risonanza magnetica, che consente ora di stabilire, con precisione assoluta, la freschezza dell’olio d’oliva, oltre a tracciarne l’origine senza ombra di dubbio. Il brevetto, già autorizzato dall’Università, si annuncia come una novità assoluta nel panorama delle attività e delle iniziative finalizzate ad assicurare la migliore qualità di prodotti, come appunto l’olio d’oliva, che hanno un larghissimo uso quotidiano. “L’unità di ricerca dell’Università della Calabria – è scritto in un comunicato – aveva già da tempo pubblicato su riviste internazionali un criterio per tracciare l’origine del prodotto basata sulla identificazione e dosaggio di quei microelementi presenti nell’olio che lo riconducono alla terra dove è coltivato. Ciò significa che è possibile, adesso, fornire un servizio a quei produttori onesti che, al di là di ogni dubbio, e non facendo riferimento ad aleatorie prove organolettiche, vogliono sia certificata in maniera scientificamente valida l’origine del loro prodotto”.

Nota per le sue applicazioni nella diagnostica medica, la risonanza magnetica si è rivelata uno strumento fondamentale di indagine a livello molecolare. Il brevetto in questione, in particolare, interpreta in maniera efficace e puntuale un disciplinare relativo all’alta qualità dell’olio extra vergine d’oliva, contenuto nel decreto ministeriale del novembre 2012. Disposizione che definisce l’indice di invecchiamento di un olio in funzione del rapporto 1,2-/1,3-gliceridi, che può variare da un minimo del 70%, per oli prodotti nel periodo novembre-marzo, al 50% per quelli prodotti nel periodo agosto-ottobre.
L’Università della Calabria considera i risultati ottenuti dai suoi ricercatori la più puntuale risposta al clamore e all’indignazione suscitata negli Usa dal servizio del New York Times, ma lancia un chiaro monito a tutti quei produttori disonesti la cui attività ha danneggiato uno degli asset fondamentali delle nostre esportazioni.
“Non poteva esserci migliore risposta – spiga infatti la nota dell’Unical – alle vignette pubblicate il 25 gennaio scorso da Nicholas Blechman sul New York Times, a corredo dell’articolo intitolato Extra Virgin Suicide, cioè l’adulterazione dell’olio extravergine italiano, che hanno fortemente danneggiato l’immagine dell’olio d’oliva italiano a livello mondiale. Ma un significativo segnale è auspicabile venga dato anche alla realtà italiana, che vede nei supermercati la vendita di oli extravergini, inseriti nelle catene di distribuzione da grandi aziende, a meno di 3 euro al chilo”.

Fonte: http://social.i-sud.it/_P2952-lolio-italiano-%C3%A8-per-il-90-made-in-sud-scoperto-dalluniversit%C3%A0-della-calabria-un-metodo-scientifico-per-tutelarlo

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