CURIOSITA’ -Viaggio nell’onomastica della provincia di Cosenza

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La città e la provincia di Cosenza si differenziano sostanzialmente, nell’onomastica personale e soprattutto cognominale, dagli altri due capoluoghi della Calabria, Catanzaro e Reggio, e dalle loro provincie.

Questa mancanza di unità dipende sia da ragioni geografiche, come la lontananza e la difficoltà di comunicazioni tra le provincie, sia dalle diverse tradizioni storico-culturali e linguistiche.

Questa situazione si ripete all’interno della provincia stessa di Cosenza, anch’essa priva di una sostanziale unità onomastica; le cause, qui più evidenti, sono l’estrema ampiezza del territorio provinciale, che dal Tirreno raggiunge lo Ionio e il golfo di Taranto attraverso la Sila (dalla Sila Greca alla Sila Grande e Piccola); l’alto numero di comuni e la separazione anche geofisica tra le diverse zone; la conseguente differenziazione storico-culturale e linguistica.

Così, per i cognomi, Cosenza si distacca da Catanzaro e ancora più da Reggio di Calabria: nei casi in cui vi sia concordanza, come per Russo, Bruno, Gallo, Greco, Caruso o De Luca, De Rosa tra quelli di più alto rango, questa concordanza non è specifica, calabrese, ma generica, estesa a tutta l’Italia meridionale.

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Le discordanze sono invece specifiche: il peso dell’onomastica neogreca, rilevante nel Reggino e in misura minore nel Catanzarese, con i cognomi del tipo Laganà, Fati, Tripodi, Calabrò, Mistico, Calia, è insignificante nel Cosentino, dove questi cognomi sono rarissimi e riflettono spesso fenomeni di immigrazione interna.

E neppure l’onomastica personale è compatta.

Un esempio solo di differenziazione. Patrona di Cosenza è la Madonna del Pilerio, estensione del culto spagnolo per la Virgen o Nuestra Seῆora del Pilar (dal pilastro, in spagnolo pilar e in calabrese pileri, della Cattedrale di Saragozza dove la Madonna apparve a San Giacomo Maggiore): il culto patronale si riflette a Cosenza nel numero ancora alto dei nomi Pilerio e Pileria. Questi nomi, invece, non esistono ormai più a Paola, dove pure la Madonna del Pilerio è compatrona con San Francesco di Paola.

Fra i numerosi comuni della provincia di Cosenza, rivestono un certo interesse sotto l’aspetto onomastico Amantea, Guardia Piemontese, Longobardi e Papasidero, sul versante tirrenico, e, sull’opposto versante ionico, Rossano.

Amantea è ora un medio centro, che deriva il suo nome da quello della vicina fiumara Amantea: risale a un’antica fondazione dei Bruzii, popolazione del gruppo italico, chiamata con il nome di oscura interpretazione Clampetia.

Nell’alto Medioevo Amantea fu occupata dai Saraceni, tra il 735 circa e l’884, che la costituirono in emirato e ne fecero centro delle loro imprese corsare. Questa presenza non ha lasciato alcuna traccia onomastica, se non forse il lontano e indiretto riflesso dei cognomi Africano e Turco, cioè “saraceno”, ancora abbastanza frequenti.

A nord-est di Amantea, nella zona montana della Catena Costiera, è situato il piccolo centro di Longobardi, che deve il suo nome al fatto che è un originario insediamento di Longobardi del Ducato longobardo di Benevento, che dominò dal VI all’VIII secolo in quella zona. Anche qui ci si potrebbe aspettare qualche traccia di onomastica nominale longobardica, ma non sussistono che due nomi, e per di più molto rari, di chiara impronta germanica, Clotilde e Ilde, che però apparterranno quasi certamente a modelli germanici più recenti, di tradizione francone-francese o tedesca.

Molto più a nord è Guardia Piemontese, nome che indizia lo stanziamento di un gruppo di “Piemontesi”. E “Piemontesi” è in questo caso il nome generico dato a una piccola comunità di Valdesi che nel XVI secolo si rifugiò qui, in una zona più sicura, da Bobbio Pellice, portando con sé la loro parlata franco-provenzale e le lingue di culto e di cultura, provenzale e francese. Ora, mentre nelle Valli Valdesi del Piemonte la persistenza dell’onomastica francese, provenzale e franco-provenzale, è rilevante, qui, in questa piccola colonia isolata, dove pur si è continuato a parlare il franco-provenzale fino a tempi recenti, non ne sussiste traccia. Ma una memoria del culto valdese permane nei due nomi di lontana tradizione Davide e Sara, che come altri nomi dell’Antico Testamento venivano riadottati dalle Chiese protestanti e riformate in sostituzione polemica dei nomi cattolici.

Papasidero

Ancora a nord-est, sempre in zona montana, è il piccolo centro di Papasidero fondato nell’alto Medioevo da una comunità religiosa, ortodossa, di basiliani, e denominato con il nome bizantino di un loro patriarca, o del capo stesso, Papasìdero, formato con il bizantino papàs “padre” e “prete, patriarca”, e (I)sìdoro che riflette l’accentazione greca del nome Isìdoros (“dono della dea Iside”), che nella tradizione latina è accentato Isidòro. Ma un riflesso delle lontane origini bizantine esiste ancora nella presenza di nomi, tipicamente bizantini e ortodossi, come Alessio e Nicodemo, Filomena e Leontina.

Sul versante ionico, sulle prime pendici della Sila Greca, sorge l’antico centro di Rossano, che ebbe eccezionale rilievo politico, economico e culturale in età bizantina (ne è testimonianza il preziosissimo codice miniato del VI secolo con i Vangeli di Marco e Matteo chiamato, per le pergamene purpuree su cui è redatto, Codex purpureus, conservato nel Museo Diocesano).

Il fatto più singolare nell’onomastica personale di Rossano è la sopravvivenza e l’alta frequenza del nome femminile Archiropita (con la variante Acheropita), riflesso della devozione per la patrona Maria Santissima Achiropita, una Madonna di cui si conserva nella Cattedrale un’immagine affrescata «dipinta per intervento diretto divino» e non da mani umane.

Il nome greco-bizantino originario, ἀχειροποίητα, composto da a- privativo “senza”, da chéir “mano” e poiéin “fare”, significa infatti “fatta, dipinta senza (intervento di) mano (umana)”.

Di Emidio De Felice

Fonte: TUTTOCITTA’ – COSENZA E PROVINCIA

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