Settimana Santa

 

venerdì-santo-i.p.1

Sapete,  la memoria è bislacca. Trattiene scampoli del tempo lontano e fatica ad arrabattarsi nel quotidiano.

Della Settimana Santa del tempo dei contadini custodisce  tanto nei suoi anfratti.

Carrozze (raganelle),  palme,  lavuro (grano germogliato in una scodella),  sabburco,  Fratelli,  prediche di don Cosma, Via Crucis, Pasqua…  E poi i volti, uomini e donne, ognuno col “suo” calvario di fatiche, privazioni,  speranze,  mescolati a quelle liturgie come in un rito di passaggio verso altro: liberazione dalla miseria e dagli affanni, desiderio di un mondo più umano.

I riti della Settimana Santa sono intensi, fino alle lacrime. Perché?

Forse perché questo momento della vita del Cristo raccoglie e racconta, a modo suo, gli eterni problemi dell’uomo: la vita e la morte, il dolore e la gioia, la violenza e la compassione, la paura e il coraggio, il tradimento e l’amicizia, la sconfitta e la vittoria, l’intreccio madre – figlio, ecc. ecc. ecc.

L’unico assente è il padre: quello putativo è nella penombra e l’Eterno Padre è impenetrabile e silenzioso”. (Eloì, Eloì, lama sabactàni?, – Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?)

Questi pensieri mi accompagnano mentre cerco fotografie di quel tempo, che vi dicano più di quanto io possa farfugliare.

Tagged ,

Lascia un commento se ti è piaciuto l'articolo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivi

Categorie