IL LATO OSCURO – – Ci sono cose che ci prendono impreparati. Inaspettatamente ci fanno star male.

 

 

A volte neanche si vedono tanto passano inosservati, eppure lasciano dietro di sé una sottile scia di insofferenza, di inquietudine, di disagio e disorientamento che in modo subdolo si insinua nel nostro sentire. A volte il turbamento non tocca nemmeno la soglia della coscienza e viene banalmente catalogato come stanchezza, ansia, bruciore, stress. Dare un nome al malessere dà sicurezza perchè viene riconosciuto, circoscritto e accettato e perchè, si sa, è di passaggio.

Succede quando meno te l’aspetti, quando le tue difese non sono attive, quando ti imbatti in qualcosa, un colore, un panorama, un’immagine che evoca un ricordo sepolto in fondo al cuore dal tempo che passa, quando incontri una persona che maldestramente dice una parola di troppo o di troppo poco, quando senti un odore o una musica che fanno riemergere ricordi lontani legati a sofferenze mai risolte, a ferite mai rimarginate, a cicatrici che portano per sempre con sé il segno del dolore.

Siamo forti, siamo strutturati per resistere e andare avanti. Ma non siamo macchine. Siamo umani. Le nostre esperienze, i nostri pensieri, le sconfitte, le paure, i fallimenti segnano nel profondo la nostra psiche e il nostro corpo. Pensare che il tempo possa cancellare le lacerazioni subite è un errore e una grande superficialità. I segni resteranno per sempre a evidenziare il nostro valoroso incedere nei sentieri della vita, saranno la testimonianza delle nostre battaglie, delle nostre fatiche e delle nostre conquiste. Sono alleati preziosi perchè ci parlano di noi, ci svelano anche ciò che ci ostiniamo a non vedere e non capire. E poi ci rendono unici e non replicabili.

 

 

Questi momenti che tutti abbiamo conosciuto ci fanno reagire nei modi più svariati, spesso i più facili.

Qualcuno scaccia il malessere riempiendo la mente con qualcos’altro…una telefonata, un film, un libro. C’è chi apre il frigorifero o beve o fuma…compensazioni. Altri prendono la bicicletta e pedalano fino allo sfinimento o indossano la tuta e le scarpe da ginnastica e corrono finchè le gambe reggono e il cuore sembra scoppiare nel petto … dove sta un’emozione, non ne sta un’altra.

Qualcuno va a dormire, o piange senza sapere perchè, o prende un Lexotan che tanto male non fa ….

Pochi si fermano. Restano in silenzio. Cercano di capire. Accolgono senza paura ciò che vuol essere ascoltato, ciò che ci chiede aiuto, che ci vuol mostrare dove l’anima inciampa.

Nessun momento di inquietudine dovrebbe mai essere ignorato o peggio soppresso. Il nostro meraviglioso corpo è una macchina straordinaria e precisa. Possiede un dispositivo, una sorta di campanello d’allarme che ci segnala le perturbazioni.

sw

Proviamo a dargli credito la prossima volta che suonerà, concediamoci degli spazi per noi, solo per noi, un angolo per il nostro cuore, per la nostra anima e la nostra guarigione. E facciamoci delle semplici domande andando a ritroso, come se ci giungessero da una voce esterna, non condizionata e oggettiva: quando ho cominciato a sentirmi così? con chi ero? di che cosa stavo parlando? che cosa c’era intorno a me? Proviamo a indagare, senza rabbia, con curiosità e apertura mentale. Lasciamo che siano le immagini che ci arrivano spontaneamente dalla saggezza del nostro inconscio a mostrarci ciò che il filtro della nostra mente ci ha tenuto nascosto. E a suggerirci la strada.  Forse all’inizio faremo un po’ di fatica ma con l’allenamento troveremo facilmente delle risposte. Ecco, da lì potremo ripartire cercando di guardare senza paura i nostri punti deboli. E capiremo molte cose di noi, anche senza andare in analisi. Buon cammino!

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Fonte:  http://www.lundici.it/2014/03/sto-male-ma-non-so-perche-istruzioni-…/

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