Milano, un calabrese ed un biglietto da mille lire

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«Un giorno di qualche anno fa vidi a Milano un tranviere rifiutarsi di accettare un foglio da mille tesogli da un poveraccio perché la banconota era troppo lisa, come rosa dal lupus, il lupus del bisogno, dell’angoscia di chi, non avendo che quella, sa di doversene presto staccare.

Non c’era da sbagliare. L’accento dell’uomo che protestava contro il bigliettaio mi disse che si trattava di un conterraneo, immigrato per ragioni di lavoro. Doveva essere a Milano da pochissimo, forse veniva dalla stazione, dove, all’uscita, l’incontro con i grattacieli gli aveva dato come una vertigine, come una pazza voglia di lasciar tutto e ritornare a casa, e quello smarrimento glielo si leggeva nel viso, scuro di tinta ma pallido e tirato, come se una subbia¹ gli lavorasse dentro.

Il tranviere aveva la sua parte di ragione perché la moneta dei paesi depressi riflette lo squallore della mano che la stringe. Quel foglio da mille aveva la febbre a quaranta e il tranviere ambrosiano, roseo, ben pasciuto, aveva come paura di prenderlo, di infettarsi, accettandolo.

Intervenni io pagando la corsa al conterraneo, non solo, ma, tratto un biglietto da mille in buono stato, feci per offrirglielo. L’uomo non lo accettò, ringraziò un po’ sorpreso, ma non lo volle. Poco dopo in piazza Cordusio scese, e, prima di lasciare la vettura, mi sorrise come a un amico.

Rimasto solo col tranviere questi, invitandomi a pentirmi della gentilezza che avevo usato al coolie² calabrese, mi disse:

“L’era on teron”.

Gli risposi con uno sguardo che rimpiangeva di non aver la potenza del basilisco, ma lasciai cader la cosa. Poi andai a casa e mi chiesi che cosa ci fosse alle spalle di quel bracciante calabrese perché quello sciocco tranviere potesse giustificare la sua difesa, se non il suo disprezzo.

Mi misi a guardare alle spalle del terrone, e dalle lontananze si son precisate le presenze della Calabria immortale.

Fonte “CALABRIA GRANDE E AMARA” di Leonida Rèpaci.

Leonida Rèpaci (Palmi, 5 aprile 1898 – Marina di Pietrasanta, 19 luglio 1985) è stato uno scrittore, saggista, poeta, drammaturgo e pittore italiano. Fratello dell’avvocato e politico Francesco Rèpaci, e zio di Antonino Rèpaci magistrato e scrittore, nel 1929, insieme a Carlo Salsa e Alberto Colantuoni, fondò il Premio Viareggio, del quale è stato presidente fino alla morte. (Wikipedia)

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*NOTE

Lupus¹

Il lupus eritematoso sistemico (LES, o semplicemente lupus) è una malattia cronica di natura autoimmune, che può colpire diversi organi e tessuti del corpo. (Wikipedia)

Subbia²

La subbia è un particolare tipo di scalpello appuntito per la lavorazione del marmo o della pietra in generale. (Wikipedia)

Il Coolieᵌ

(termine di origine inglese dall’hindi — Kuli, casta dell’India) è un lavoratore indiano o cinese, in Estremo Oriente.

Nelle città indiane vivono molti lavoratori emigrati provenienti dai villaggi periferici e più poveri e sono questi lavoratori, ovvero contadini sposati, a costituire la spina dorsale del boom operaio dell’India urbana.

I “coolie” asiatici della fine del 1880 e dell’inizio del Novecento venivano utilizzati negli USA, in Australia, in Nuova Zelanda e nella Indie occidentali, come operai sfruttati nei lavori più umili e pesanti che gli occidentali non volevano fare. Lavoravano molte ore al giorno e venivano pagati poco e di rado, spesso trattati in modo ingiusto. (Wikipdia)

 

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