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STORIE – – Sara se ne andrà. Presto. “Me ne vado”, dice, davanti ad un caffè e non aggiunge altro.

 

sara

E non l’ha mai detto, neanche durante quei discorsi che iniziano per caso (ma non troppo) ad una cena tra amici, quando si finisce per parlare di politica o di qualcosa di simile. In questa fase storica dove partire per non tornare è un’intenzione di molti, lei lo dice e sappiamo che non resterà solo un’intenzione. C’è il sole a Milano e qualche grado di troppo, “Me ne vado”, dice, davanti ad un caffè e non aggiunge altro.

Andare via dal Paese in cui sei nato è qualcosa di più di un cambiamento, è dire non sono più a casa. Perché se sei a casa: metti la tuta, togli le scarpe, leggi un libro, lavori al computer, prepari una cena, fai l’amore, sogni con un film, dedichi tempo a tenerla pulita ed ordinata, compri degli oggetti che la rendano parte di te, un posto dove tornare, un posto che dia calore.

Se al contrario un Paese non è più casa, vuol dire che non ci sono più i tuoi profumi, le ore di caldo passate a riposare, un nido da costruire, un lavoro con cui crescere professionalmente e umanamente, un Paese che non è casa a volte ti fa sentire in colpa, impreparato.

Lasciare il proprio Paese, vuol dire non volere più “partecipare”, che vuol dire allo stesso tempo “fare parte” e “prendere parte”, cioè dare e ricevere. Se non appartieni più alla tua casa devi andare, per cercarne un’altra. Un paese d’origine che non ti fa sentire al sicuro è un Paese ingiusto; un Paese senza “calore sociale”. Il calore sociale, quel sentirsi comunità, quel sentimento che i membri di una collettività provano sentendosi rilevanti all’interno di un gruppo, è quel senso di fiducia condivisa che i bisogni e gli obiettivi saranno soddisfatti e raggiunti grazie ai legami esistenti.

L’impegno reciproco assunto dagli individui con lo scopo di alimentare e realizzare i valori e gli obiettivi comuni rende una nazione qualcosa di più di un luogo fisico identificato dai suoi confini,lo rende un luogo della mente e simbolico, un intreccio essenziale per la nascita dell’identità e specificità individuali.

Il calore sociale è quello che si crea quando un soggetto entrando in contatto con gli altri porterà con sé il proprio “bagaglio sociale”. Lo scambio di conoscenze, di esperienze e di informazioni renderanno realizzabili degli obiettivi altrimenti non perseguibili limitatamente a livello individuale. Credo che esista la necessità di riscoprirci attori sociali che tengano conto degli altri, delle norme e dei rapporti esistenti all’interno della struttura in cui ci muoviamo e che lo si faccia in prospettiva di medio – lungo periodo.

Ecco, penso a Sara, a come a volte ci si senta un po’ abbandonati, tanto da pensare che si possa andare via senza che il contesto in cui si vive senta di aver perso. Ed “andare o restare” sono alternative indifferenti, anzi andare sembra la soluzione migliore. In questo qualcuno vede delle possibilità e ce ne sono sicuramente, ma …

Io voglio vedere uno scenario diverso. Quello in cui Sara si senta di nuovo parte di qualcosa, di un cambiamento, di un progetto, che qualcuno creda ed investa in lei, che si senta ancora a casa, perché se sei a casa magari fai un viaggio ma poi torni, sai che torni, ed è quello il bello.

Fonte: http://www.lundici.it/

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