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“IL TEMPO RITROVATO” Lungo il sentiero dell’antica Torre dell’Orologio di Divina Lappano

ORSOMARSO - Torre dell'orologio e Palazzo Baronale

ORSOMARSO – Torre dell’orologio e Palazzo Baronale

 

Sono Divina Lappano e sono figlia di Elia Dora Desiderata Ziccarelli e Giovanni Lappano. Mia madre nacque ad Orsomarso il 27 Settembre del 1929. I suoi genitori erano Luigi Ziccarelli e Vienna Ferrante. Dopo una serie di viaggi in Brasile e Venezuela, la sua famiglia si trasferì definitivamente a Cosenza intorno agli anni ’50.

Personalmente ebbi modo di visitare Orsomarso, per la prima volta, solo negli anni ’80 e ne rimasi tanto colpita da rimpiangere “il tempo perduto”. Ricordo, però, che il paesino era nel cuore di mia madre e mio padre avrebbe tanto voluto acquistare una casa per trascorrervi le vacanze estive. Tuttavia, il corso della vita ci portò lontano da quei sogni e potei recarmi ad Orsomarso non più di tre o quattro volte nel corso della mia esistenza.

Quello che segue è il resoconto della suggestione potente che le brevi visite, il racconto dei ricordi di mia madre e dei suoi fratelli, uniti alle memorie dell’adorato Nonno Luigi, seppero lasciare, come traccia profonda della nostra storia familiare e delle mie radici.

Lo scritto così generosamente accolto in questo Blog è già edito dalla Rivista Culturale Quadrimestrale  “CONFLUENZE” –  Anno III n.2 Maggio/Agosto 2015 – e colgo l’occasione per ringraziare la Comet Editor Press per la gentile concessione a questa nuova pubblicazione. Ringrazio infinitamente il Signor Cosma per l’emozione potente che ha generato l’impatto casuale con Orsomarso Blues, per l’impegno così amorevole, attraverso cui tiene viva le memorie e l’amore per questa terra meravigliosa e i suoi abitanti, vicini e lontani, ma, ancor più, lo ringrazio per aver valutato il mio articolo degno di apparire tra le pagine, che custodisce con palpitante affettività in questo scrigno prezioso. Da quando ho scoperto l’esistenza di questo “Luogo dell’Anima” mi sento meno sola nella ricerca di “presenza”, nella ricerca della mia storia familiare, di cui, purtroppo, mia madre non potrà più parlarmi, ma che continuerò a visitare nel suo ricordo perenne.

Un affettuoso saluto a voi tutti.

Divina Lappano


ORSOMARSO - Santa Cruce e u Crivo ri l'Armilungo

ORSOMARSO – Santa Cruce e u Crivo ri l’Armilungo

 

 “IL TEMPO RITROVATO”

Lungo il sentiero dell’antica Torre dell’Orologio

 

 

Ripercorrere alcuni territori è come tornare a casa, alle radici, alle origini. Orsomarso è la terra dei miei affetti, il luogo a cui sento di appartenere pur non avendovi mai vissuto. Chiudo gli occhi e ritorno ai ricordi d’infanzia per incontrare ancora la bambina con le trecce nere e le gote rosse, condotta per mano dalla sua mamma, nata in questa perla di Calabria incastonata nel Parco Nazionale del Pollino.

Un’antica località Ursius Martius, il cui borgo, prese il nome da uno dei comandanti della fortezza sorta per la difesa delle abbazie di Monaci Basiliani, durante le lotte fra Goti e Bizantini. Ursumarzu è la terra dei miei avi materni e ha dato i natali a mia madre, la bimba dai boccoli d’oro che, su sollecitazione di suo padre, orafo, aveva il compito di risalire il dorso su cui troneggia la Torre dell’Orologio, per restituire il tempo agli abitanti del paesino, isolato tra i monti e ancora oggi silenzioso, invisibile alla storia.

Questi luoghi della memoria genica sono custodi, in una natura incontaminata, dei graffiti dell’uomo paleolitico, degli eremitaggi di S. Nilo, delle cascate argentine, della selva che parla di viaggi sciamanici, dell’infanzia di Elia Dora (dal greco ‘sole’ e ‘dono’), la mia amata mamma, tanto attesa dai suoi genitori da essere battezzata con il terzo nome di Desiderata (di cui andava fiera, unica figlia femmina superstite alle malattie neonatali del tempo). La immagino piccola e ridente percorrere queste viuzze in salita e in discesa, con la manina stretta a quella rassicurante di mia nonna, che amava vestirla con abiti ricamati a mano e adornare i suoi riccioli biondi con nastri.

Elia Ziccarelli, mamma di Divina Lappano

 

Mentre percorro le stradine e visito i vicoli, antiche fragranze, profumi e sapori riaffiorano alla memoria. Da bimba avrei tanto voluto trascorrere le vacanze in quello che immaginavo simile al regno dei misteri. Rammento con vibrante emozione lo scroscio dell’acqua fresca e pura del fiume Argentino, le rapide che preludono all’incontro con le cascate e, poi, solenne U crivo ri l’Armilungo (la rupe dell’anima lunga) il cui nome mi faceva rabbrividire, mentre pensavo al rientro vespertino di solitari viandanti accolti dallo spirito del titano. I passi conducono verso il mitico Ponte di Ferro, zona di confine che apriva l’accesso al mondo popolato delle coste litorali. La campagna di Scorpari e l’isola della Campanara, dove mio nonno, il mio grande eroe, rimase isolato per tre giorni, come Robinson Crusoe durante la piena del fiume Lao. Le cerimonie religiose per la festa di Sant’Anna e i mercatini delle cianfrusaglie su cui sovrasta la suggestiva Grotta con la Madonna in preghiera, vigile custode degli abitanti, che dalla Via Giuseppe Ziccarelli (fratello di mia madre, valoroso ufficiale della Seconda Guerra, decorato per una prode azione bellica in cui trovò la morte) passeggiano verso Piazza Municipio, ove svetta superbo il promontorio con la Torre dell’Orologio. La processione della Madonna di Mircure verso il Calvario, dalla cui altura si domina l’intero paese. Poco più in là, la vecchia centrale elettrica e la teleferica, la segheria e il mulino ad acqua costruito dai monaci, inondato dall’effluvio intenso della resina del Pino Loricato, presente lungo le impervie pendici.

Ora tutto è avvolto in un’aura di fiaba e fa palpitare il cuore al ricordo di essenze genuine, di una vita impreziosita da piccoli gesti quotidiani in cui si specchiano usanze e costumi, forse in disuso. L’alone fiabesco contorna il ricordo dei racconti di mia madre, che narrava dei suoi giorni di bimba a me, tutta raggomitolata sotto le coperte e desiderosa di ascoltare le sue storie. Ella con il suo sorriso radioso mi carezzava i capelli e con la sua dolce voce mi donava l’emozione di un viaggio, quello della sua infanzia, simile a un sentiero intriso di poesia e mestizia insieme, per via dei gravi lutti che avevano costellato la sua infanzia. Percorro la via familiare, che mi conduce alla Torre dell’Orologio, da dove potrò contemplare il panorama e seguire la scia delle rimembranze.

La memoria affonda le sue radici prima nella fanciullezza della mia mamma. La immagino intenta a raggiungere l’antica Torre. Le vecchie case, adagiate sulle pendici della montagna, sembravano spettatrici delle visioni fantastiche e delle avventure della piccola Elia Dora. Sorrido al pensiero delle fole innocenti, delle tante volte che tornava a casa con le caviglie dolenti, incapaci di percorrere strade di ciottoli riottosi.

Mi sembra quasi di udire la sua vocina trasportata sulle ali del vento. La sento accanto a me, seppur invisibile, mi sfiora delicatamente, per accarezzarmi il volto. La sua voce argentina di bimba aleggia e si fonde alla mia di bambina, alle prese della meraviglia e dello stupore suscitati dalle scoperte del gioco. Ho l’impressione di poter contemplare la luce dei suoi occhi estasiati dal volo delle rondini e dall’azzurro del cielo attraversato da nuvole soffici e candide, capaci di assumere le fogge più disparate. I suoi boccoli dorati erano lievemente scossi dalla lieve brezza, che spirava al calar del sole; le sue manine intrecciavano piccole ghirlande di fiorellini, che spuntavano qua e là; le sue filastrocche allietavano le vecchine sedute presso gli usci delle case. Pare di rivivere l’atmosfera suggestiva e remota evocata dai versi de Il sabato del villaggio leopardiano e ripenso alle foto ingiallite dal tempo, che custodisco in un scrigno ligneo, dipinto a mano e acquistato proprio qui, a Orsomarso, da mia madre in un pomeriggio d’estate. Quelle vecchie fotografie sono un tuffo perenne in un passato amato e sempre vivo nel cuore: il volto di persone care e scorci del paese vi sono impressi a ricordo di momenti e luoghi assurti a memoria storica delle mie radici.

Una, in particolare, mi è cara: è quella in cui sullo sfondo di uno scorcio del paese, immerso nella bellezza naturale del verde dei pini e della roccia, svetta la Torre dell’Orologio e più in basso si scorge il volto di una bimba dall’espressione dolce e pensosa, Elia Dora, la mia amata mamma. Sospiro, sorrido, riprendo il mio cammino: prima che il sole tramonti e il cielo si vesta del buio trapunto di stelle simili a granelli dorati, desidero continuare il mio percorso destinato a recuperare il filo dei ricordi e a far librare in aria, come fosse un aquilone, l’animo pervaso da commozione segreta… Mi sovviene il fascino segreto di certe grotte, come quella delle Ninfe, unito all’essenza primordiale racchiusa nei boschi circostanti, e mi riprometto di organizzare qualche escursione in questi luoghi intrisi di mistero e di quel vago senso di primitivo e remoto. Visiterò le chiese lungo le tracce dell’ideale pellegrinaggio di mia madre, animata dalla sua fede semplice e genuina. Ritornerò in questo caro paesino, che posso definire culla materna, e raggiungerò, ogni volta, la sommità su cui sorge la Torre, per ritrovare e riabbracciare quella bimba, a cui il mio amore imperituro ha affidato il compito di restituire il tempo agli abitanti del paese per sempre…

Divina Lappano

 

 

 

Devo  stima e  gratitudine alla signora Divina Lappano.

Le sue parole mi confortano.

ORSOMARSO  BLUES è un piccolo blog. Non ha grandi pretese. Cerca di condividere emozioni, pensieri; e lo fa come servizio alla comunità.

La segreta speranza è quella di contribuire a capire quello che ci circonda, per non cadere vittime dei soliti maneggi dei potenti.

Mi piace leggere questo testo di Divina, come un gesto d’amore verso sua madre, verso i suoi ricordi, verso Orsomarso e le sue radici.

Gliene sono grato

 

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5 thoughts on ““IL TEMPO RITROVATO” Lungo il sentiero dell’antica Torre dell’Orologio di Divina Lappano

  1. Divina Lappano

    Sono commossa e lusingata… e le parole tardano a trovare espressione.
    Vedere la foto di mia madre inserita nell’articolo ripara un mio torto, dovuto ad una forma di pudore caratteriale, di cui mi ero pentita troppo tardi rispetto ai tempi della pubblicazione originaria. Qui, e forse non a caso, il volto di mia madre trova una nuova casa.
    Grazie di cuore, Cosma, la gratitudine è mia ed è infinita…
    Divina

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    • Divina Lappano

      Grazie a te, cara Maria, per aver camminato insieme a me lungo i sentieri di Orsomarso e della mia vita.

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  2. Lucia Santelli

    Bellissimo questo articolo cara Divina, stamattina leggendolo mi ha fatto pensare a quante Elia Dora Desiderata nate a Orsomarso sono sparse per il mondo. Penso alla nostalgia e magari anche alla malinconia che le ha accompagnate per la loro vita, lontane (non per loro scelta) dalla terra natia. Oggi penso alle Elia della Siria, della Libia…che fuggono senza sapere se potranno più tornare al loro Orsomarso. Grazie Dlvina e grazie a Orsomarso Blues per questa condivisione! Lucia

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    • Divina Lappano

      Grazie infinite, cara Lucia, per aver apprezzato il mio viaggio nella memoria. Il tuo commento mi conduce ora per i sentieri del mondo. L’esperienza del singolo, vissuta e condivisa in modo autentico, diventa afflato universale in cui riconoscersi ed esplorare nuove storie, quelle che appartengono all’umanità. Sono lieta che tutto questo sia accaduto “magicamente” pensando a mia madre, al tempo proustiano… e, proprio seguendo la scia della rimembranza, mi soffermo a riflettere sull’intuizione magistrale di Marcel Proust, secondo cui che il vero viaggio di scoperta non consiste nell’esplorare nuovi terre ma nell’osservare con nuovi occhi.
      Ora Orsomarso, la mia storia e quella di mia madre, grazie anche alle tue parole, hanno assunto una dimensione nuova, universale… Guarderò la stessa terra con occhi nuovi. Grazie a te e ad Orsomarso Blues per questo immenso dono.

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