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Renzi non sta cambiando l’Italia: la sta rottamando.

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La ragione è semplice: non la ama. Ovviamente afferma il contrario; però ogni sua azione e buona parte dei suoi discorsi mostrano con chiarezza che ciò che davvero ama è un’astrazione, un progetto: volto non semplicemente a correggere recenti involuzioni bensì a stravolgere radicate abitudini, a cancellare antiche caratteristiche da lui avvertite come vizi, debolezze che ci impedirebbero di competere con altri paesi – di essere dei “vincenti”. La grande vitalità e bellezza dell’Italia reale, quella che continua a esistere sotto la corruzione, gli scandali e il gossip e la rende un luogo unico al mondo, in cui malgrado tutto è piacevole abitare, Renzi non la vede, non la capisce.
Non gli piacciono la Costituzione, la magistratura, il Senato, le province, il corpo forestale, il sistema sanitario, la scuola e gli insegnanti, l’università e i professori, i sindacati e i lavoratori, le poste, il settore pubblico in generale, e neppure i negozi a conduzione familiare e le piccole imprese; non gli piace ciò che pensa che all’estero si pensi di noi. In realtà non gli piacciono gli italiani e non ha alcuna fiducia in loro, come non ce l’aveva Mussolini, che era molto più intelligente di lui ma altrettanto supponente: anche Renzi non ha alcuna intenzione di permettere ai suoi sudditi di crescere seguendo le loro inclinazioni e realizzando le loro potenzialità, diverse da quelle di altri popoli. No. Come Mussolini, Renzi sa quello che gli italiani sono e vogliono meglio degli italiani stessi; come Mussolini, Renzi non intende migliorare l’Italia: intende rifarla. A sua immagine e somiglianza, o comunque secondo l’idea che lui, non gli italiani, ha in mente.
Fateci caso: ogni volta che vuole riformare qualcosa propone un modello straniero a cui occorrerebbe adeguarsi. È questa la tragedia che potrebbe rendere il renzismo, nel lungo termine, più deleterio del fascismo: che Renzi è un provinciale che gioca con il fuoco della globalizzazione senza averne compreso il significato. A lui basta fare impressione sul suo circolo di conoscenze, spacciando per innovazione ciò che sta scopiazzando all’estero in maniera superficiale, ignaro delle implicazioni e delle conseguenze delle trasformazioni che propone.
L’Italia ha ancora molto da dare al mondo; anzi, la crisi del modello neocapitalistico anglosassone aprirà spazi a diversi modelli sociali, economici, esistenziali. Anche al nostro modello. Ma solo se sarà sopravvissuto alla presunzione e al provincialismo globalista di Matteo Renzi e all’ignavia o rassegnazione di questa generazione di italiani.

Francesco Erspamer

 Newton (Massachusetts) ·

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