GOVERNO, STANZIATI PER UN ISTITUTO DI MILANO PIÚ SOLDI CHE PER L’INTERO SUD: DA “PRIMA IL NORD” A “SOLO AL NORD”.

Pino Aprile

 

Otto regioni del Sud valgono meno della metà di un solo istituto di ricerca della sola Milano, per il “sinistro” governo più nemico del Mezzogiorno, nella storia dell’Italia repubblicana.

Questo è il topolino partorito dalla montagna del Masterplan della coppia Renzi-Delrio (più figuranti al seguito). In cifre, per quattro anni, ci sarà uno sconto del credito d’imposta, per le imprese meridionali, compreso fra il 10 e il 20 per cento, secondo l’entità del loro fatturato. Il tutto, per circa 600 milioni di Euro e spiccioli; ovvero, 150 milioni milioni all’anno.È appena il caso di ricordare che il vero capo della sezione segreta del Ku Klux Klan in Italia, Matteo Renzi (un odio così sfrenato per il Sud dovrà pur avere una ragione), ha appena inondato Milano di un altro fiume di denaro, per una istituenda succursale dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova (la patacca creata da Tremonti con i soldi nostri e che, a parità di spesa, dimostrano gli specialisti del Roars, ogni 100 mila euro, vale meno della metà, come produzione scientifica, del Politecnico di Bari; lo stesso Politecnico risultato migliore di quello di Milano, quando sono state corrette le classifiche “amatoriali” del ministero dell’Istruzione, gestione disgraziatamente Maria Grazia Carrozza, persino peggiore della Gelmini, che da ministro si è gratificata scoprendo che la sua università, il Sant’Anna di Pisa, era la migliore d’Italia; peccato che non fosse vero, ha accertato l’implacabile Roars dei ricercatori italiani, quando i calcoli sono stati rifatti).

Per tornare a bomba, anzi, al Bomba (come chiamano Renzi a Firenze: significa Fanfarone) e al malloppo: a Milano andranno 150 milioni all’anno, per dieci anni, per il solo botteghino di ricerca dislocato lì da Genova, giusto per mettere qualcosa nell’immondezzaio pagato ai privati dieci volte il suo valore e su cui è stata fatta l’Expo, senza nemmeno bonificare il terreno delle sostanze inquinanti e tossiche di cui era disseminato (in un secolo di Expo, mai la rassegna era stata fatta su un’area non demaniale). Fosse successo a Napoli o a Palermo, i giornaloni “nazionali” starebbero ancora parlando di mafia. È vero che a Milano questo pericolo non c’è, però, si poteva evitare, no?.

A Milano, 150 milioni all’anno, per dieci anni: 1,5 miliardi; dopo che gliene sono stati mollati altri 15, di miliardi, per quella Expo di cui non sono riusciti nemmeno a completare i capannoni, ma che-è-stata-un-successo, ma un tale successo, che si vergognano dei numeri veri di affluenza dei visitatori (però c’erano le file; pure allo sportello dell’anagrafe; normalmente, non è un bel segno); e adesso ci tocca pure ripianare il baratro del deficit del “grande-successo”: dopo successi del genere, le aziende sono obbligate a portare i libri in tribunale, di solito.

Ecco, non bastando quei 15, adesso altri 1,5 miliardi. E vedrete che non è finita, perché, se fosse eletto sindaco di Milano l’uomo del successo dell’Expo, Giuseppe Sala, ho paura che avremo altri successi da ripianare e nuovi afflussi di danaro pubblico in un’unica ‘cassa’, divenuta una sorta di idrovora.

Riassumo e smetto: a Milano (dopo il troppo e in attesa del tanto ancora), 150 milioni all’anno per dieci anni; a Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, 150 milioni (non ciascuno: diviso 8) per quattro anni. Come dice la Costituzione, articolo 3? Patapatà, patapatà… “sono uguali”… lasciamo perdere, va’. Come dire che a Milano, 150, la gallina canta; al Sud, 150, la gallina schianta. Ed è quello che vogliono.

Consoliamoci con l’ultima, irresistibile battuta, del disgraziatamente per noi ministro Sgraziano Delrio, che ha appena assicurato che si darà da fare per garantire la “mobilità” (insomma: i treni) al Sud. Nelle foto, mentre lo dice, appare a capo chino. Perché gli scappava da ridere.

Ah, se il Sud avesse anche un solo parlamentare; un solo rappresentante nel governo, almeno una nostra voce si farebbe sentire. Perché non li eleggono anche a Sud i parlamentari? E non mi dite che lo si fa e che ci stanno. Non può essere vero. Ci fossero, uno che fosse uno qualcosa avrebbe detto.

Come sarebbe a dire «lo hanno detto»? Mi è scappata questa! E cosa hanno detto?
Ah…: «Sì, padrone!».

Di Pino Aprile

Fonte: pagina facebook di Briganti

Foto RETE

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