Questo paese non è per i bambini: il disastro degli asili nido, rette da capogiro e posti indisponibili

ASILI

Le rette per asili nido e mense scolastiche continuano ad aumentare. E continua la cronica carenza di servizi per l’infanzia: solo 13 bambini su cento frequentano un asilo nido comunale e convenzionato, e l’offerta di posti negli asili nido delle diverse città è molto diversa, con punte minime nel Sud (a Catanzaro si copre appena l’1,5% della popolazione di riferimento, i bimbi fino a tre anni) e dati migliori al Centro Nord. In totale la scuola dell’infanzia incide per il 9,2% sul budget di una famiglia tipo di lavoratori dipendenti. Ma i costi sono in rialzo.

Nell’anno 2015-2016 mamme e papà pagheranno in media 329 euro al mese, 3290 euro l’anno, per le rette di asili nido e mense scolastiche nelle scuole materne ed elementari, con un aumento del 3,1% rispetto all’anno 2012/2013. I dati vengono da un’analisi fatta dal Servizio Politiche territoriali della Uil sui costi della scuola per l’infanzia nei 21 capoluoghi di regione per l’anno 2015/2016. Nel dettaglio, emerge che le rette degli asili nido costano in media 252 euro al mese, pari al 7% del reddito familiare e in aumento del 2,4% rispetto all’anno 2012-2013. Per la sola mensa scolastica nella scuola materna o elementare si pagano in media 77 euro al mese, pari al 2,1% del reddito familiare, con un aumento del 5,5% rispetto a tre anni fa.
Il dato principale che emerge più di altri dallo studio è legato però all’offerta di posti, o meglio alla mancata copertura dei servizi per l’infanzia: nelle città campione della ricerca solo il 13% dei bambini fino a tre anni frequenta un asilo nido comunale o convenzionato. Nelle città capoluogo di regione gli asili nido pubblici o convenzionati sono 717 per 43 mila posti su una popolazione di bambini 0/3 anni di oltre 334 mila.
Spiega la Uil: “Riguardo all’offerta di posti negli asili nido, nonostante negli ultimi anni via sia stato nel Sud del Paese un investimento aggiuntivo rappresentato dai fondi strutturali europei, permangono, molto ampie, le differenze territoriali: tutte le città capoluogo ubicate nel Sud Italia si trovano in coda alla classifica per quanto riguarda il rapporto tra posti disponibili negli asili nido e la popolazione di riferimento”. Basti pensare che a Catanzaro c’è un solo asilo con 45 posti che copre appena l’1,5% della popolazione di riferimento, Palermo soddisfa il 3,7% del fabbisogno, Bari copre il 3,9% della popolazione di riferimento e Napoli si ferma al 4,3% dei bambini 0-3 anni. Al contrario, Trento risponde al 28,1% della popolazione, Bologna copre il 24,9% del fabbisogno, Milano il 21,4% della popolazione di riferimento. Roma copre appena il 13,1% della popolazione, con poco più di 13 mila posti nido per 100 mila bambini.
Se si guarda ai costi, dall’elaborazione spicca il dato di Torino dove frequentare le scuole dell’infanzia, tra asili nido e mensa scolastica nelle materne o elementari, costa mediamente 480 euro mensili, in aumento del 6% rispetto al 2012-2013; a Firenze costa 427 euro, in aumento del 3,6%; ad Aosta 473 euro, a Trieste 417 euro. Rette più basse ci sono invece a Catanzaro, dove frequentare la scuola dell’infanzia costa in media 155 euro mensili, in aumento del 19,2% rispetto al 2012/2013; a Roma, dove si pagano in media 210 euro al mese ma in aumento del 19,3% rispetto a tre anni fa; a Cagliari si pagano 224 euro, a Bari 228 euro.
Frequentare un asilo nido ad Aosta costa in media 393 euro al mese; a Firenze 353 euro; a Torino 352 euro; a Trieste 348 euro; a Bolzano 340 euro. Mentre a Catanzaro frequentare l’asilo nido costa mediamente 100 euro mensili; a Cagliari 154 euro; a Roma 160 euro; a Campobasso 165 euro; a Bari 178 euro. Diversi anche i prezzi delle mense scolastiche nelle scuole materne ed elementari: si va dai 128 euro mensili di Torino ai 100 euro di Palermo e ai 98 euro di Bologna, mentre rette più basse si segnalano a Roma, Bari e Perugia dove in media si spendono 50 euro al mese, a Napoli 60 euro e a Milano 61 euro.
Il problema è che gli aumenti pesano sul budget delle famiglie e la carenza dei servizi ha ripercussioni sul lavoro e soprattutto sulla vita e sull’occupazione delle donne. “L’alto costo delle rette, così come gli aumenti apportati negli ultimi anni, sono solo in parte giustificati dai tagli ai trasferimenti degli Enti locali e si ripercuotono in maniera piuttosto pesante sulla tenuta del potere d’acquisto dei salari – spiega la Uil – Infatti, seppur contenuti, gli aumenti degli ultimi tre anni equivalgono a 100 euro l’anno in più per le famiglie (60 euro per gli asili e 40 euro per le mense scolastiche). Senza considerare che la non sufficiente diffusione della rete dei servizi per l’infanzia, soprattutto nel Mezzogiorno, ha delle pesanti ripercussioni dirette e indirette anche sull’occupazione in generale e, in particolare, di quella femminile”.
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da Help Consumatori su CONTROLACRISI

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