Orsomarso fu ricca di chiese, eremi e conventi che sorgevano in ogni angolo del centro abitato e del suo vasto territorio…

Chiesa del SS. Salvatore

Chiesa del SS. Salvatore

Questo articolo è del 1975. Lo pubblico perchè contiene notizie utili.

Parla del degrado delle due principali chiese di Orsomarso.

 

Venne poi il restauro, ma vennero anche i furti. Molte opere marmoree andarono perse: un ferita nella carne viva del nostro paese. Qualcuno ha sul groppone responsabilità e colpe.

 

Orsomarso fu ricca di chiese, eremi e conventi che sorgevano in ogni angolo del centro abitato e del suo vasto territorio, il quale praticamente va dalla piana del Lao, in vista del mar Tirreno, ai pianori di Scòrpari e di Campotenese, in prossimità del Pollino.

Dell’insigne colonia monastica del Mercurion esistono solo vaghe testimonianze, degli eremi restano solo pochi muri sbrecciati.

Sono ancora in piedi nel centro abitato, ma chiuse al culto perché pericolanti, la chiesa di S. Giovanni Battista e la parrocchiale del SS. Salvatore.

La prima chiesa di origine medievale ma ampliata nel XVII e XVIII secolo, prospetta sulla piazza del Municipio; il portone d’ingresso è preceduto da un androne con pareti e volta affrescati, chiuso con un cancello di ferro lavorato.

L’interno è a navata unica con volta a botte lunettata, il pavimento è di “cocciopesto” ben conservato, e le pareti, decorate con stucchi (paraste, capitelli, cornici); sulle stesse pareti e sulla volta sono evidenziati affreschi di buona fattura, vi sono inoltre dipinti ad olio su tela di artista locale ed altari in marmi policromi ed a stucchi colorati, opera di maestranze locali. Bellissimo è l’altare maggiore per la varietà dei marmi pregiati impiegati e per l’insieme con la balaustra e col pavimento a fiori realizzati con tesserine policromi. Anche la zona della sacrestia  è molto interessante dal lato artistico, con affreschi e varie decorazioni.

Un organo settecentesco con armadio in legno scolpito, il fonte battesimale e le acquasantiere in marmo grigio scolpito con  piedistalli ornati da decorazioni a rilievo completano questa forse troppo rapida “fotografia” in chiave artistica della chiesa di S. Giovanni Battista.

Resta da dire  che alla sommità della volta della navata, per tutta la sua lunghezza, vi è una brutta lesione, che gli affreschi necessitano tutti di urgenti restauri, che molte decorazioni sono coperte da posticci strati di pittura a calce ed a colla, che l’organo settecentesco è fuori uso e fatiscente.

s.g. battista

Chiesa di S.G. Battista

Poco distante vi è la chiesa del SS Salvatore risalente all’XI secolo, anch’essa rifatta nel ‘500 e nel ‘600, in bella posizione panoramica.

E’ ad una sola navata, con due cappelle sul lato destro coperte con volta decorata a stucchi; sui tre altari laterali, anch’essi ornati di stucchi, cornici e decorazioni, vi sono pregevoli dipinti ad olio sei-settecenteschi.

L’altare principale  è costruito con marmi pregiati a tarsie ed il tabernacolo è un vero gioiello di tecnica di scultura marmorea, come pure il paliotto marmoreo dell’altare stesso e la balaustra di marmi policromi con colonnine tornite.

Oltre ad un importante dipinto ad olio attribuito a Luca Giordano e altri dipinti di autori ignoti, nella chiesa del SS. Salvatore vi sono numerose tracce architettoniche di epoca romanica, come gli avanzi del portale, una colonna tortile di pietra arenaria con capitelli scolpiti, ed altre tracce anche nel campanile.

Tutte le opere d’arte descritte sommariamente, e soprattutto lo stesso immobile, necessitano di un intervento di restauro.

Per ammissione della stessa Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie della Calabria, le due suddette chiese orsomarsesi sono  « espressione di notevole importanza per la storia dell’arte della Calabria e del cosentino in particolare ».

Ciononostante, benché il Comune se ne stia interessando da anni, e malgrado le ammissioni ed i sopralluoghi della suddetta Soprintendenza cosentina, lo Stato italiano non riesce a reperire i fondi necessari per i restauri più urgenti, rischiando di far crollare

Miseramente anche questi due ultimi gioielli dell’arte locale.

Esclusa la possibilità di una sottoscrizione internazionale come si è dovuto fare per Venezia, esclusa anche la possibilità di vendere il tutto a qualche ricco americano che si porterebbe via le chiese, pietra su pietra, per poi ricostruirsele a casa sua, dobbiamo davvero rassegnarci  a perdere, per l’opera distruggitrice del

tempo e per quella immemore ed incurante delle autorità competenti, questi due templi così ricchi di suggestione che potrebbero costituire, oltretutto, una visita di grande interesse per i turisti?

II Ministero per, i Beni Culturali ed Ambientali è sorto anche per badare a queste cose, non solo per offrire la poltrona ad un  ministro, così come la Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie di Cosenza dovrebbe anche occuparsi con maggior vigore delle opere d’arte regionali.

GIUSEPPE CAMPILONGO

Fonte: ilGdiC del 21 agosto 1975

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