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Le aree interne in Calabria

ORSOMARSO  -  Capumulino

ORSOMARSO – Capumulino

Il territorio calabrese si caratterizza per una morfologia prevalentemente montana e collinare, con solo il 5% di pianura. Nel tempo la popolazione ha prediletto la zona costiera, attraverso una urbanizzazione disordinata e il progressivo abbandono delle aree interne e delle zone meno accessibili. Il sistema insediativo si presenta come disarticolato, alla luce del numero elevato di comuni e della bassa popolazione che li caratterizza. Su 409 comuni, 323 (79% sul totale dei comuni regionali, 5.7% del totale nazionale) hanno una popolazione non superiore a 5 mila abitanti; sono dunque piccoli comuni. In questi comuni dimora abitualmente il 33,5% dei residenti; mentre sono quasi 470 mila le persone (24% della popolazione regionale) che vivono nei 5 comuni (Reggio Calabria, Cosenza, Catanzaro, Lamezia Terme e Crotone) con più di 50 mila abitanti. I Comuni fino a 1000 abitanti sono 79 (24,5% dei piccoli comuni e il 19,3% sul totale dei comuni a livello regionale). Negli ultimi decenni, la crescita insediativa a bassa densità ha determinato un consumo eccessivo del suolo. La superficie urbanizzata è aumentata a fronte di una riduzione della popolazione, che negli ultimi 20 anni è stata di oltre 111.000 unità. Al 2011, l’incidenza percentuale media delle abitazioni occupate esclusivamente da non residenti o non occupate è pari al 32,6% corrispondente a oltre 366 mila abitazioni, il valore più alto in Italia dopo la Valle d’Aosta (46,7%). La media nazionale è del 17,2%.
La classificazione del territorio, elaborata dal Dps (Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica) per la definizione della Strategia Nazionale per le Aree Interne, evidenzia la prevalenza all’interno del territorio regionale dei comuni classificati come Aree Interne, 323 ovvero quasi l’80% del totale (contro la media nazionale del 52%), in cui risiede poco più della metà della popolazione calabrese). La tabella 2 e la figura 1 mostrano la distribuzione della numerosità dei comuni nelle sei tipologie adottate dal Dps: costituiscono “aree interne” i comuni intermedi, periferici e ultraperiferici; mentre i rimanenti comuni – poli, poli intercomunali e cintura – compongono la macro-tipologia “centri”. Nel contesto regionale, rilevante appare l’incidenza dei comuni periferici e ultraperiferici (Regione Calabria, 2015a).

Tabella 1 – Principali caratteristiche dei comuni calabresi classificati secondo la metodologia proposta dal Dps

Fonte: Regione Calabria (2015a)

Tabella 2 – Andamento demografico dei comuni calabresi classificati secondo la metodologia proposta dal Dps

Fonte: Regione Calabria (2015a)

Tabella 3 – Analisi demografica per tipologia di comuni (2011)

Fonte: Regione Calabria (2015a)

Figura 1 – La geografia dei comuni calabresi secondo la classificazione del Dps

Fonte: Regione Calabria (2015)

Tra 1981 e 2011 la popolazione calabrese si è ridotta del 5%. Per il complesso delle Aree interne, si è data una perdita di popolazione del 21% circa, in particolare nelle aree ultraperiferiche (-27,2%) e in quelle periferiche (-15%). Un incremento della popolazione si registra invece nei comuni di cintura (+9% circa) e dei poli intercomunali (+6%), mentre perdono residenti anche i poli della regione (-5,8%) (Tabella 2). Oltre che dal processo di spopolamento, le Aree interne sono caratterizzate da una popolazione sparsa sul territorio; vi prevalgono infatti piccoli comuni con meno di 5 mila abitanti (il 74% del totale), molti dei quali localizzati in aree particolarmente disagiate e di difficile accesso (aree montane del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte, le Serre Vibonesi e Catanzaresi, il Basso e l’Alto Crotonese). Queste aree registrano indici di vecchiaia (dato dal rapporto percentuale tra ultra-65enni e popolazione con meno di 15 anni) elevati: nei comuni periferici del 160% e in quelli ultraperiferici del 172%, contro una media regionale pari al 134% (nel 2001 era al 102,3%). Anche nel caso dell’indice di dipendenza – che misura il peso delle fasce demografiche “fragili” della popolazione (ovvero che si trovano nelle età non lavorative) su quelle più “forti” (nelle età lavorative) – si registra una maggiore criticità nei comuni periferici e ultraperiferici, dove l’indice si attesta intorno al 52% contro il 50% della media regionale (e il 53,1% della media nazionale) (Tabella 3). Anche i dati riguardanti i redditi imponibili per le persone fisiche mostrano una spiccata disparità tra Aree interne (nel 2010, il reddito medio è € 16.292 nei comuni ultraperiferici e di € 17.717 dei comuni intermedi) e i Poli (al 2010, il reddito medio è di € 23.153, un valore di poco inferiore a quello nazionale € 23.241) (Regione Calabria, 2015a).
Ai fini della partecipazione della Calabria alla Strategia Nazionale per le Aree Interne e dell’attuazione della Strategia Regionale per le Aree Interne, si è deciso di concentrare gli interventi negli ambiti territoriali caratterizzati da comuni classificati come “periferici” e “ultra-periferici” che mostrano un trend consolidato di spopolamento uguale e/o superiore al 10% nel corso degli ultimi 30 anni (Figura 2). Gli ambiti territoriali individuati sono: Pollino occidentale, Pollino orientale, Sila orientale, Valle dell’Oliva, Presila catanzarese, Reventino-Savuto, Serre calabresi, Versante Ionico-Serre, Aspromonte, Area grecanica. Il Reventini-Savuto è stato scelto come “area pilota” per avviare un primo esperimento regionale di applicazione della Snai.

Figura 2 – I territori di intervento per la Strategia Nazionale e Regionale per le Aree

Fonte: Regione Calabria (2015a)

 

Di

a Università della Calabria, Dipartimento di Sociologia e Scienza Politica
b Università della Calabria, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali
Fonte: http://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/45/i-migranti-nelle-aree-interne-il-caso-della-calabria
Foto: RETE

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