UN LIBRO PER AMICO – “La presenza bizantina nella Lucania e nel Meridione d’Italia – Arte, Storia e Religiosità”, di Wilma Fittipaldi

fittipaldi

 

Le strade che portano al riscatto del Sud sono tante, tutte impegnative e tutte chiedono partecipazione e responsabilità. Una passa attraverso la riappropriazione critica del nostro passato.

Per questo vi presento volentieri il libro della prof. Wilma Fittipaldi,

“La presenza  bizantina nella Lucania e nel Meridione d’Italia – Arte, Storia e Religiosità”

Zaccara Editore – Lagonegro (Pz).

Perché parla di noi, parla di un periodo non sufficientemente conosciuto, quello bizantino, che fa da sfondo alla diffusione del monachesimo italo-greco. E molti di voi già sanno, grazie al lavoro certosino del dott. Giovanni Russo, che monachesimo italo-greco vuol dire Mercurion, e cioè la pagina più bella della storia di Orsomarso (Vedere parte del cap.4 e tutto il capitolo 5).

Il corposo volume è un viaggio in cinque secoli di storia dell’Italia meridionale. Zaccara, il piccolo editore di Lagonegro, lo ha gestito con cure amorevoli, dandogli  una veste grafica molto curata.  Ricca la documentazione fotografica che è di grande aiuto per la  comprensione del testo.

Scrive la Fittipaldi nell’introduzione:

 

SCALEA - Cappella dello spedale

SCALEA – Cappella dello spedale

 

[…] Scopo primario di questo testo è ripercorrere le tappe fondamentali della presenza bizantina nel Meridione d’Italia nell’arco di tempo citato [VI-XI sec.] con particolare riferimento agli avvenimenti storici e di religiosità, alle testimonianze ed al patrimonio artistico le cui tracce più profonde sono giunte fino a noi. Ecco perché si è voluto ricercarle, osservarle, confrontarle, descriverle, collocandole nel contesto storico e cogliendo i particolari dei luoghi visitati che le custodiscono.

I Bizantini, che riferiti all’impero d’Oriente (Grecia vera e propria, Balcani, Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e quelli continentali come la Siria, la Palestina, la Mesopotamia e l’Egitto) videro nella loro civiltà l’incontro dell’ellenismo (da cui furono ereditate lìngua e cultura greca) e della tradizione politico-amministrativa romana e del Cristianesimo, ebbero come veicolo di diffusione della loro civiltà il monachesimo orientale. Quest’ultimo fu un avvenimento complesso e non unitario diffusosi anteriormente, durante e dopo il dominio d’Oriente, mediante diversi modelli di vita monastica: dall’anacoretica e lauritica alla cenobitica, nonché a forme intermedie. Non a caso il sostrato culturale bizantino fu creato da profughi tra cui molti religiosi che a partire dal IV-V secolo raggiunsero le nostre coste dalla Siria e dall’Egitto (entrambi sotto il dominio bizantino) per sfuggire alla persecuzione araba in quei luoghi, portando con loro tradizioni figurative, ideologiche e culturali ben radicate ed opere di cui rimane qualche rara e preziosa testimonianza.

LAINO - Chiesa di san Teodoro

LAINO – Chiesa di san Teodoro

Dei cinque secoli di sovranità dell’Impero d’Oriente presi in esame nel testo vengono distinti due periodi noti come ‘prima colonizzazione’ (di breve durata) e ‘seconda colonizzazione’ più duratura ed incisiva di tutte le vicende altomedievali che caratterizzarono le varie dominazioni del Meridione.

Alla prima suddetta fase che durò qualche decennio, complessa ed instabile per la compresenza di Bizantini, Longobardi e Arabi portati ora a fronteggiarsi, ora ad accostarsi, sono dedicati i primi due capitoli. In questa temperie storica e culturale l’esclusivo elemento che funse da trait d’umori fu l’arte: basti pensare alla Chiesa di Santa Sofia di Benevento, agli elementi essenziali dell’architettura religiosa e della pittura.

La seconda colonizzazione iniziò nel IX secolo e raggiunse l’apogeo sia con Niceforo Foca, generale di notevole abilità che con una serie di battaglie vittoriose conquistò i domini longobardi della Calabria e della Basilicata, e sia con l’imperatore Basilio I il Macedone (867-886 d.C.) che legò le regioni meridionali più saldamente all’Impero d’Oriente fino alla conquista normanna. Come già era accaduto per l’Impero e per la Sicilia (Thema dì Sìkelia, VII secolo), anche le altre regioni furono organizzate sul modello dei ‘Temi’ (themata), ovvero circoscrizioni amministrative e militari che mantennero l’Italia meridionale sotto un inalterato controllo bizantino per due secoli: Thema di Langhibardias, Thema dì Calabria e Thema dì Lucania facenti capo al Catepanato d’Italia con sede a Bari (terzo e quarto capitolo).

Abbazia di Sant'Angelo al Raparo

Abbazia di Sant’Angelo al Raparo

Intanto a partire dalI’VIII secolo si ebbero altre migrazioni di profughi tra cui monaci provenienti dall’Oriente in conseguenza dell’editto (726 d. C.) dell’imperatore Leone Isaurico, che proibiva le immagini sacre.

Seguirono migrazioni dalla Sicilia a causa degli assedi arabi del 902, e poi del 929-930. L’influenza esercitata dalle comunità monastiche soprattutto in Sicilia e in Calabria fu tale da creare non pochi proseliti. Questi ultimi, dopo aver abbandonato i propri beni, si spostarono nelle regioni limitrofe dando vita a numerosi cenobi. Tra essi scopriamo un singolare album di famiglia formato da Cristoforo, da sua moglie Cali, dai figli Saba e Macario, a cui va aggiunto San Nilo.

I monaci seppero mirabilmente fondere la dimensione contemplativa con quella attiva, operando fecondi risultati e rappresentando la linfa viva di una nuova civiltà. Non si contano i Comuni che affondano le radici storiche nella cultura monastico-bizantina, come il loro stesso nome attesta: Sant’Arsenio, paese del salernitano, nato intorno ad un edificio di culto che portava il nome dell’asceta; Papasidero, derivato da Papas Isidorus; Abbatemarco, Cersosimo da Kyr-Zosimus, nome del monaco che con altri frati si stabilì nella valle del Sarmento.

In Calabria, che fu definita ‘Nuova Tebaide’ (per l’affinità con la regione egizia culla del monachesimo ed uno dei luoghi più sacri della cristianità), numerosi insediamenti furono detti choria (villaggi di campagna), formati da poche centinaia di abitanti organizzati intorno a monasteri dove le attività culturali si espressero nello studio testi sacri e delle vite dei santi, nell’arte scrittoria e calligrafica. Ogni monastero, per quanto piccolo, aveva il suo scriptorium e almeno un amanuense.

Affreschi-della-Cappella-di-San-Filadelfo-a-Pattano

Affreschi-della-Cappella-di-San-Filadelfo-a-Pattano

Per meglio facilitare la comprensione di argomenti, spesso complessi, ho ritenuto opportuno suddividere il testo in due parti: la prima, che comprende i quattro capitoli cui si è fatto cenno, è riservata ad un iter di conoscenza necessaria e graduale delle vicende storico-culturali bizantine, propedeutica ai temi selezionati ed approfonditi nel corso del lavoro. La seconda parte, strutturata anch’essa in quattro capitoli (dal quinto all’ottavo), costituisce una rassegna dei siti di interesse storico, artistico e religioso, e delinea itinerari di scoperta in particolare del Tema di Lucania (Thema di Lucania), che pur essendo l’ultimo ad essere istituito, è l’unico le cui circoscrizioni, cosiddette eparchie del Mercurion, del Latinianon, del Lacco Nigro racchiudono tappe particolarmente significative delle varie dominazioni che hanno segnato la storia del Meridione. L’antica Lucania, corrispondente al territorio attualmente diviso tra tre regioni (quasi tutta la Basilicata, la Campania meridionale-Cilento-Vallo di Diano e la Calabria nord-occidentale), dopo la prima dominazione bizantina giustinianea scomparirà del tutto nella configurazione longobarda del Ducato di Benevento, riapparendo poi con la nuova dominazione bizantina con il nome di Thema di Lucania. Quest’ultimo ebbe come capoluogo Tursi. La particolare configurazione geografica di questa vasta area, caratterizzata da fiumi navigabili, dalla viabilità naturale e istmica, ne fece un ponte di intensi traffici tra il mondo orientale e quello occidentale, consentendo a monaci, eserciti ed imperatori di raggiungere i nostri territori.

Il viaggio indubbiamente affascinante che attraversa all’incirca sei secoli di storia ci porta in alcuni luoghi poco esplorati del Tema di Lucania, che al pari di altre regioni possiede tesori d’arte che non sfuggono al visitatore attento a cogliere i particolari. Si è delineata in tal modo la geografia dei siti che contengono connotazioni frutto di fervore religioso e di storia vissuta: in particolare, San Chirico Rapare, Scalea e Pattano di Vallo della Lucania ci consegnano le memorie più genuine ed eloquenti dell’architettura abbaziale, rispettivamente con l’abbazia di Sant’Angelo al Rapare, la cappella dello spedale e la cappella di San Filadelfo, da sempre oggetto di accurata attenzione e di particolari studi da parte di critici e cultori.

san nilo (2)

San Nilo

Inoltre, l’area geografica cilentana con Novi Velia e Laurito conserva le più cospicue documentazioni artistiche ispirate ai vangeli apocrifi.

Dal punto di vista artistico tutti gli apporti significativi prodotti dall’influsso bizantino continuarono ben oltre la fine della loro dominazione. Le impronte più visibili si colgono nell’architettura religiosa. Nella pittura in genere i caratteri bizantini furono sviluppati fino all’epoca angioina. Nel Meridione si creò una fucina irrepetibile in cui uomini di formazione, lingua e culture diverse pervennero a soluzioni tecniche, a modelli stilistici originali che a volte le maestranze locali reinterpretarono attenuandone la raffinatezza.

Ho fondamentalmente basato la preparazione di questo testo sulle fonti ed i documenti (tra cui diversi manoscritti) che ho personalmente consultato presso numerose biblioteche nazionali e regionali, tra cui la Biblioteca Statale della Badia di Cava dei Tirreni e la Biblioteca del Monumento Nazionale di Grottaferrata, archivi diocesani e di Stato e l’Archivio storico della Calabria e della Lucania. Inoltre, mi sono stati di grande aiuto gli scritti sull’argomento di diversi studiosi tra cui Bals, Bertaux, Gay, Guillou, Lenormant, Vera von Falkenhausen, che costituiscono fonti preziose, anche quando si affronta una comparazione con la documentazione locale (quest’ultima a volte riportante indicazioni discordanti).

ORSOMARSO - Eremo di san Nilo

ORSOMARSO – Eremo di san Nilo

In seguito al mio lavoro di consultazione e studio, il materiale che ho raccolto (siveda anche la bibliografia riportata) ha assunto una consistenza non prevista.

Già durante i miei anni di insegnamento scolastico ho avvertito più volte l’esigenza di trasmettere l’importanza del periodo storico in questione, di non facile comprensione e spesso trascurato, e di contribuire a far conoscere un vasto patrimonio del nostro territorio, sottraendo all’oblio tracce del passato. […]

Foto RETE

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