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ORTO SINERGICO, ORTAGGI SECONDO NATURA – (Prima parte)

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L’orto in tutti suoi aspetti e tipologie è un argomento che continua ad
incuriosirmi, in qualunque modo lo si coltivi, curato o meno, qualcosa si raccoglie sempre.
L’interesse per questo tipo di giardinaggio mi ha spinta a sperimentare nuove forme di coltivazione di ortaggi e piante aromatiche, metodi diversi dal solito orto tradizionale.
Coltivare un orto senza fatica nel totale rispetto della natura è un’esperienza possibile, una consapevolezza ecologica che deriva dalla sintonia dell’uomo con la natura.
Vivere senza distruggere” è un concetto che nasce dalla consapevolezza di conciliare i bisogni umani con quelli della natura attraverso un equilibrio tra ambiente naturale e antropizzato.

“Spaccato” di orto sinergico realizzato con materiale di recupero

L’agricoltura sinergica è una tecnica innovativa che permette di alterare il meno possibile gli equilibri naturali seguendo quattro principi di base: non lavorare il terreno, non diserbare, non concimare, non utilizzare pesticidi.

Si tratta di un concetto rivoluzionario di non azione introdotto dal giapponese Masanobu Fukuoka negli anni ’70 e adattato al nostro clima mediterraneo più arido rispetto a quello del Giappone dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip negli anni ’80.

Secondo la stessa Hazelip l’agricoltura sinergica è la forma di coltivazione più naturale tra quelle conosciute, essa lavora con le dinamiche di fertilità naturali del suolo.
Se all’interno del terreno le piante vengono coltivate ad un certa intensità, il suolo mantiene e poi migliora la sua fertilità se ricoperto con una pacciamatura fogliare ad imitazione della natura.

L’orto sinergico si basa sul principio della collaborazione tra ogni parte che lo compone per il raggiungimento di uno scopo comune perché nulla in natura va sprecato, ciò che muore concorre alla creazione di altra vita.

orto tradizionale

Nell’agricoltura tradizionale si pensava che la coltivazione di una pianta sottraesse fertilità al suolo impoverendolo, nuovi studi hanno confermato le intuizioni di Fukuoka: durante la vita di una pianta fino al 25% di energia prodotta con la fotosintesi viene disperso nel terreno sotto forma di essudati e cellule morte a loro volta nutrimento per i microrganismi che vivono nella rizosfera (zona a diretto contatto con le radici) e che permettono il movimento di nutrienti dal suolo necessari alle piante.

Semplificando:

  • la terra fa crescere le piante
  • le piante creano suolo fertile con i loro essudati radicali attraverso l’energia chimica dei loro residui organici unitamente a microrganismi, batteri,funghi e lombrichi.
Quindi piante e microrganismi interagiscono vantaggiosamente tra di loro.
orto sinergico dimostrativo “a chiocciola” con  acquatiche commestibili

A supportare i concetti di Emilia Hazelip troviamo la pubblicazione del microbiologo australiano Alan Smith il quale illustra come la pianta tragga vantaggio dalle sostanze disperse tra le radici.
Secondo gli studi di Smith, i composti persi dalle piante favoriscono una veloce proliferazione dei microrganismi che vivono nella rizosfera e un conseguente alto consumo di ossigeno che permette lo sviluppo di organismi anaerobi.
Sono questi micrositi anaerobici che mantengono in salute e vigore la pianta.

Nell’orto sinergico, per ottenere l’auto-fertilità del terreno, è necessario attenersi ai quattro principi di Fukuoka.

NON LAVORARE LA TERRA
Il suolo è naturalmente ricco di organismi, se zappato o arato perde la normale attività a causa dell’ossigenazione dovuta alla lavorazione.
Rigirando il terreno l’equilibrio tra gli essudati delle piante e l’azione chimica di microrganismi, funghi e batteri si interrompe con un conseguente squilibrio nutritivo.
Come nel sottobosco, il suolo si mantiene e si lavora da solo grazie all’azione della penetrazione radicale e al lavoro di lombrichi e microrganismi.
Per ovviare a queste carenze nell’agricoltura tradizionale si fa ricorso a fertilizzanti da cui le piante diventano dipendenti con conseguente impoverimento del terreno e maggior esposizione alle patologie.

NON COMPATTARE IL SUOLO
Nell’agricoltura sinergica il terreno non deve essere calpestato per permettere la giusta aerazione dei micro-ecosistemi presenti nel sottosuolo (per questo le aiuole sono rialzate rispetto al resto del terreno).
In natura erbe e radici penetrando in profondità nel terreno smuovendolo e facendo entrare aria.

NON CONCIMARE
La fertilizzazione avviene tramite copertura organica permanente dettapacciamatura che può essere effettuata anche con materiale di recupero come paglia, carta non tossica (o altro materiale ecocompatibile), rametti e foglie morte.
In questo modo il terreno tratterà acqua e sostanze nutritive, regolando umidità, temperatura e proliferazione di erbacce, in caso di pioggia battente il terreno mantiene la fertilità.
La fertilizzazione naturale può essere effettuata anche tramite pacciamatura viventeper mezzo di una fitta convivenza di piante perenni e stagionali a diversi stadi di crescita, erbe spontanee comprese.
Radici e foglie appassite devono essere lasciati nel terreno per mantenere l’umidità.

La pacciamatura (vivente o secca) è un modo per imitare la natura: se in un sottobosco si solleva lo strato superficiale si nota subito il colore scuro e ricco di vita del terreno sottostante.

COLTIVARE BIODIVERSITA’
In ogni aiuola che costituirà l’orto sinergico occorrerà piantare almeno tre tipi di piante: una leguminosa, che fissa nel suolo l’azoto presente nell’aria, una liliacea(aglio, cipolla, porro, ecc..) dalle capacità antibatteriche, un ortaggio appartenente ad altre famiglie.

La combinazione di diversi ortaggi arricchisce il suolo e crea biomassa, fiori e piante aromatiche abbelliscono l’orto e lo proteggono esaltandone i sapori.

.CONTINUA.

Fonte: http://giardinonaiadi.blogspot.it/2015/01/orto-sinergico-ortaggi-secondo-natura.html
Foto RETE

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