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E alla fine ti sei affacciato per vedere cadere le stelle nella notte di San Lorenzo.

ORSOMARSO  -  Turretta

ORSOMARSO – Turretta

 

Non sei andato verso Vittorella, i fagi, Vallelonga e Serra, sui monti, nei boschi con le acque, come facevi da giovane. Adesso sai che quello che cercavi puoi vederlo anche dal balcone di casa, da fermo. Guardi con intensità in alto, sali, e ancora c’è la luna e il gran carro è sempre fermo come lo vedevi da bambino. Scorgi Vega sempre innamorata e il cielo ti sembra un mantello che vola e compie magie con tante piccole luci lontane. Abbassi lo sguardo e vedi splendere i tuoi paesi vicini e lontani, con i loro lampioni che sembrano tante lanterne. Le luci hanno trasformato i paesi in tante stelle basse, scaraventate da una divinità sulla terra e ti sembra di poterli, i paesi, acciuffare con la mano. Compi la tua consueta panoramica e fai l’appello dei paesi. Sono tutti presenti, al loro posto, fedeli: dal Reventino e dal Lametino viri verso l’Angitola e il Tirreno, poi verso Maierato e Filogaso e il Castello di Vibo. Sciolto sfogli i paesi del Mesima, della Piana, e superi la punta di S. Elia e corri veloce verso lo Stretto e l’Etna. Ti sembra di dovere fare un atterraggio. La luna è andata via. Il buio è denso e le luci dei paesi sono più consistenti e spesse. Vorresti registrare anche il canto delle cicale, il rumore che arriva dalla piazza, la musica garbata del torrente e un cane che abbaia con una certa fiacchezza. Ormai è notte, puoi andare a dormire. Dormire? Da quanto tempo non dormi ormai nella notte? Hai mai davvero dormito tutta una notte?

Da bambino ti addormentavi aspettando Nofro portatore del sonno che arrivava dalla parte bassa del paese. Poi ci sono state le notti, certe notti, che volevi non finissero mai. Non so se qualcuno si è mai addormentato contando le pecore. Adesso capita di addormentarti con Sky che ripete sempre le stesse notizie e che alla fine tutto ti torna finto e pensi anche che le bruttezze del mondo si cancellino a furia di essere ripetute. Sono le cinque e mezzo. Ti alzi. La casa è silenziosa, fuori è ancora buio ma già il chiaro dell’alba che arriverà tra poco ti fa scorgere bene il campanile e i tetti e anche i paesi vicini e lontani che nella notte hanno costruito, con l’aiuto delle nuvole, dei laghetti sempre diversi. Prendi la tua macchina fotografica e guardi a Ovest verso il campanile e sopra i tetti nella direzione di Soverato. Per un istante rivedi, tu seduto su una spiaggia dello Ionio, la palla infuocata e viola che sbuca dal cielo, mentre la natura e gli uccelli si fanno silenziosi e senti battere solo il tuo cuore. Sei con qualche bottiglia in mano, con qualche donna accanto. Hai fatto un falò? E adesso pensi che i tuoi figli hanno detto che ancora non hanno fatto un falò e tu hai risposto che bisogna farlo al più presto. La mia notte di San Lorenzo finisce sul campanile della chiesa. Penso alle amiche e agli amici dei paesi dell’area grecanica, quasi vuoti e abbandonati, che oggi si sono riempiti per la processione a San Lorenzo, il paese dell’olmo e che per primo proclamò, dopo l’arrivo di Garibaldi, l’appartenenza alla nuova Italia, forse facendosi troppe illusioni. Il sole si alza alle 6.02, mi dice il cellulare, e la temperatura è di diciassette gradi, ma si suda e fa caldo come se i gradi fossero trentacinque. Sui tetti la luce arriva qualche minuto più tardi. Un cane abbaia e pochi galli cantano in lontananza. Qualche uccello vola veloce e felice dell’alba. Hai finito di scattare foto e di scrivere appunti. Sai che scrivi per non impazzire e per non morire. Non rileggerai e non correggerai nemmeno i refusi. In fondo raccontare è anche un’arte di sopravvivenza, e non devi andare per il sottile, non puoi badare ad errori, non devi sentirti sotto esame: il tuo è un gioco innocente che riesce forse bene dopo avere affrontato le verità e le ombre della notte e accolto l’alba e le luci del mattino.

 

VITO TETI

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