Religione romana, il culto degli antenati: I LARI

I Lari (dal latino lar(es), “focolare”, derivato dall’etrusco lar, “padre”) sono figure della mitologia romana che rappresentano gli spiriti protettori degli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia, della proprietà o delle attività in generale.

Agostino di Ippona nella sua opera La città di Dio, in cui cita Apuleio, riporta che sono le anime dei defunti buoni:

(LA)« Dicit quidem et animas hominum daemones esse et ex hominibus fieri lares, si boni meriti sunt; lemures, si mali, seu larvas; manes autem deos dici, si incertum est bonorum eos seu malorum esse meritorum. » (IT)« [Apuleio] afferma inoltre che anche l’anima umana è un demone e che gli uomini divengono Lari se hanno fatto del bene, fantasmi o spettri se hanno fatto del male e che sono considerati dèi Mani se è incerta la loro qualificazione. »
(Agostino di Ippona, La città di Dio IX,11[1])

 

Lares familiares

Naturalmente, i più diffusi erano i Lares familiares, che rappresentavano gli antenati. L’antenato veniva raffigurato con una statuetta, di terracotta, legno o cera, chiamata sigillum (da signum, “segno”, “effigie”, “immagine”). All’interno della domus, tali statuette venivano collocate nella nicchia di un’apposita edicola detta larario e, in particolari occasioni o ricorrenze, onorate con l’accensione di una fiammella. Ogni avvenimento importante era messo sotto la protezione dei Lari con sacrifici e offerte: per esempio il raggiungimento dell’età adulta, la partenza per un viaggio oppure il ritorno di qualcuno, il matrimonio, le nascite.

Servio scrisse che il culto dei Lari era stato indotto dall’antica tradizione di seppellire in casa i morti. Secondo la testimonianza di Plauto i Lari venivano rappresentati come cani e le loro immagini venivano conservate nei pressi della porta di casa. Una fra le più diffuse iconografie li presenta come giovinetti che indossano una corta tunica ed alti calzari, mentre versano del vino dal rhyton in coppe.[2]

Il 17 dicembre si svolgeva la festa dei Saturnali, durante la quale i parenti si scambiavano in dono i sigilla, piccole statuine raffiguranti defunti o lari. Quando la festa fu estesa fino al 23 dicembre, l’ultimo giorno, durante i quali avveniva lo scambio dei regali, assunse il nome di Sigillaria

Lararium a Pompei – I Lari ebbero anche un culto pubblico

Lares pubblici

I Lari ebbero anche un culto pubblico:

  • Lares Compitales, Lari degli incroci stradali
  • Lares Permarini, protettori della navigazione, al culto dei quali è attribuito il tempio “D” nell’area sacra di Largo di Torre Argentina a Roma)
  • Lares Praestites, di solito accompagnati da un cane (protettori dei confini della città).
  • Lares Augusti, per estensione i Lari della famiglia imperiale, in quanto protettori dell’Imperatore, erano ritenute divinità benefiche anche in tutto l’impero e perciò venerate da tutti i sudditi.

In origine i Lari erano probabilmente legati alla difesa dei confini e dei passaggi e per questo erano venerati anche come protettori dei campi e dei crocicchi. Furono identificati con i Lari anche Romolo e Remo.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Lari_(divinit%C3%A0)

 

LARI:

la mitologia romana fra le molte divinità indigene maggiori e minori che presiedevano a tutti gli eventi della vita ci presenta come genii del campi e della casa i Lari, che hanno caratteristiche comuni coi Penati. Quanto alla natura i Lari furono considerati divinità dei vici e delle vie, o custodi delle case. Il Lar familiaris, onorato presso il focolare domestico, è considerato come lo spirito del capostipite della famiglia, rappresentante la continuità di essa e perciò anche la casa degli antenati in cui la famiglia risiede. I Romani li veneravano in particolare nel culto privato insieme con altre divinità della casa come Vesta, i Penati, i Manes. Ma alcuni ritengono che in origine furono divinità protettrici dei campi e dei singoli poderi, e quindi venerati nei crocicchi delle strade campestri (compita), dove veniva innalzata una cappella, presso la quale si celebrava ogni anno una festa popolare (Compitalia, Laralia), certamente antichissima.

Lari di bronzo del I sec.

Il culto pubblico dei Lari era attribuito a Servio Tullio, e si riferiva che l’idea di esso era stata concepita dalla madre di lui Ocrisia mentre stava offrendo un sacrificio. Le tradizioni relative ai Lari, pur così varie, si accordano nell’indicarli come dèi che presiedevano all’esistenza familiare e le loro immagini erano collocate insieme con quelle dei Penati presso il focolare domestico, in un Lararium, una specie di modesto tabernacolo. Alla casa erano strettamente legati, e non l’abbandonavano anche se la famiglia ne emigrava. In loro onore il focolare veniva adornato di corone tutti i giorni; alle calende, alle none, alle idi e in altri giorni festivi si facevano offerte votive di vino, focacce, favi di miele, frutta e, talvolta, incenso e animali, un porcello, un agnello. I grandi avvenimenti della vita di famiglia offrivano l’occasione di una devozione particolare ai Lari. La sposa entrando nella casa del marito offriva un sacrificio; i giovinetti, quando indossavano la toga, dedicavano ai Lari le loro bullae, e le fanciulle le loro bambole; il soldato che aveva terminato il servizio militare le sue armi; lo schiavo liberato, le sue catene.
Non mancarono altri aspetti del culto dei Lari. Infatti oltre i crocicchi anche le vie in generale godevano della loro protezione. Si invocava la loro assistenza al momento di intraprendere un viaggio, e si rendevano loro grazie per il ritorno felicemente compiutò.
I Lari erano raffigurati come adolescenti, che tenevano in mano un corno dell’abbondanza e volteggiavano leggermente sulle punte dei piedi. I loro abiti erano corti, come si conviene a dèi agili.

Fonte: http://mitologia.dossier.net/lara.html

Foto RETE

 

Per saperne di più

 

http://www.lededizioni.com/lededizioniallegati/giacobello-larari-374.pdf

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