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Genitori contro professori: lotta continua. Perché?

 

 

Qualche giorno fa ero nella scuola del mio figlio quindicenne, seconda liceo scientifico, per parlare con un suo professore. Niente di particolare, essenzialmente questioni organizzative sull’ora alternativa alla religione. Non avevo appuntamento, quindi ero ultimo in coda (ho scoperto troppo tardi che anche se c’è l’ora di ricevimento, bisogna prendere l’appuntamento perché più di un certo numero di genitori non viene ricevuto, nel tempo a disposizione, logico ma non ci avevo pensato). Così ho avuto modo di vedere gli altri genitori e ascoltare un po’ i loro discorsi, senza intervenire.

 

Due mi hanno colpito in modo particolare. Una mamma che continuava a inveire perché la figlia era stata bocciata l’anno prima alla maturità e aveva dovuto ripetere l’anno (professori farabutti, è stata una strage, tutta colpa di quello di lettere, o di matematica, o di chissà chi ma comunque non della figlia). E una coppia che, dopo aver incontrato l’insegnante, parlava con il figlio (16-17 anni all’aspetto) e gli riferiva la solita formula del “non si impegna abbastanza, potrebbe fare di più”; la risposta del ragazzo, “dovreste dire a quella stronza di non dire stronzate”, è stata accolta con partecipe mitezza.

 

Ora quello che sto per scrivere non è bello e forse non è neppure giusto. Perché è una generalizzazione, e generalizzare è molto spesso una stupidaggine. Perché vi si trovano i riflessi della mia età ormai parecchio avanzata (60 anni nel febbraio 2012), i resti di un’educazione molto rigida, in parte ripudiata ma non dimenticata, ricevuta tanti anni fa, un disgusto sempre maggiore, in questi ultimi anni all’insegna del reality perenne, verso la beceraggine, l’incontinenza verbale e la cialtroneria.

 

Però lo scrivo lo stesso: come abbiamo fatto, in un numero di anni tutto sommato limitato, a passare da una situazione in cui i professori avevano sempre ragione, anche se non lo meritavano, a quella in cui hanno sempre torto, anche se non lo meritano?

 

Come abbiamo fatto a distruggere così il principio di autorità tipico degli educatori proprio mentre il nostro principio di autorità, per stanchezza, pigrizia, disattenzione e malintesa democrazia, diventava sempre più flebile?

 

 

 

Come e perché abbiamo permesso che un’economia impazzita, che crea ricchezza (o almeno lo ha fatto fino a poco tempo fa) ma distrugge lavoro, ci costringesse a tenerci in casa e (vogliamo dirlo, una buona volta?) a mantenere ragazzi e ragazze che, grazie alla mancanza del suddetto principio di autorità, diventano uomini e donne spesso cialtroni e ignoranti? E che proprio perché mantenuti da noi (quando ci riusciamo, sempre meno) non riescono a concepire un mondo in cui il diritto di esprimere le proprie opinioni, compreso quello di dare dello stronzo a un professore, non è un diritto naturale ma deve nascere da competenza e sacrificio?

 

Queste domande, anche mentre le scrivo, appaiono ai miei stessi occhi una geremiade da vecchio rincoglionito, da “signora mia, dove andremo a finire”. Ma ogni tanto bisogna anche chiederselo, dove andremo a finire.

 

Non ho risposte, se non quella che sembriamo tutti preda di una specie di follia collettiva. Quella stessa follia che per esempio ci ha fatto accettare di essere espulsi dal centro delle nostre città perché ci si potessero insediare a prezzi stratosferici stilisti diventati ricchi vendendo a noi borse e pantaloni con i loro marchi ai quali facciamo pubblicità gratuita. Oppure a tollerare che una massa di banchieri e finanzieri incoscienti o avidi ci rovinasse, poi a tollerare, ancora, che queste rovine siano tamponate con i tagli a pensioni e salari mentre le non-regole che hanno permesso ai banchieri di rovinarci sono rimaste sostanzialmente invariate, infine ad accettare addirittura di essere governati da rappresentanti, magari incolpevoli ma non importa, di questi banchieri.

 

Però, se non pensate che questo sia davvero un vaniloquio da vecchio rincoglionito, provate a scriverci come la pensate. Sia che siate d’accordo sia, soprattutto, se non lo siete.

 

Di Paolo Rastelli

 

Fonte: http://27esimaora.corriere.it/articolo/genitori-senza-autoritala-follia-che-ci-spinge/

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