Solo per una notte.. .

 

La Grande guerra fu una “inutile strage”. In Europa si contarono circa 10 milioni di morti e 20 milioni di feriti.

Giolitti aveva avvertito il governo Salandra: “Rimanendo fuori l’Italia ha tutto da guadagnare”.  Ma non venne ascoltato. Alla fine si contarono 650.000 morti; 947.000 feriti, mutilati e invalidi; 600.000 prigionieri e dispersi. Su 5.615.000 uomini mobilitati si ebbe un totale di 2.197.000 perdite, pari al 39 % degli uomini sotto alle armi. (1)

Un ungherese, Gyoni Geza, il mese di novembre del 1914, sconvolto dall’esperienza della guerra, scrive questo grido contro chi la guerra l’ha voluta e che con la guerra ci ha speculato.

 

Solo per una notte.. .

Solo per una notte mandateceli qui:

I faziosi, gli eroi dello zelo.

Solo per una notte:

Quelli che dicono forte: noi non dimentichiamo,

Quando la macchina di morte suona sopra di noi;

Quando invisibile sta per scendere la nebbia,

E mortali rondini di piombo si sparpagliano in volo.

Solo per una notte mandateceli qui:

Quelli cui importano le schegge mentre le travi

si spezzano.

Solo per una notte:

Quando assordante comincia a ruggire la granata,

E la terra geme insanguinata come se le aprissero il ventre;

Quando si accende il lampo dei proiettili esplosivi,

E trabocca l’onda di sangue della vecchia Vistola.

Solo per una notte mandateceli qui:

Gli egoisti, che stiracchiano il quattrino.

Solo per una notte:

Quando in mezzo a un’eruzione di granate

L’uomo turbina come una foglia;

E crolla a terra, oh cosa atroce,

Ridotto, da eroe splendente, a una carcassa annerita.

Solo per una notte mandateceli qui:

Gli empi e gli speculatori.

Solo per una notte:

Quando si aprono le fauci infuocate dell’inferno,

E sangue cola sulla terra, cola dagli alberi,

Quando uno straccio di tenda si lamenta nel vento,

E il soldato morendo sospira… figlio… moglie.

Solo per una notte mandateceli qui:

I patrioti dalla lunga lingua latrante.’

Solo per una notte:

E quando nasce la luce della stella accecante,

Che i loro visi si vedano nello specchio del fiume San,

E quando le acque ondeggiando trascinano

Nuvoli di sangue ungherese

Che loro gridino piangendo – Mio Dio, basta!

Mandateceli solo per una notte,

In modo che ricordino il tormento delle madri.

Solo per una notte:

Che si stringano l’un l’altro atterriti, rabbrividendo;

Che si contorcano, che recitino il mea culpa;

Che si strappino le vesti, che si battano il petto

Che implorino piangendo: Gesù mio, che cosa ancora?

Che cosa ancora, Gesù mio!? O carne della mia carne

Quanto sangue mi costa il solo restare in vita!?

Che ciascuno faccia un voto,

E, nel suo orgoglio incredulo, invochi chi non

ha mai conosciuto,

Che invochi Cristo, che invochi Dio:

Mai più, mai più contro il mio sangue ungherese!

– Solo per una notte mandateceli qui.

 

 

Przemysl, novembre 1914

(trad. di Fulvio Senardi)

Fonte: “La guerra d’Europa 1914-1918 raccontata dai poeti”, Nottetempo

(1) http://www.storiacontemporanea.eu/guerre-mondiali/la-guerra-degli-italiani

 

Nella foto Francesco Ferraro (al centro), zio di Isidoro Forestieri, al tempo della seconda guerra mondiale

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