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Che ci piaccia o no, siamo tutti in gabbia.

 

Ora vi dirò quello che penso. Ma tenetevi forte.

 

Che ci piaccia o no, siamo tutti in gabbia. Da quando nasciamo, in un modo o in un altro, qualcuno ci sistemerà dietro le sbarre. Per amore, per protezione, per cattiveria, per ignoranza, per superficialità o per opportunità.

 

Si comincia da piccoli. I nostri genitori hanno fatto di tutto per inculcarci delle cose che loro ritenevano essere giuste. Lo hanno fatto per amore. Per insegnarci come ci si deve comportare. Per farci crescere e diventare adulti indipendenti.

 

Ma noi non siamo loro e il loro mondo non è il nostro. Così, tra una fatica e l’altra, quando finalmente diventiamo grandi, ci accorgiamo che i tempi sono cambiati, che vogliamo pensare con la nostra testa e che forse per noi ci sarebbe voluto qualcosa di diverso. Qualcosa che loro non conoscevano o comunque non erano in grado di darci. E che a loro volta non hanno avuto dai loro genitori.

 

Ce ne accorgeremo da soli quando inforcheremo i sentieri della vita. La nostra. Quando ci troveremo disarmati di fronte ad una situazione difficile. Quando i valori che ci sono stati trasmessi non saranno funzionali per noi o forse semplicemente non si adatteranno alle circostanze in cui ci troveremo, o peggio, ci impediranno di vedere valide alternative,

 

Ci sentiremo legati. Incapaci di trovare soluzioni sane. Disarmati. Senza strumenti. E così cominceremo a prendere coscienza che gli schemi entro cui siamo cresciuti e che ci hanno fatto arrivare fino a là sono gabbie da cui è davvero difficile uscire.

 

E allora, se ne saremo consapevoli, cominceremo, da soli o con l’aiuto di qualcuno, a destrutturare noi stessi, smontare l’impalcatura che ci regge in piedi, lavorare per rifare la base del nostro sentire. Per ricostruire il nostro piano di realtà. Per ri-abilitarci. Con fatica. Con dolore. Ma va fatto.

 

E incontreremo sulla nostra strada chi vorrà farci le scarpe o imporci la sua idea magari togliendoci l’autostima e la dignità. E la forza, quella che stiamo cercando di nutrire e che ci fa andare avanti come equilibristi. Dovremo imparare a tenere costantemente le antenne dritte per captare i pericoli. Per non permettere a nessuno di rimetterci in gabbia. Ma forse questa è una di quelle cose che solo l’esperienza è in grado di insegnare.

 

La gabbia è mancanza di libertà. Libertà di pensiero innanzi tutto oltre che di movimento e di scelta. In molti pensiamo di essere liberi e di agire come meglio ci aggrada. Ma non è così. Questa è una presunzione. I nostri giorni e i nostri atti sono condizionati dalla nostra educazione, dalla nostra cultura, da chi abbiamo vicino, da chi amiamo, da chi lavora con noi, da chi ci guarda e ci giudica. Ce lo dicono i sensi di colpa che tutti noi conosciamo.

 

Fermiamoci dunque un attimo a riflettere. Quante volte avremmo voluto agire in un certo modo ma non ne siamo stati capaci? Avremmo voluto difendere la nostra anima e invece abbiamo fatto scelte contrarie al nostro sentire? Avremmo voluto andarcene e invece siamo rimasti? Avremmo voluto dire quello che pensiamo e non ne abbiamo avuto il coraggio?

Gabbie.

 

Ma ciò che conta è vedere le sbarre. Quelle che ci tengono in prigione perché questo non è per nulla scontato. Ci sono persone che in una vita intera non se ne accorgono e pensano che il mondo finisca là, dove le sbarre segnano il confine tra il dentro e il fuori.

 

E in fondo, in gabbia, in qualche modo perverso, riusciamo anche a sentirci protetti. Sicuri. Noi siamo dentro. E il fuori non ci può toccare. Ma questa è una delle più grandi disfatte. La paura di aprire quella porta, di scardinare quelle sbarre, di uscire, di confrontarci, di scoprirci inadeguati, di cambiare, di accettare la trasformazione. Di andare incontro all’ignoto, a ciò che non è rassicurante proprio perché sconosciuto.

 

E così si rinuncia alla metamorfosi dell’esistenza. A nuove possibilità, a orizzonti più vasti, a colori diversi, a lampi di luce capaci di illuminare ciò che abbiamo intorno permettendoci di vedere con occhi nuovi. E vivere liberi. Liberi, per quanto ci è possibile, dai condizionamenti.

 

I più coraggiosi non si fermano, affrontano i propri blocchi con la forza di un leone e la leggerezza di una colomba.

 

Sì, i propri blocchi. Perchè queste sono le vere gabbie.

 

Ma finchè transiteremo in questo mondo, non illudiamoci mai di essere davvero fuori. Dalla gabbia

 

Di Daria Cozzi

Fonte: http://www.lundici.it/2013/10/siamo-tutti-liberi-o-no/

 

Foto RETE

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