Orsomarso Bluesorsomarsoblues1@tiscali.it

Una nonna ed uno “strano” dono

Tranquilla Grimone vicino casa sua a Sanzufia

 

Da quando mi ricordo, ho sempre chiamato mia nonna Gagi. “Gagi” fu la prima parola che mi uscì di bocca da bambina, e la mia nonna orgogliosa fu certa che io cercassi di pronunciare il suo nome. Fino a oggi è rimasta la mia Gagi.

All’epoca della morte di mio nonno, a novant’anni di età, i nonni erano sposati da oltre cinquant’anni. Gagi sentì profondamente la perdita. Dalla sua vita era sparito il fulcro centrale, e lei si ritirò dal mondo, entrando in un prolungato periodo di lutto. Il suo dolore durò quasi cinque anni, e durante questo periodo io presi consapevolmente l’abitudine di farle visita ogni settimana o due.

Un giorno andai a trovare Gagi aspettandomi di trovarla nel suo solito stato di inattività che avevo imparato a conoscere così bene dopo la scomparsa di mio nonno. Invece la trovai seduta sulla sedia a rotelle raggiante. Quando non commentai abbastanza rapidamente il cambiamento ovvio del suo aspetto, mi assalì.

“Non vuoi sapere perché sono così felice? Non sei neanche curiosa?“

“Naturalmente, Gagi,” mi scusai. “Perdonami per non avere reagito con prontezza. Dimmi, perché sei così felice? Perché questa nuova disposizione?”

“Perché questa notte ho avuto una risposta,” dichiarò. “Finalmente so perché Dio ha preso tuo nonno e ha lasciato me qui a vivere senza di lui.”

Gagi era sempre piena di sorprese, ma devo ammettere che io rimasi davvero di stucco nell’udire questa affermazione. “Perché, Gagi?” riuscii a dire.

Allora, come stesse rivelando il più grande segreto del mondo, abbassò la voce, si piegò in avanti sulla sedia a rotelle, e mi confidò tranquillamente: “Tuo nonno sapeva che il segreto della vita è l’amore, e lo ha vissuto ogni giorno. Era diventato amore incondizionato in azione. Io sapevo dell’amore incondizionato, ma non l’ho vissuto pienamente. Ecco perché lui è dovuto andarsene per primo, e io sono dovuta rimanere qui.”

Fece una pausa come per riflettere su ciò che stava per dire, poi continuò: “Tutto questo tempo ho pensato di essere stata punita per qualcosa, ma questa notte ho scoperto di essere stata lasciata qui per un dono di Dio. Mi ha fatta rimanere perché anch’io possa trasformare la mia vita in amore. Vedi,” proseguì, puntando un dito verso il ciclo, “stanotte mi è stato dimostrato che non si può imparare la lezione là fuori. L’amore deve essere vissuto qui sulla terra. Quando te ne vai, è troppo tardi. Così mi è stato dato il dono della, vita perché io possa imparare a vivere l’amore qui e ora.”

Da quel giorno ogni visita divenne una nuova avventura perché Gagi mi raccontava le sue storie riguardo  al suo obiettivo. Una volta quando andai a trovarla picchiò per l’agitazione il bracciolo della sedia a rotelle e disse: “Non indovinerai mai cosa ho fatto stamattina!”

Quando risposi che non avrei indovinato, proseguì emozionata: “Be’, stamattina tuo zio era agitato e arrabbiato con me per qualcosa che avevo fatto. Non ho fatto una piega! Ho preso la sua rabbia, l’ho avvolta nell’amore e gliel’ho restituita con gioia.” Gli occhi le scintillavano mentre aggiunse: “È stato anche divertente e la rabbia gli è svanita.”

Sebbene l’età proseguisse nel suo corso inesorabile, la sua vita risultò vigorosamente rinnovata. Visita dopo visita scandiva il passare degli anni, mentre Gagi metteva in pratica le sue lezioni d’amore. Aveva uno scopo per cui valesse la pena vivere, una ragione per andare avanti in quegli ultimi dodici anni.

Negli ultimi giorni di vita di Gagi andai a trovarla spesso in ospedale. Mentre mi dirigevo verso la sua stanza un giorno, l’infermiera di turno mi guardò negli occhi e disse: “Sua nonna è una signora molto speciale, sa… è una luce.”

Sì, il suo scopo le illuminò la vita e lei divenne una luce per gli altri fino alla fine.

  1. Trinidad Hunt

 

Da “Brodo caldo per l’anima 2” di AA.VV, Mondolibri

 

Nella foto Tranquilla Grimone a Sanzufia

Lascia un commento se ti è piaciuto l'articolo

Commenti recenti

Archivi

Categorie