ORSOMARSO ed il suo dialetto: CATAFURCHIO, CANTERE, CARUSARE, CATUIO

Da sx: Vincenzo Candia, Domenico Giannotti, Arcangelo Panebianco, Angelo Fazio, Gennaro Salerno e Salvatore Battaglia. La foto è stata fatta nel bar Battaglia, in Piazza Municipio, che ha iniziato la sua attività negli anni Venti.

 

Vocaboli del nostro dialetto che derivano dal greco

 

CATAFURCHIO, FURCHIO

Tana, locale angusto

 Da catà + foleòs, il primo termine significa, fra l’altro, “giù” oppure “dentro”, il secondo vuol dire “tana”. Si noti il passaggio dalla consonante liquida l alla consonante liquida r.

 

CALANGHE

Cavità scoscesa nei terreni argillosi.

Da chalào, allentare, abbassare, far cadere ecc.

 

CANTERE

 Vaso di terracotta, vaso da notte

Da cántharos coppa, vaso.

Da “cántere” deriva anche il termine “‘ncantarata” che indica della carne di maiale, per lo più di scarso pregio, conservata, in salamoia, in un vaso di terracotta.

 

CARUSARE,  CARUSATO

Tagliare corti i capelli; il taglio dei capelli.

Da chéiro tagliare, tosare.

Il verbo era già usato nel greco classico: Omero, n. XXIII, 146 … soi te comen cheréein (per te avrei tagliato la chioma); Erodoto, IV, 175 … oi lofus cheirontai (questi si rasano la testa)

CARUSIDDO

È il salvadanaio.

Così detto perché quello di terracotta, l’unico usato nei tempi antichi, ha la forma di una testa rasata; il termine, perciò, ha un’origine scherzosa. (18).

Su questa parola e su un giuoco tipico della Napoli del Seicento, detto dei “caruselli”, vedi le dotte e interessanti osservazioni di B. Croce nell’opera “La Spagna nella vita italiana durante la Rinascenza” 5° ediz. Bari (Laterza), 1968, pp. 903 sg.

 

CATUIO

Stanza sotterranea o a piano terra adibita, per lo più, a magazzino.

Da catágaios sotterraneo.

Potrebbe derivare anche da cat’ oichion (presso la casa) perché spesso questi locali non erano sotto l’abitazione, ma a fianco.

Il vocabolo, italianizzato in “catoggio”, è molto frequente nei vecchi documenti di Sant’Arcangelo; nei tempi andati, infatti, i “catoggi” erano usati non solo come magazzini o ripostigli, ma, spesso, dalla povera gente, anche come abitazioni.

In un documento del “ventisei febraro 1761”, redatto a Sant’Arcangelo dal notaio Angel’Ant. Torraca, si parla di mastro Pasquale Turris e di Nicolò Matella che pagano alla Chiesa “annui docati quattordeci, per il capitale di docati duecento … ricevuto dal Rev.do Proc.re d’esso Clero Dott.re fis.co D. Matteo Briamonte”; dei due personaggi il detto Nicolò Matella “obbliga”, fra l’altro, “un catoggio a detta contrada di Santo Giovanni chè hà comprato dà Mastro Pietro d’Elia, confine soprano Mastro Pasquale Branco …” (20).

“A’ 25 Maggio 1780 S. Arcangelo.

Michele di Biase Cavallo di S. Arcangelo, paga al Rev. Clero di S. Arcangelo e sua Madre Chiesa, annui carlini nove per il capitale di docati diciotto al cinque per cento coll’ipoteca speciale, oltre la generale sopra i piggioni d’una casa sottana, osia catoggio in contrada del Castello, confine dalla parte di sopra Scipione di Pietro dal lato Vito di Virgilio strata publica …”.

“Mastro Orazio Spano paga al Rv.do Clero di S. Arcangelo annui carlini sei, e mezzo per il capitale di ducati tredeci, e l’ave ipotecati sopra una casa soprana in contrada della croce de Reformati (22), sopra un catoggio in detta contrada … ecc.”.

E di questi documenti ce ne sono tanti altri.

20 Da un manoscritto conservato nell’archivio parrocchiale della Chiesa di S. Nicola di Bari in Sant’Arcangelo. Il manoscritto, redatto in forma piuttosto scorretta, ha per titolo: “Racordo giornale di permutazioni di Cenzi, Istrumenti si fanno per la Matrice Chiesa di S. Nicolo della terra di St. Arcangelo, Obligo de Messe, et in che stando fondati, compre de funni, o pervenuti e lasci, et altri”. Foglio 156, verso.

22 È, a Sant’Arcangelo, I’attuale contrada del Convento, detta, una volta, “della Croce dei Riformati” perché nel piazzale dinanzi alla chiesa (che era officiata dai Padri francescani detti “Riformati”) c’era, ad indicare un luogo adibito a sepoltura dei defunti, la croce di pietra che ora si trova dinanzi al cancello del Cimitero. Questa croce. infatti, non può essere stata fatta all’apertura del cimitero, avvenuta quando era sindaco Matteo Scardaccione, morto il 21-6-1876, perché alla base della croce stessa vi è l’iscrizione AD. MDCCXLI nell’anno del Signore 1741.

 

Tutto il materiale che trovate in questa “categoria” è frutto del lavoro e dell’intelligenza di don Luigi Branco, un prete di Sant’Arcangelo di Lucania.

Io mi sono limitato a prendere quanto serve a spiegare l’origine greca di alcuni vocaboli del dialetto orsomarsese.

A don Luigi ed ai giovani che l’aiutano nel suo lavoro tutta la mia gratitudine.

Nota: le parole greche sono scritte in caratteri latini.

 

 

(Continua)

 

 

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