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Sulle origini di VERBICARO

 

A parte le scarse e genetiche notizie che si possono rilevare dalla bibliografia generale sulla Calabria, non si conoscono fonti storiche particolari, né dati cronologici certi relativamente alle origini di Verbicaro.

Il Barrio e, sulla sua scorta ed autorità, il Marafioti ed il Fiore, trattando dell’antica Calabria, identificano Verbicaro con l’Aprustum dei Bruzi. Ma tale congettura, per quanto allettante e lusinghiera, non è sostenuta da alcuna documentazione storica e neppure confortata dall’apporto di alcuna valida e convincente argomentazione.

Il Barrio, a cui fa capo la storia della storiografia calabrese, nella sua opera “De antiquitate et situ Calabriae”, pubblicata nel 1571, opera monumentale, indubbiamente poderosa e suggestiva per tanti aspetti, ma scarsamente critica e non esente da numerosi errori e difetti, specialmente di metodo, animato da sentimento encomiastico per la regione, la Calabria, che considera “omnium regionum Italiae vetustissima, nobilissima, optima”, per esaltarne la storia, ricorse all’autorità di molti autori greci e latini, indiscriminatamente, mescolando spesso storia e leggenda. Seguendo come traccia dell’opera un itinerario geografico preordinato, si sofferma ad illustrare le varie località, facendone risalire le origini, anche di alcuni paesi di sicura origine medioevale, alle antiche popolazioni, che abitarono la regione, senza, però, alcun impegno critico al riguardo.

Così, particolarmente per Verbicaro, allora “Vernicario”, lo storico della Calabria ne spiega la denominazione, “a vernante aere dictum”, dalla mitezza del suo clima primaverile e dalla limpidezza del suo cielo, e ne fa risalire le origini all’antico Aprustum, ricorrendo all’autorità di Plinio il Vecchio, che nella sua “Historia naturalis” aveva rilevato questa località bruzia al di qua del Lao e del Sibaris, il Coscile, fiumi, che segnavano il confine nordico dei Bruzi. Ma il ricorso all’autorità di Plinio non è sufficiente a suffragare l’asserzione del Barrio, in quanto il naturalista romano, pure avendo menzionato nella sua opera l’Aprustum quale antica località dei Bruzi, esistente al di qua del Lao e del Sibaris, non ha indicato con dati topografici precisi e ben determinati la sua esatta ubicazione.

II Marafioti, nel libro IV di • ”Croniche ed antichità di Calabria“, seguendo pure sulle orme del Barrio un itinerario geografico preordinato, così scrive: «appresso Murano s’incontra l’antico Aprustum  così chiamato da Plinio, hoggi volgarmente detto Vernicario circondato da nobilissime selve atte a diverse caccie».

A sua volta il Fiore, nella parte I della sua opera “Della Calabria illustrata”, avvalendosi sempre dell’autorità del Barrio, rileva l’Aprustum, “città degli antichi Brezzii, ora rubella, ora in fede a Roma, giusta le contingenze avvenute”, nel retroterra del litorale tirrenico, “cominciando dal fiume Lao, primo principio di Calabria, per due miglia distante dal mare“, località, che nella parte II dell’opera identifica con “Berbicario“. Così, infatti, nella descrizione particolare del luogo egli si esprime a proposito di “Berbicario”: “Nome tolto, come Bario stima, dalla chiarezza dall’aere. A vernate aere dietimi. Altro però fu il nome della prima origine; conciosiache (come lo scrittor medesimo rapporta) da Plinio venne detto Aprusto’; onde ne viene in filo, ch’egli sia abitazione antichissima, fondata da alcuni di quei popoli, quali abitarono prima queste riviere». Lo stesso autore, infine, nell’indice delle cose “notabili” dell’opera menziona di nuovo “Berbicario” come “castello della Calabria Citeriore, altre volte Aprusto”.

Questi autori, dal Barrio al Marafioti, al Fiore, scrittori di indubbio fascino, ma scarsamente critici, per l’identificazione dell’antico Aprustum con Verbicaro, fanno capo indiscriminatamente, direttamente o indirettamente all’autorità di Plinio il Vecchio, che nella sua opera enciclopedica aveva indicato l’Aprustum come antico luogo mediterraneo dei Bruzi, “Mediterranei Brutiorum Aprastani tantum“, senza, però, determinarne e precisarne con rilevanza di particolari l’esatta ubicazione.

Perciò, se è certo che Aprustum, antica località dei Btuzi, era nella regione attualmente denominata Calabria., al di qua del Lao e del Coscile, che segnavano il confine nordico del Brutium, non è altrettanto certo, allo stato attuale delle cose, se l’archeologia o altro documento non ci viene incontro, il luogo preciso della sua esatta ubicazione.

Gli stessi autori, infatti, con evidente contraddizione derivante dallo stato di incertezza, in altro luogo delle loro rispettive opere, identificano, altrettanto indiscriminatamente, l’Aprustum con Castrovillari. Altri scrittori, poi, come il Quattromani, che ristampò con avvertenze e note la storia del Barrio nel 1737, il Giustiniani, il Romanelli identificano variamente l’antica località bruzia con Aprigliano, per la comune etimologia semantica con “aper”, cinghiale, o con Argusto, ma sempre per via di congetture e di illazioni, prive del sostegno di una valida documentazione storica.

La confusione nasce dall’incertezza della determinazione topografica dell’Aprustum, come avviene pure di tante altre antiche località, storicamente conosciute, ma non esattamente determinate. Così, d’altra parte, il Reichard, che tratta delle località interne dei Bruzi ricordate da Livio dopo la conquista romana, identifica l’antica Vergae con Verbicaro, con riferimento alle indicazioni dello ‘storico latino.

Stando così le cose, perciò, finché la questione resterà sub iudice, non si può certificare che Verbicaro derivi dall’antica Aprustum o da Vergae, ma non si può neppure respingere in assoluto l’ipotesi che l’Apustum fosse ubicato sulla cresta collinare che sovrasta la vallata dell’Abatemarco, in quei tempi selvosa ed abitata da cinghiali, e, quindi, l’ipotesi che Verbicaro derivi dagli Aprustani, né l’altra ipotesi della sua identificazione con Vergae. (Contnua)

 

Da “Verbicaro”, di G. Cava, Fasano editore

Foto RETE

 

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