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Ulivi, limoni, castelli e templari. Il fascino dell’Alta Calabria Ionica

Tra mare e montagna, tra il Golfo di Taranto e il Parco del Pollino, un’area densa di memorie storiche e popolata di agriturismi. Per un itinerario di scoperta a passo lento

 

A metà dell’arco del golfo di Taranto, dove mare e montagna si confondono e la statale litoranea si ingarbuglia in ampie spirali, ha inizio l’alta Calabria ionica, punteggiata da castelli, abbazie, torri d’avvistamento, paesi costieri e borghi di montagna. Appena quattro chilometri attraverso la piana di Sibari, fra distese di limoni grossi e succosi come quelli della costiera amalfitana, conducono dalla marina ai contrafforti del Pollino, in mezzo ai quali si nasconde Rocca Imperiale.

Qui i resti del castello Svevo, con il loro intreccio di scaloni, arcate e cisterne, grazie ad un restauro conservativo hanno mantenuto il dominio assoluto sul vecchio paese, che sembra scivolare a valle in rivoli di vicoli levigati. Da Rocca Imperiale il percorso da seguire sarà uno zigzagare tra mare e montagna, tra le distese di spiagge di ciottoli e le pendici del Pollino. A Roseto Capo Spulico il castello dei Templari se ne sta accucciato su una rocca a picco sull’acqua cristallina. Era l’ultimo rifugio, l’estrema stazione di sosta per i cavalieri in partenza verso la Terra Santa; oggi il maniero vive una seconda vita come ristorante gourmet e location romantica per cerimonie di nozze, con tanto di suite nella torre. Il paese deve invece il suo toponimo ai vivai di rose, un tempo qui rigogliosissimi. Un giovane originario della zona, Rosario Benedetto, da anni sognava di ripiantare la varietà autoctona di rosa con le tecniche della biodinamica: oggi, nel suo roseto dove sono in fioritura oltre mille piante, crea oli, essenze, profumi, ed è in attesa di dare vita ad un centro olistico con percorsi terapeutici basati sulla botanica.

Ridiscendendo lungo la costa ecco Amendolara, che alcuni hanno voluto identificare come il luogo geografico antistante l’omerica Ogigia, l’isola della ninfa Calipso; poi Trebisacce, col suo lungomare costellato di baretti e di palme; infine Francavilla, dove è stato recentemente aperto al pubblico il sito archeologico che comprende le rovine di un tempio greco dedicato ad Atena. L’associazione Itineraria Brutii guida gli intrepidi nei mille e cinquecento metri di scale in salita che portano al sito e regalano un panorama meraviglioso della costa.

Il sito di Francavilla

Nella zona l’avamposto dell’ospitalità locale è costituito dagli agriturismi: La Torre di Albidona a Trebisacce, la masseria Cielo Greco o ancora Ulisse e Calipso ad Amendolara, sospeso tra la collina e l’azzurro del mare che galleggia sulle cime degli ulivi, regalano quiete, silenzio, assaggi di specialità tipiche e prodotti locali. Ma per il pane, quello vero, fatto come una volta, col lievito madre e la farina scura, vale la pena di arrivare fino a Cerchiara, dove le forme da uno o da due chili vengono cotte nei forni a legna gestiti da cooperative di esperte panificatrici. Tappa obbligata, proseguendo in direzione della montagna, è il Santuario della Madonna delle Armi, appollaiato tra le rocce come un nido d’aquila. I pellegrini vi salgono rigorosamente a piedi, sostando sotto i querceti per un picnic e un riposino.

I limoni di Rocca Imperiale

Proprio a ridosso del Parco Nazionale del Pollino, in un percorso che svela a poco a poco la natura selvaggia dei boschi e dei brulli picchi rocciosi, Alessandria del Carretto è un grumo di vecchie case strette intorno alla Chiesa Madre, cinquecento abitanti il cui numero decuplica quando, a marce forzate, dalla montagna fino al centro del paese, viene tirato a forza di braccia un grande abete appena tagliato, simbolo del rinnovamento della vita. Tra canti e balli tradizionali, la ricorrenza della “pita” – l'”abete” in dialetto locale – è una delle più antiche e misteriose della Calabria e di tutto il Sud, una festa antica che con la sua atmosfera dionisiaca sconvolge per qualche giorno, a partire dall’ultima domenica di aprile, la remota pace del paese. Ma è anche l’occasione golosa per assaggiare i piatti preparati nelle case e nelle masserie: le ricotte ancora calde, i fusilli col sugo di capra, le interiora d’agnello alla brace, i funghi di bosco sott’olio.

di EMANUELA DE SANTIS

Fonte:http://www.repubblica.it/viaggi/2015/07/24/news/ulivi_limoni_castelli_e_templari_il_fascino_dell_alta_calabria_ionica-119716327/?refresh_ce#gallery-slider=119714092

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