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Dove sono gli intellettuali che fanno sentire la loro voce?

 

Noi qui ci proviamo, ma non siamo niente, e non contiamo niente. Eppure non smetteremo, anche ora che abbandoniamo la cattedra, di suscitare almeno il dubbio critico, il bisogno di sapere, e magari, la volontà di combattere. Innanzi tutto contro l’indifferenza, peso morto della storia, come ci ricorda Antonio Gramsci. Contro coloro che si voltano dall’altra parte convinti di non essere coinvolti, pronti a ripetere il vecchio, stolido slogan: non mi interesso di politica, senza rendersi conto che è la politica a interessarsi di loro, a dirigerli, a conformarli, a trasformarli in altrettanti automi.

Ebbene è a loro innanzi tutto che io sto parlando. A coloro che ritengono che basti scavare una nicchia e accucciarvisi dentro, persuasi che la tempesta prima o poi passerà e loro torneranno tranquilli alle loro occupazioni. Ebbene così non è. La tempesta anche se non li travolge li sporca col suo fango. E il fango è il silenzio quando occorre parlare, e il brontolio a bassa voce quando occorre gridare sui tetti, è l’indifferenza quando occorre partecipazione, è la fuga quando occorre buttarsi nella mischia. E prima che sia tardi io li invito ad aprire gli occhi, a tendere le orecchie, ad aguzzare l’intelletto. E cercare di essere “intellettuali”, oltre che tecnici. Ossia ad “abbracciare interamente la loro epoca”, come invitava a fare Sartre, e ad essere cittadini consapevoli, portatori sempre di un pensiero critico.


Questo – l’Università – dovrebbe essere il tempio laico del pensiero critico. E ciò vale per gli scienziati come per gli umanisti, sia ben chiaro. A voi, voi futuri ingegneri, dico: difendete, per quel poco che ne rimane, quel pensiero, siate custodi della intelligenza, non piegatevi alla tecnica, non arrendetevi al mainstream. Non è inevitabile arruolarsi nel branco. E vi ricordo l’invito di Immanuel Kant, in un breve testo del 1784 (Risposta alla domanda “Che cos’è l’Illuminismo?”), dove ricorse ad un motto di straordinaria efficacia, che non costerà gran sforzo imparare a memoria: Sapere aude! Ossia letteralmente: “Osa sapere!”. Kant lo interpretò così: “Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza”.

Insomma, il cervello non deve essere usato solo per immagazzinare dati e date, per acquisire informazioni, per realizzare progetti e fare calcoli, per tirare somme: siate consapevoli della sua nobiltà, la nobiltà della “materia grigia”, la quale risiede nel “pensare”, e pensare in modo autonomo, critico, non accontentandosi, pigramente, di cedere al principio di autorità o alla tirannia della maggioranza.

L’intellettuale ha due compiti fondamentali: 1) dire la verità, svelando prima di tutto le menzogne del potere, di qualsiasi potere; 2) essere indifferente alle mode e allo stesso principio di maggioranza, che in fondo è la base di ogni moda: mi nutro, parlo, mi vesto come fanno tutti, voto come penso faccia la maggioranza, per timore di essere additato come “diverso”.
Il mio augurio è che voi pur facendo gli ingegneri, possiate diventare comunque dei veri “intellettuali”.》

Angelo d’Orsi, Seminario “INTELLETTUALI E GUERRA”, 16 giugno 2017 Università di Torino

 

Foto: RETE

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