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LA LUNA E IL CONTADINO

 

 

In principio, la luce. Nella notte dei tempi fu la luna la prima luce a rischiarare le tenebre. La luna dei naviganti, dei matti, degli innamorati, di chi guarda in alto per dimenticare le vicissitudini terrene. La luna magica, femmina, madre, strega. La luna consolatrice e dispensatrice di vita. La luna fertile per curare, seminare, riprodursi.

La magia della luna rimossa per  paura, per superstizione di conoscenza. Eppure, un tempo si aspettava la luna nuova per i matrimoni, per posare la prima pietra di una nuova costruzione, la si invocava ad ogni semina e ad ogni raccolto. La luna è umida, regola e protegge fiumi e sorgenti, è immortale.

Nasce e muore ogni mese, dodici volte l’anno, come il grembo mestruato delle donne. La peccaminosa luna della notte influisce prepotentemente sulla vita del giorno. Crea campi elettromagnetici che muovono le piogge e le maree ma anche gli umori dell’uomo, degli animali e la linfa delle piante. La luna fa respirare meglio gli organismi viventi.

E questa è scienza, una scienza antica che torna ad essere attuale, che presta studi e motivazioni alle scienze razionali.

Vittorio Di Leone ed Antonietta Candia a Iannino (Scorpari)

Chi ha avuto la fortuna di crescere in campagna sa che in ogni casa i calendari indicavano i quarti di luna che ogni contadino rispettava per il suo lavoro nei campi. Si celebrava il plenilunio nei giorni di semina e di raccolto con danze e canti o semplicemente con gioia e speranza. Le nonne sapevano quando tagliarsi i capelli e quando i bambini sarebbero nati. I nonni quando fare trapianti, innesti o irrigare i campi.

Una disciplina acquista credibilità quando i suoi risultati possono essere ripetuti e verificati. Questo è successo anche all’astronomia applicata all’agricoltura, negli ultimi anni, e, in particolare, nella seconda metà del secolo appena concluso.

Da Rudolph Steiner a Maria Thun, uomini e donne hanno dedicato parte della loro vita a osservare il comportamento degli alberi e delle piante nelle varie fasi del loro sviluppo e le hanno messe in relazione con l’attività della luna e degli altri pianeti. Hanno seminato, trapiantato, raccolto, anno dopo anno, mese dopo mese, e ci hanno dimostrato che nel macrocosmo vivente ci sono collegamenti e forze naturali, positive o negative, da sfruttare e far fruttare prima di ricorrere all’intervento artificiale della chimica.

La civiltà moderna, occidentale in primo luogo, ha posto le sue basi su una grande rimozione, quella della propria origine, e ha preso la direzione inversa a quella che il buon senso, se non la cultura, avrebbe dettato. Anziché rivolgere sforzi e denaro per spiegare ciò che già era sotto i nostri occhi, abbiamo preferito investire nella finitezza dell’operato dell’uomo. Il nostro “creato” ha cominciato a valere più di quello della natura stessa. Abbiamo cancellato le civiltà che credevano in forze irrazionali perché non immediatamente dimostrabili, abbiamo costruito chiese su luoghi di culto di divinità lunari come nel caso di Santa Maria Maggiore sull’Esquilino a Roma, abbiamo perso fiducia nelle nostre potenzialità originarie. Abbiamo costruito un mondo a immagine e somiglianza di un meccanismo razionale e imperfetto.

La natura ha un suo proprio equilibrio e noi, anziché metterci in gioco nel rispetto delle sue regole, ne abbiamo inventate altre che ci si sono rivoltate contro.

Alle scienze che hanno origini più antiche spetta oggi il compito di dare una mano a quelle esatte, moderne.

L’Istituto Biologico di Stoccarda, dopo dieci anni di studi, ha accertato che pomodori, ravanelli, insalate, mais, cavoli e verze crescono più sani e più saporiti se piantati o seminati due giorni esatti prima del plenilunio.

Il dott. Harold Saxon Burr dell’Università americana di Yale ha misurato e calcolato che la crescita effettiva delle piante è più intensa nelle fali di plenilunio e novilunio.

Il prof. Brown dell’Università North-western  dell’ Illinois per dieci anni ha osservato il comportamento di patate ermeticamente schermate e ha concluso che il loro consumo di ossigeno è al massimo prima del plenilunio e al minimo poco dopo il novilunio. A Gars, nella Germania meridionale, possibile visitare un bosco, il Maso Grub, dove il ricercatore Martin Schmidt ha piantato ciascuna specie di albero a seconda della riflessione lunare di un determinato pianeta. Secondo la sua tesi ogni albero è in relazione con un pianeta (la quercia con Marte, l’acero con Giove, l’olmo con Mercurio, …) e, a seconda che tale pianeta si trovi in opposizione o in congiunzione con la luna, esso riflette non solo la luce solare ma anche quella stellare. Quindi là ogni albero è stato piantato in base alla riflessione lunare del pianeta corrispondente (la quercia quando Marte si trova nel segno della luna,…) e questo ha portato un miglioramento nella produzione di germogli, un rafforzamento nello sviluppo delle radici e del tronco, una maggiore rigogliosità della chioma e un’aumentata resistenza contro parassiti, funghi e gelo.

Studi di questo tipo, cioè dell’interazione cosmica, sono stati fatti, inoltre, in materia di zoologia, medicina,… e non siamo di fronte a superstizioni ma a campi di ricerca non considerati ancora abbastanza redditizi per essere esplorati.

Tralasciando le scelte politico-economiche dei vertici del pianeta, possiamo cominciare noi a utilizzare gli influssi benefici della luna e delle altre stelle per la coltivazione del nostro giardino, supportati non dalla magia ma da solide basi sperimentali.

 

Da “LUNARIO”, Mulino Don Chisciotte

Foto RETE

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