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ORSOMARSO ed il suo dialetto: CUZZITTO, MATTRA, GANGA…

 

Vocaboli del nostro dialetto che derivano dal greco

 

 

Cuzzitto:

Occipite.

 

Da cottida che è accusativo di cottis testa, con mutamento della dentale “t” in “z”; si ricordi che è comune, in greco, il suo “ss” per “tt”.

 

Mattra:

Madia

Dal verbo masso che vuol dire “maneggiare, impastare”.

 

Galétta:

Vaso di legno, con manico, per contenere acqua.

 

Dal tema greco galact concernente il latte. Forse perché il vaso in questione era, in origine, un recipiente da latte.

 

Il Rohlfs fa derivare la parola da gaulida che è un accusativo di gaulìs (secchio per mungere). Contro questa ipotesi si dichiara G. Alessio il quale, notando che la parola “galetta” si trova in molte lingue indoeuropee, propone un’etimologia che, in verità, sembra piuttosto sforzata. Il fatto che il vocabolo sia comune molti linguaggi potrebbe far pensare a un’origine comune nei tempi più lontani.

 

Ganga:

Dente mascellare, molare.

Da gamfái  gamfelai con mutamento della labiale aspirata f nella gutturale g. Siccome dinanzi alle labiali la n diventa m potremmo pensare a una pronuncia originaria ganfái per gamfái che ridotta da plurale a singolare diventerebbe ganfa e con lieve mutamento nella pronuncia, ganga.

La parola gamfelài, a sua volta, facilmente ci riporta a ganfhlái e ganfalái per il mutamento, comune nel Meridione d’Italia, di e in a proprio dei dialetti dorici, e quindi avremmo questi passaggi: gamfeláiganfalái gangalái. In alcuni paesi, come a Sant’Arcangelo, è comune il termine “gangulare” per indicare tutto il complesso dei denti molari.

 

Cutrone:

Tegame, padella, tegamino, casseruola, pentola

Da cutra  o cutros ( tegame, pentola). Nel dialetto, in genere, viene usato al plurale: cutroni

 

Iumára:

Fiume.

È un vocabolo tipico dell’Italia meridionale. Nella Calabria, e in qualche zona della Basilicata (Tursi) la pronuncia aspirata “Chiumára, hiumare” ci fa capire chiaramente l’origine greca da cheimárroos = che scorre tempestoso, in piena, gonfiato dalle piogge o dalle nevi sciolte.

In origine era un aggettivo sempre unito alla parola potamòs = fiume. Cheimárroos  è una parola composta da chéima = tempesta e reo = scorrere. E infatti i fiumi dell’Italia meridionali sono tutti a regime torrentizio.

Come aggettivo il vocabolo fu già usato da Omero: Il. V, 87-88 … potamò plethonti eoicòs – cheimàrro… = simile a un fiume in piena ingrossato dalle piogge ….

Il. XI, 492-493 … … os d’opóte plethon potamòs pedionde cáteisi – cheimárrus …, … = come quando scende alla pianura un fiume – gonfio di acque

 

Tutto il materiale che trovate in questa “categoria” è frutto del lavoro e dell’intelligenza di don Luigi Branco, un prete di Sant’Arcangelo di Lucania.

Io mi sono limitato a prendere quanto serve a spiegare l’origine greca di alcuni vocaboli del dialetto orsomarsese.

A don Luigi ed ai giovani che l’aiutano nel suo lavoro tutta la mia gratitudine.

Nota: le parole greche sono scritte in caratteri latini.

 

 (Continua)

 

Nella foto una Pasquetta a Sant’Anario. Darete una mano voi per indicare il nome dei signori

 

 

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