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ALLA FONTANA

Donne attingono l’acqua a una fontana a Grassano. 1955.

 

 

Era un’officina sempre aperta la sua casa, si cominciava all’alba, al canto del gallo, padrone   e signore del pollaio, ricavato sotto la scala  che portava al primo piano della casa, dove c’erano una grande cucina e due grandi  camere da letto. Vi dormivano in dodici; le  figlie  femmine nella stanza dei genitori, i maschi nell’altra.  La mattina, la prima ad alzarsi era la madre, seguivano le figlie femmine maggiori e preparavano assieme la colazione per tutti. Una tagliava le  fette di pane nero, cotto nel forno a legna posto nel cortile; un’altra scaldava l’acqua di cottura dei fagioli, quasi sempre mangiati a pranzo; un’altra   preparava in tavola tre grosse zuppiere e andava a dare la sveglia al padre e ai fratelli maggiori.

 

Consumata la colazione, il padre e i ragazzi si preparavano a uscire per il lavoro.  Le ragazze invece si dedicavano ai loro compiti quotidiani:  prendere l’acqua dal pozzo nel cortile e, quella da bere, alla fontanina pubblica, per fortuna non molto distante da casa; rassettare casa; occuparsi dei piccoli di casa, pulire e dar da mangiare ai polli, lo stiro, il bucato, il pranzo….

 

A tavola, accanto al vino si metteva anche l’acqua, che d’estate si prendeva al momento dei pasti alla fontanina pubblica  per  averla più fresca. Quella era l’occasione, per le ragazze che ci andavano a turno, di scambiare con l’innamorato  lunghi sguardi o, nel fortunato caso non ci fossero altri alla fontanina, qualche parola.

 

Capitava, a volte, che una ragazza si attardasse troppo e in quel caso il padre, che sospettava il motivo, cominciava la solita filippica sulle ragazze moderne, svergognate e irrispettose, minacciava seri provvedimenti a suon di legnate, se la prendeva con la madre, rea di complicità, a suo dire, ma in fondo era vero, e ogni pasto diventava tragedia.

 

Un giorno successe che Teresa, la sorella maggiore, osò contraddire il padre in difese di Serafina, ritardataria di turno, e il fulmine paterno si abbatté  su tutte e due: via da tavola e niente cena! Le ragazze si rifugiarono in cortile, accanto al pollaio e lì  cominciarono a litigare          .

 

-Tutta colpa tua!- sbottò Teresa, -ci metti sempre una vita a tornare quando incontri Tommaso! Ma che avete da dirvi poi?!……lo sai che papà non vuole  averlo come genero……..-

 

– Colpa tua, invece! Perché se ti decidessi a dir di sì ad Antonio, non dovrei continuare a fare le cose di nascosto….-

 

-Ma a me non va di dire sì, non sono sicura, preferisco aspettare….-

 

-E io non voglio rimanere zitella aspettando il mio turno dopo la maggiore!-

 

Insomma, una parola tira l’altra, le due finirono per azzuffarsi

 

Alle urla, accorse il fratello maggiore, inviato dal padre.  Dopo lunga riflessione e consulto con i figli maschi, mastro Vincenzo decretò che a quella vergogna bisognava mettere fine; quindi, che Serafina facesse pure venire in casa Tommaso , ma prima toccava a Teresa, che si ritrovò così, fidanzata con Antonio, bravo ragazzo,  lavoratore e serio, che a mastro Vincenzo andava molto a genio.

 

Eos

Fonte: http://granbazar.iobloggo.com/181/dove-muore-il-silenzio—–3 

Foto RETE

 

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