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Più dipendenti nelle amministrazioni pubbliche al Sud che al Centro-Nord?   Sorpresa…

 

[…]L’idea – diffusissima – che i dipendenti delle amministrazioni pubbliche siano molti di più al Sud che al Centro-Nord non trova grandi riscontri, se li si misura – come va fatto – rispetto  alla popolazione. Lo sono nelle amministrazioni regionali a statuto ordinario: le più recenti elaborazioni della Corte dei Conti a fine 2015 indicano 1,5 dipendenti delle regioni nel Mezzogiorno ogni 1000 abitanti in età di lavoro (1,45 in Campania), contro una media italiana di 1,08; diventano poi 5,1 in Sicilia, circa 13 in Trentino Alto Adige e addirittura 35 in Valle d’Aosta.

Ma i dipendenti regionali sono pochi (circa 73.000 in tutta Italia). Quelli dei Comuni sono molti di più (quattrocentomila) e il quadro si ribalta: al Sud ve ne sono meno che nella media nazionale: 5,8 per mille abitanti contro 6,2 al Nord e 6,8 al Centro (con una punta minima di 4,3 in Puglia e 6,2 in Campania).

Impossibile dire quanto i dipendenti pubblici siano “bravi”. Di più si può dire sulla qualità dei servizi. E il dato più rilevante non è tanto quello su cui molto si insiste (e cioè la differenza fra Sud e Centro-Nord), ma al contrario le straordinarie differenze che esistono all’interno del Sud: dove ci sono amministrazioni e servizi comunali davvero eccellenti fianco a fianco con amministrazioni e servizi pessimi.

Lo stesso accade nella sanità: la qualità degli ospedali del Mezzogiorno, che viene misurata con numeri assai precisi rispetto agli standard dei servizi e delle prestazioni, è straordinariamente diversa. Con tutta probabilità anche nella scuola, stando alle ricerche che provano a misurare il contributo della frequenza delle lezioni all’aumento delle competenze degli studenti.

Sarebbe fondamentale domandarsi come mai questo accada: e cioè come in condizioni di contesto anche molto simili i risultati siano così diversi. Misurare con precisione queste differenze. Informare i cittadini, sollecitando forme di pressione. Diffondere buone pratiche organizzative, esperienze di successo.

Infine, il numero dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni sta progressivamente diminuendo, per i vari blocchi del turn-over. A lungo è circolata e continua a circolare una favola: riducendo il personale e tagliando le spese gli uffici pubblici magicamente avrebbero funzionato meglio. Non è così, e naturalmente in molti casi il personale è divenuto assai scarso, insufficiente a garantire i servizi, con un loro peggioramento. Sta poi diventando più anziano. Sono molto rari gli inserimenti di giovani portatori di nuove competenze e professionalità: e quindi organizzazione degli uffici e dei servizi difficilmente migliorano.

Una conclusione sembra possibile: se davvero si vogliono migliorare le amministrazioni pubbliche, specie al Sud, è bene lasciar perdere i pregiudizi, e armarsi di una buona capacità di analisi e comparazione; lasciar perdere i proclami e armarsi di una volontà assai pragmatica di intervento, caso per caso, situazione per situazione. Investire, in nuove competenze e nuove strutture, per poter risparmiare.

Gianfranco Viesti

Fonte:  http://profgviesti.it/wp-content/uploads/2013/04/20170505…/

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