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Orsomarso ed il suo dialetto: SGROGNA, ALL’URMA, PARMARIJA, PERCOCO, PITRUSINO, PUSTO

 

Vocaboli del nostro dialetto di probabile origine bizantina

  

Sgrogna:

cantuccio, angolo.

Da gonía = canto, angolo.

 

‘Nto:

nel.

Da en to = in + art. il: nel nello.

 

0:

II lo

Articolo determinativo […]maschile […] (o cane, o case) certamente derivato dall’articolo maschile […] greco o, oi . È, oggi, tipico di Sant’Arcangelo; prima era usato anche in altre zone: Chiaromonte, Corleto, Guardia ove è, forse, ormai del tutto dimenticato. […]

 

All’Urma

Nel gioco delle carte chi rimane all’asciutto quando si fa il “padrone”.

 

Il termine deriva, con ogni probabilità, dal verbo greco óllumi che vuol dire “perdere, mandare in rovina”.

Si continua a giocare a carte, ma il padrone ad Orsomarso non si fa più. Fino ad alcuni anni fa era uno dei momenti più divertenti del gioco delle carte. A volte c’era “padrone e sutta”: uno proponeva e l’altro decideva. Le combinazioni erano le più varie, a volte esilaranti, altre ricche di tensione.

[…]

 

 

Parmarija:

fiaba, racconto.

Con ogni probabilità proviene dal vocabolo greco paramithia […]. La parola paramithia ha molti significati e, fra gli altri, quello di “sollievo, distrazione”, e la ” parmarija ” era, appunto, un sollievo, una distrazione, un modo di passare il tempo.

 

Era un’usanza comune, fino a qualche decennio fa, passare il tempo raccontando fiabe. Soprattutto nelle lunghe sere d’inverno, quando, per il brutto tempo e per la mancanza di illuminazione nelle strade, non si poteva uscire di casa, si passava il tempo o parlando del più e del meno vicino al focolare (spesso unica fonte di luce nella casa) o narrando fiabe, soprattutto quando si voleva distrarre i bambini. Sono usanze non molto lontane nel tempo, ma che sembrano remotissime, ormai, dati i mutamenti radicali verificatisi, anche nel Meridione, dalla fine della seconda guerra mondiale. L’illuminazione nelle strade e la televisione nelle case hanno cambiato totalmente le abitudini dei nostri paesi: si pensi che, in molte zone, fino agli anni “trenta” e, poi, purtroppo, nel periodo della guerra, quando, nelle sere d’inverno, bisognava, per necessità, uscire di casa, si usava, per vedere dove mettere i piedi, portare in mano, agitandolo continuamente, un tizzone ardente tolto dal focolare: la cosiddetta “jacchéra”.

 

Percoco:

pesca

 

Da ernos (germoglio) e coccos (bacca, frutto)

 

Pusto:

sedile di legno

Da una forma, non classica, pezulion che significa “banco di pietra”.

 

 

Pitrusino:

prezzemolo.

 

Da petrosélinon.

Di chi vuole entrare in ogni argomento e di chi si interessa dei fatti altrui si dice “pitrusino d’ogni minestra”.

 

Tutto il materiale che trovate in questa “categoria” è frutto del lavoro e dell’intelligenza di don Luigi Branco, un prete di Sant’Arcangelo di Lucania.

 Io mi sono limitato a prendere ed integrare quanto serve a spiegare l’origine greca di alcuni vocaboli del dialetto orsomarsese.

 A don Luigi ed ai giovani che l’aiutano nel suo lavoro tutta la mia gratitudine.

Nota: le parole greche sono scritte in caratteri latini.

 

 (Continua)

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