Orsomarso Bluesorsomarsoblues1@tiscali.it

Orsomarso ed il suo dialetto: LUTA, VUMMULU, SCIALAVRONO, SARMA, SARACHE, SCALANDRONE

 

Vocaboli del nostro dialetto di origine bizantina

 Luta

Sporcizia

Da luma – lúmatos che vuol dire “sporcizia”.

Nei tempi passati il letame era l’unico concime usato dai contadini, ed era una cosa preziosa; perciò chi non aveva animali se lo procurava arrangiandosi in vari modi.

Ancora oggi le persone di una certa età ricordano i ragazzi e le donne che giravano, con un paniere al braccio, per le strade del paese (frequentate sempre, allora, da animali di ogni tipo) per raccogliere lo sterco degli asini, dei muli e delle capre, che serviva per concimare i poveri orticelli.

 

Vummulo

Orcio

Da rombos che indica qualsiasi cosa di forma rotonda.

 

Scialavrono

Ramarro.

Da sáura (lucertola) più il suffisso accrescitivo “one”.

 

Sarma

Soma dell’animale da carico.

Da sagma basto, carico. Con la parola “salma” si indicano, in genere, due tipi di carico: la “salma” di legna da ardere e la “salma” di prodotti ortofrutticoli, soprattutto fichi e pomodori.

Fino a qualche anno fa gli asini e i muli erano diffusissimi in tutti i paesi dell’Italia meridionale. A Orsomarso, ritornando a sera nel paese, formavano una lunghissima fila. Gli asini e i muli erano carichi in modo crudele: oltre alla “salma” portavano almeno una persona sulla schiena, un’altra, poi, si attaccava con una mano alla coda dell’animale per alleviarsi la fatica del cammino soprattutto in salita. Quando la “salma” era molto pesante il contadino andava a piedi, quando la “salma” era molto leggiera, sulla schiena dell’animale e sulla groppa sedevano sia il contadino che la moglie.

Ovviamente nel paese c’erano molte stalle al lato o sotto le abitazioni.

Le “salme” dei prodotti ortofrutticoli, soprattutto arance, pere, faggioli,  fichi e pesche, venivano portate in paesi anche molto lontani (Mormanno soprattutto). I contadini caricavano gli asini o i muli all’inizio della notte e, dopo ore e ore di viaggio, arrivavano, mezzo assonnati e stanchi, nei paesi ove avevano deciso di vendere la merce. Questi lunghi viaggi, fatti nel dormiveglia e nell’oscurità e nella solitudine della notte e della campagna, facevano nascere molte credenze ed erano causa di molte leggende: apparizione di fantasmi, rumori misteriosi e canti e suoni soprannaturali, avventure di ogni tipo.

Nel significato di “carico di legna da ardere”, la parola “salma” è usata in una bella poesia “Le viole sono dei fanciulli scalzi” da Rocco Scotellaro:

… E puoi dimenticarti dell’inverno:

che curvo sotto le salme di legna

recitavi il tuo rosario

lungo freddi chilometri

per cuocerti il volto al focolare…

ove compare un’altra figura tipica dell’antico triste mondo contadino: l’uomo da soma, carico sotto la “salma” di legna.

Sarache

Il verme che si forma nelle carni salate, conservate secche.

Forse da sarx (carne). Nota anche il verbo sarcázo (lacerare le carni).

Scalandróne

La parola in questione si usa, a scherzo, per indicare una persona molto alta.

Da schalida (pertica, forcella).

 

Tutto il materiale che trovate in questa “categoria” è frutto del lavoro e dell’intelligenza di don Luigi Branco, un prete di Sant’Arcangelo di Lucania.

 Io mi sono limitato a prendere ed integrare quanto serve a spiegare l’origine greca di alcuni vocaboli del dialetto orsomarsese.

 A don Luigi ed ai giovani che l’aiutano nel suo lavoro tutta la mia gratitudine.

Nota: le parole greche sono scritte in caratteri latini.

 

 (Continua)

 

Nella foto Antonio Bottone con i suoi muli carichi di una sarma di legna

 

Tagged

Lascia un commento se ti è piaciuto l'articolo

Archivi

Categorie