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FRAMMENTI DI CODICI GRECI IN CALABRIA

Il Codice Purpureo di Rossano

 

 

L’Italia meridionale, e segnatamente la Calabria, ebbe un ruolo fondamentale nella trasmissione di testi greci, sacri e profani, a cominciare dal VI secolo sino almeno al XVI inoltrato. E tuttavia, per uno strano destino della storia, dell’ingente numero di libri che furono prodotti o circolarono nella Calabria bizantina e postbizantina, quasi nulla si conserva in loco. Stanti le testimonianze superstiti, l’attività scrittoria, come è noto, si esplicò principalmente nella Calabria del Nord, ai confini calabro-lucani. Qui infatti si concentrò tra X e XI secolo il movimento monastico ‘basiliano’, al quale si deve la stragrande maggioranza dei manufatti librari pervenutici, sia per le continue scorrerie degli arabi, gli empi Agareni come di solito vengono appellati nei bioi dei santi calabresi e siciliani, che incalzavano dal Sud, sia per la ricerca continua, quasi spasmodica, di luoghi solitari dove esercitare l’ἄσxησις; e l’ήσυχία e quindi realizzare pienamente l’ideale della perfezione monastica, ossia il ricongiungimento con il Creatore.

Numerosi studi, diversi per impostazione e finalità, hanno fatto luce sulla produzione libraria correlata all’instancabile attività intellettuale di Nilo da Rossano e della sua ‘scuola’ calligrafica tra la seconda metà del sec. X e il primo quarto del sec. XI, o di Bartolomeo da Simeri presso lo scriptorium di S. Maria del Patir in Rossano nella prima metà del sec. XII, ma pure su centri ‘minori’ e sulle diocesi in cui la grecità persistette ufficialmente più a lungo, come Bova, Gerace e Oppido. Ne risulta un panorama articolato e assai interessante non soltanto per gli aspetti tecnico-librari o per le tipologie librarie e ornamentali peculiari, ma anche per la ricostruzione del panorama socio-culturale, e soprattutto per i testi antichi o rari che la Calabria ellenofona ci ha conservato e trasmesso (1).

Patmiaco 33 (anno 941) – f. 193, particolare

Quel che è giunto sino a noi è solo una minima parte di quel tutto che era la civiltà calabro-greca e quindi l’immagine che possiamo ricostruire oggi non può che essere largamente incompleta.

Nel sec. XV i monasteri calabresi del cosiddetto ‘ordo S. Basilii’ conservavano oltre milleseicento manoscritti biblici, liturgici,agiografici, omiletici, patristici o di autori bizantini, ma anche libri profani, come grammatiche, lessici, schedografie, libri di medicina e di diritto, un Omero, un Fisiologo e «liber unus ubi est pars Omeri et Arestofany et una tragidia Euribilis Ecchuba», a quanto emerge dai puntuali resoconti dell’inchiesta compiuta nel 1457 e 1458 da Atanasio Calceopulo a una cinquantina di essi per mandato di papa Callisto e su proposta di Bessarione (2).

Il cardinale infatti, conscio del deprimente stato materiale dei monasteri e del modestissimo livello culturale dei monaci – spesso detti «ignorantissimi», «ignari licterarum», «homines grossi» – sin da quando nel 1419, sotto Martino V, erano stati visitati da Iohannichius, archimandrita di S. Filareto di Seminara, prodigò tutte le sue cure nel tentativo di restituire loro un codice di spiritualità attraverso la compilazione di una Regula abbreviata di precetti ascetici di s. Basilio e di salvare quanto era possibile di una cultura altrimenti destinata all’oblio.

Una pagina del manoscritto Crypt. B.b..VIII , attribuito a Giorgio Taurozes

I risultati invero non furono soddisfacenti sul piano spirituale e religioso, ma l’interesse per il patrimonio librario fu determinante per la sua conservazione. Grosso modo dal sec. XV al sec. XVII sovrani, dotti, bibliofili, collezionisti, commercianti europei e non, fecero incetta di libri nei centri monastici della Calabria, contribuendo certo alla loro dispersione, ma preservandoli dalle ingiurie del tempo, fin quando, verso la fine del sec. XVII, Pietro Menniti, abate generale dell’ordine di S. Basilio, al fine di salvare quanto ancora sopravviveva del patrimonio librario e archivistico delle abbazie italogreche, decise di raccogliere nella casa-madre dell’ordine in Roma, S. Basilio de Urbe per l’appunto, il materiale esιstente, che più tardi confluì nella Biblioteca Apostolica Vaticana, l’attuale fondo Basiliano, cioè Vaticani Graeci 1963-2123 (3).

Ancora sul finire del sec. XVII presso le abbazie calabresi di S. Adriano e di S. Maria del Patir, entrambe situate nel circondario di Rossano, erano custoditi diversi manoscritti greci (4), anch’essi acquisiti verso il 1737 dal monastero di S. Maria di Grottaferrata per le cure dell’allora archimandrita Epifanio Stavischi (5).

Di un così ragguardevole numero di libri prodotti o circolanti nella Calabria dal sec. VI al sec. XVII inoltrato (6), che evocano per ricchezza, suggestioni e influenze la molteplicità delle culture del Mediterraneo, quasi nulla, come si è detto, si è conservato in loco.

L’ingresso_di_Gesù_a_Gerusalemme_Codex_Purpureus_Rossanensis

Le uniche sopravvivenze di libri greci custoditi in Calabria sono il notissimo Codex Purpureus Rossanensis del Museo Arcivescovile di Rossano, Tetravangelo realizzato in ambito siro-palestinese verso la fine del sec. VI, e alcuni frammenti segnalati di recente da Franco Mosino utilizzati per rinforzare il dorso di una cinquecentina della biblioteca del Convento di S. Domenico in Soriano (Vibo Valentia) (7). Non è da escludere che indagini sistematiche presso le biblioteche e gli archivi (parrocchiali, vescovili, pubblici e privati) della Regione possano portare alla scoperta di altre testimonianze.

In tale prospettiva, si segnalano qui per la prima volta due frammenti greci, entrambi conservati nella Calabria del Nord, a riprova che proprio in quelle regioni durante il medioevo bizantino attività di copia e circolazione libraria furono assai intense. […]

Di Santo Lucà

Fonte: http://www.animirisorsedigitali.it/

NOTE

(1) Si rimanda alla ricca bibliografia citata presso G . FIACCADORI, I Greci

in Occidente. La tradizione filosofica, scientifica e letteraria dalle collezioni della Biblioteca Marciana. Catalogo della Mostra, a c. di G . FIACCADORI e P. ELEUTERI, con la collaborazione di A. CUNA, Venezia 1996 , pp. LXVII-LXXV. Si veda anche la « nota bibliografica» di L . PERRIA, Libri e scritture del monachesimo italogreco nei secoli XIII e XIV, in Libro, scrittura, documento della civiltà monastica e conventuale nel Basso Medioevo (secoli XIII-XV). Atti del Convegno di studio. Fermo, 17-1 9 sett. 1997 , a c. di G . AVARUCCI, R . M. BORRACINI VERDUCCI e G . BORRI, Spoleto 1999 , pp. 99-131 : 120-131 .

(2) Le ‘Liber Visitationis’ d’Athanase Chalkéopoulos (1457-1458). Contribution à l’histoire du monachisme grec en Italie meridionale, par M.-H. LAURENT et  A. GUILLOU, Città del Vaticano 1960 (Studi e Testi, 206) .

(3) Cf. il Catalogo manoscritto redatto dallo ieromonaco Giovanni Crisostomo Scarfò presso la Bibl. Ap. Vat. (segnatura Cons. 44 rosso).

(4) Cf. S. LUCA’, I Normanni e la ‘rinascita’ del sec. XII, «Archivio storico per la Calabria e la Lucania», LX , 1993, pp. 1-91: 40 nt. 149; ID., Lo scriba e il committente dell’Additt. 28270. (Ancora sullo stile «rossanese»), «Bollettino della Badia greca di Grottaferrata», n.s. XLVH, 1993, pp. 165-225: 208 nt. 159; ID, Le diocesi di Gerace e Squillace: tra manoscritti e «marginalia», in Calabria bizantina.Civiltà bizantina nei territori di Gerace e Stilo, Soveria Mannelli 1998, pp. 245-343: 301-302. Su tali libri ho in preparazione un catalogo.

(5) M. PETTA, I manoscritti greci di S. Elia di Carbone, in II monastero di S. Elia di Carbone e il suo territorio dal Medioevo all’Età moderna. Nel millenario della morte di S. Luca Abate. Atti del Convegno intern. di studio (Potenza-Carbone, 26-27 giugno 1992), a c. di C. D . FONSECA e A. LERRA, Galatina 1996, pp. 97-110: 101.

(6) Il censimento sistematico al quale lavoro oramai da diversi anni («Gazette du livre medieval», XXXIV , 1999, pp. 85-86), sebbene non ancora ultimato, induce a ritenere che il numero dei libri recuperati e realizzati in Calabria superi le 2000 unità codicologiche.

(7) Sul Rossanensis rinvio alla scheda di E. Crisci presso Codici greci dell’Italia meridionale. Catalogo della Mostra (Grottaferrata, Biblioteca del Monumento Nazionale, 31 marzo – 31 maggio 2000), a c. di P. CANART e S. LUCA, Roma 2000, pp. 37-38; circa i frammenti vd. F. MOSINO, Due frammenti greci su pergamena dalla legatura di una cinquecentina, «Rivista di cultura classica e medioevale», XLI, 1999, pp. 131-132. Numerose sono le pergamene greche tuttora custodite in Calabria: vd., per es., V. NAYMO, Le pergamene angioine dell’Archivio Carafa di Roccella (1313-1407), Catanzaro 1998; ovvero le otto pergamene conservate presso la Biblioteca Civica “U. Caldora” a Castrovillari, cf.

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