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MITI E LEGGENDE – Re Mida

Giovanni Battista Cima da Conegliano (1459/60 – 1517/18), Il-giudizio-di-Mida

 

Figlio della dea Ida e di un Satiro, Mida era re di Bromio, in Macedonia, e conduceva un’agiata esistenza, regolata da una concezione edonistica della vita. Fin dalla sua nascita, i genitori avevano notato segni premonitori della sua futura ricchezza. Una folta schiera di formiche si era recata sulla piccola culla, offrendo al neonato chicchi di grano, simbolo di prosperità.

Un giorno Dioniso, con il suo gaudente corteo, attraversò la sua regione, e Sileno, il vecchio obeso compagno del dio, si perse. Il costante stato di ubriachezza del saggio vecchio non era una novità per Dioniso, ma un perenne motivo di preoccupazione, dato che sovente Sileno veniva imprigionato nel sonno.

Mentre passeggiava nelle sue terre, Mida notò il vecchio Sileno addormentato sotto un albero. Ben conoscendo la famosa saggezza del gioviale precettore di Dioniso, Mida lo pregò di narrargli delle storie fantastiche.

Sileno, inghirlandato di fiori, iniziò a raccontare la strana storia di due città favolose e profondamente dissimili fra loro. Una era Eusebe, città pacifica e onesta, i cui abitanti vivevano felici e spensierati, accogliendo la morte con il  sorriso sulle labbra. L’altra era Machimo, città feroce e guerriera, i cui abitanti nascevano già armati, e si dilettavano degli intrighi e dei combattimenti.

Un giorno questi due popoli decisero di visitare il paese degli  Iperborei e organizzarono una grande spedizione. Essi affrontarono un lungo viaggio attraverso L’Oceano, per raggiungere il miraggio di quel magnifico paese del vecchio mondo. Ma, una volta giunti agli Iperborei fu tanta la loro delusione nel constatare il misero tenore di vita degli Iperboreani, che essi ritornarono in patria, rivalutando la loro abituale esistenza.

Mida e Bacco – Baldassarre Peruzzi (1481-1536)

Con questo, ed altri meravigliosi racconti Sileno intrattenne Mida per diversi giorni, deliziandolo con la sua piacevole compagnia. Il re frigio decise infine  di rimandare il suo gradito ospite a Dioniso, e lo fece scortare da una guida. Dioniso fu estremamente felice nel rivedere il suo caro precettore e volle ringraziare Mida con un dono. Gli chiese quindi di esprimere cosa desiderasse e l’avido re chiese di poter avere la capacità di trasformare in oro tutto ciò che avrebbe toccato.

Inizialmente si sentì l’uomo più felice del mondo; godendo con incosciente ingenuità  dell’aureo luccichio che lo circondava. Ma quando si accorse che il cibo e le bevande che si portava alla bocca di trasformavano nel prezioso metallo, comprese che sarebbe ben presto morto di fame e di sete.

Scongiurò allora Dioniso di liberarlo da quell’incantesimo. Il dio lo accontentò e gli ordinò di purificarsi nel fiume Pattolo, vicino al monte Tmolo. Dopo essersi lavato, Mida fu salvo e lasciò nel fiume le numerose pagliuzze d’oro che lo ricoprivano.

Mida fu poi adottato da Gordio, re frigio di umili natali, che non aveva figli. Mida fu trattato con amore e, alla morte del padre, gli succedette. Egli fu un re giusto, favorì la diffusione del culto di Dioniso e fondò nuove città.

Mentre un giorno errava per i boschi, gli capitò di assistere alla gara musicale fra il satiro Marsia e il dio Apollo. L’arbitro era il dio fiume Tmolo che, dopo aver ascoltato le esecuzioni dei due musici, decretò la vittoria del dio.

Cima da Conegliano (1459/60 – 1517/18) Il giudizio di Mida

In maniera abbastanza inopportuna, Mida s’intromise nella discussione e dichiarò che la sentenza era ingiusta. Apollo andò in collera e per punirlo, gli fece crescere un paio di orecchie d’asino.

Benché cercasse di dissimulare le sue ingombranti orecchie sotto un enorme berretto, Mida fu costretto a far partecipe il suo barbiere della sua acquisita deformità. Egli si tutelò comunque dalla diffusione della notizia, ingiungendo al barbiere di tacere, pena la morte. Ma il misero uomo era sopraffatto dal peso di quel segreto e, non riuscendo più a trattenersi, scavò una buco sulla riva di un fiume e vi sussurrò che il re Mida aveva orecchie bestiali. Ricoprì poi la buca e si allontanò convinto che nessuno lo avesse sentito. Ma la Terra fece nascere un magico giunco che continuava a ripetere ai passanti: «Mida, il re Mida, ha le orecchie d’asino!». Il re frigio si vendicò del povero barbiere e lo fece uccidere, ma nulla potè fare contro la pubblica divulgazione del suo segreto.

Fonte: Rosa Agizza, “Miti e leggende dell’antica Grecia”, Newton & Compton Editori

 

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