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U caggiu, ovvero LA ROBINIA O GAGGIA

 

La Robinia pseudoacacia L., in italiano robinia o acacia, è una pianta della famiglia delle Fabaceae, dette anche Leguminose, originaria dell’America del Nord e naturalizzata in Europa e in altri continenti.

DESCRIZIONE

Pianta con portamento arboreo (alta fino a 25 metri) o arbustivo; spesso ceduata, con forte attività riproduttiva agamica, i polloni spuntano sia dal colletto sia dalle radici.

Corteccia di colore marrone chiaro molto rugosa.

Foglie imparipennate, lunghe fino a 30-35 cm con 11-21 foglioline ovate non dentate lunghe fino a 6 cm con apice esile. Aperte di giorno mentre la notte tendono a sovrapporsi.

Fiori bianchi o crema, lunghi circa 2 cm simili a quelli dei piselli, riuniti in grappoli pendenti di profumo molto gradevole . Frutti a forma di baccello prima verdi poi marroni lunghi circa 10 cm, deiscenti a maturità.

Presenza di numerose spine lunghe e solide sui rami più giovani.

ARRIVO IN EUROPA

Fu importata in Europa dall’America del Nord nel 1601 da Jean Robin, farmacista e botanico del re di Francia Enrico IV. L’esemplare proveniva dalla Virginia. Secondo la maggior parte delle fonti, nel 1601 Jean Robin ne piantò un esemplare nell’attuale piazza René Viviani, sulla Rive gauche, nei pressi della chiesa di Saint-Julien-le-Pauvre; esso è ancora esistente, anche se danneggiato nella parte più alta della chioma dai bombardamenti della Prima guerra mondiale e sostenuto da tre pilastri in cemento. Ciononostante continua a fiorire ogni primavera, da oltre quattrocento anni. Dei più di 370.000 alberi dei viali e parchi parigini quest’esemplare è comunemente considerato il più antico, oltre ad essere l’acacia più longeva d’Europa[2]. È presente nell’elenco ufficiale degli “alberi notevoli di Francia” (Arbres remarquables de France) ed ha una circonferenza di circa 3,90 metri.

Anche all’Orto Botanico di Parigi (il Jardin des Plantes) sono ancora presenti i ricacci arborei di un primitivo esemplare nato da seme e trapiantato nel 1636, dal già citato Jean Robin (o da suo figlio Vespasien). C’è chi sostiene che sia questo, e non quello di piazza Viviani, il primo esemplare piantato a Parigi; in questo caso è esso a detenere il primato di longevità, come più antica acacia d’Europa, cosa ancor più notevole essendo l’acacia una specie poco longeva.

Carlo Linneo, il grande naturalista a cui si devono i nomi scientifici di migliaia di piante, vide questo esemplare e denominò la specie Robinia pseudoacacia, istituendo il genere Robinia per ricordare Robin che l’aveva introdotta in Europa.

INRODUZIONE IN ITALIA

In Italia la robinia è stata introdotta nel 1662 nell’Orto botanico di Padova[6], ossia appena sessanta anni dopo la sua introduzione in Europa per opera del giardiniere del re di Francia Enrico IV, Jean Robin. Da questo esemplare nel 1750 furono tratti i semi utilizzati per introdurre la specie in Germania, secondo le intenzioni dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. Nel 1788, un esemplare derivante da un seme dell’albero padovano fu introdotto nell’orto botanico dell’Arcispedale di Santa Maria Nova di Firenze, successivamente trapiantato in quello del Giardino dei Semplici. Autore di questa introduzione in Toscana fu Ottaviano Targioni-Tozzetti. L’acacia è ora presente praticamente ovunque, in particolare in Piemonte (dove i boschi puri e misti di robinia coprono una superficie di circa 85.000 ettari), in Lombardia, in Veneto e in Toscana (ove si trovano cedui molto produttivi).

A volte la Robinia pseudoacacia è indicata anche con il nome comune di “gaggìa”, che è usato anche per altri alberi, in particolare: l’Acacia farnesiana e l’Albizzia julibrissin.

APICOLTURA

L’acacia è una pianta altamente nettarifera ed ha una grande importanza nell’apicoltura[14]. Il miele di acacia è senza dubbio tra i più conosciuti ed apprezzati[15] ed è il miele monoflora più diffuso nei punti vendita; la produzione nazionale è del tutto insufficiente a soddisfare le richieste: ogni anno l’Italia deve importarne grandi quantitativi dall’Europa orientale e dalla Cina.

Alla base del gradimento che riscuote tra i consumatori ci sono il suo colore chiaro, il fatto che rimane liquido indipendentemente dalla temperatura, il suo odore leggero, il suo sapore delicato e la sua bassissima acidità; nessun altro miele monoflora possiede contemporaneamente queste qualità. Inoltre esso ha un alto contenuto in fruttosio (è per questo che non cristallizza). Ha però un basso contenuto di sali minerali e di enzimi. Il miele di acacia contiene grandi quantità di crisina, potente flavonoide.

ALTRI USI

Molti sono i vantaggi che offre questa specie.

Protezione dei terreni franosi: questa pianta è stata molto utilizzata lungo i terrapieni delle ferrovie e nelle scarpate instabili, a motivo della sua crescita veloce e del suo apparato radicale molto sviluppato, caratteristiche che le permettono di stabilizzare rapidamente i pendii evitando che franino.

Legname: il legno è di colore giallo, ad anelli ben distinti, duro e pesante (Peso specifico 0,75). Per queste caratteristiche può efficacemente sostituire nell’uso i legni tropicali, con vantaggi per la bilancia commerciale; l’uso del legno di robinia al posto delle essenze esotiche consente inoltre di rallentare la deforestazione delle aree tropicali[16]. Per questi motivi alcune regioni italiane hanno finanziato progetti di valorizzazione delle colture legnose di robinia, ottenendo contributi dall’Unione europea[4]. Il legno viene usato per lavori di falegnameria pesante, per puntoni da miniera, per paleria (i tronchi lasciati in acqua per alcuni mesi in autunno e inverno acquisiscono una particolare tenacia), per mobili da esterno e per parquet. In Lombardia risulta essere la specie più tagliata nei boschi.

Ottimo combustibile: è utilizzabile anche il legno non stagionato e la ramaglia (quest’ultima nei forni da pane).

Miglioratrice del terreno: come tutte le leguminose, la robinia è una pianta che si avvale dei benefici dell’azotofissazione simbiontica.

I fiori sono commestibili. Nelle campagne del Veneto (dove è anche nota con diversi nomi dialettali: cassia, gazìa, gadhìa, robina), della Toscana (dov’è nota come cascia’’)[17][18] e di altre regioni, vengono infatti consumati fritti in pastella dolce e conferiscono alla frittella un profumo soave e un sapore particolarmente squisito. Tuttavia, il resto della pianta (fusti e foglie) contiene una sostanza tossica per l’uomo. La sua tossicità d’altra parte non è universale e alcuni animali se ne cibano. Le capre ne sono ghiotte e ne consumano in quantità senza alcuna conseguenza negativa.

LA ROBINIA COME PROBLEMA

Come già ricordato, a volte la robinia si comporta come specie invasiva[6]. Un esempio in tal senso sono vaste aree della pianura Padana, dove spesso essa ha sostituito i pioppi e i salici autoctoni che crescevano lungo le rive dei fiumi[19]. Come detto, i boschi di robinia impediscono la crescita al loro interno di molti tipi di flora e funghi del sottobosco, che crescerebbero invece in foreste costituite da altri alberi autoctoni come querce, faggi, castani ecc. Possono dunque comportare una diminuzione della biodiversità

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Robinia_pseudoacacia

Foto RETE

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