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La condizione dell’anziano ha subito vari mutamenti nel corso della storia.

Talvolta egli ha rivestito un ruolo centrale a livello familiare e sociale, talvolta invece è stato considerato come un peso ed è stato buttato i margini della società. In alcuni casi, a causa delle precarie condizioni economiche, per alleggerire il peso del mantenimento globale della famiglia, è stato sacrificato, venendo soppresso o abbandonato, poichè ritenuto improduttivo e quindi inutile. A seconda delle condizioni economiche, sociali e religiose il soggetto poteva essere venerato e rispettato o, al contrario, disprezzato ed emarginato.

L’ingresso nell’età anziana, che nell’antichità si faceva risalire intorno ai 30 anni, oggi si attesta a partire dai 60 anni.

Vediamo l’evoluzione/ involuzione che la posizione dell’anziano o del vecchio come viene chiamato in molte epoche, ha assunto nella famiglia e nella società.

Prendiamo come punto di partenza le società primitive, dove non vi era una vera e propria distinzione per fasce di età, come potrebbe essere quella a cui ci si rifà oggi. Le uniche due fasi che si riconoscevano erano intrecciate con la funzione pratica dell’uomo, e quindi riguardavano l’ingresso nel mondo del lavoro e la sopraggiunta morte.

Fare un discorso unico sulla considerazione della vecchiaia che vi era all’epoca è impossibile, poichè vi erano differenze sostanziali da un popolo all’altro. Alcuni ad esempio dell’anziano esaltavano la preziosa conoscenza dei metodi per cacciare e coltivare che possedeva, altri ritenevano preziose le loro memorie, che facevano da tramite tra una generazione e l’altra.

Ad Oriente, emerge un’attenzione particolare nei confronti degli anziani. Non sono mancati, infatti, i tentativi di curarli con l’uso di rimedi magici e di droghe, nella speranza di prolungarne la vita. Questo rispetto per il vecchio nelle culture orientali è legato alla marginalità che il concetto di bellezza fisica aveva in esse.

Nell’Antica Grecia, ad Atene e a Sparta, troviamo due posizione totalmente opposte.

Ad Atene la condizione psico-fisica decadente dell’anziano era ritenuta inaccettabile e vi era la tendenza ad eliminarne la presenza. Ciò risulta chiaro se si prendono in considerazione i principi della società greca che enfatizzavano la perfezione, la bellezza, la giovinezza e la forza. A Sparta invece il vecchio occupava un posto privilegiato.

Era visto come un uomo saggio, sopravvissuto a tante battaglie. Era stata costituita la gerusia, ovvero l’assemblea degli anziani, che possedeva i massimi poteri per le leggi, per l’educazione collettiva e che aveva il ruolo di giudice nelle questioni giuridiche.

Delle contrapposizioni evidenti si hanno tra due grandi filosofi, ovvero Aristotele e Platone. Il primo escludeva la presenza degli anziani dal governo della polis. Di questi non era assolutamente preso in considerazione nè il presente nè il futuro poichè, essendo diventati inutili per la società, vivevano in una fase di attesa della morte. Per Aristotele l’uomo presenta anima e corpo uniti e indivisibili, di conseguenza se il corpo decade lo fa anche la mente, e quindi l’uomo nella sua complessità.

Platone, al contrario, sostiene che sono solo gli uomini anziani a poter governare. Non considera la decadenza del corpo, ma ritiene che la saggezza e le virtù siano nell’anima e che il corpo sia pura apparenza.

La grande produzione letteraria greca, tra poemi, tragedie, poesie e opere varie, ci ha permesso di delineare l’idea che vi era sulla condizione del vecchio. Emerge sicuramente il sogno dell’eterna giovinezza. (Prima parte)

Chiara Di Stefano

Fonte: http://www.anteasbasilicata.it/linvecchiamento-la-considerazione-dellanziano-nella-storia/

http://www.postazioneavanzata.com/linvecchiamento-la-considerazione-dellanziano-nella-storia_14_11_2012/

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