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Un libro per amico: NOTA STORICA SULLA CALABRIA

Vecchia cartolina di Reggio Calabria

 

La Nota storica sulla Calabria di Jean Etienne Auguste de Rivarol, cadetto di un maresciallo di campo e cavaliere di San Luigi, nato a Parigi il 18 agosto 1784, può essere considerata l’antesignana dei “rapporti” francesi sull’estremo lembo d’Italia. Si tratta di un opuscolo distrattamente considerato dalla storiografia calabrese (e non) sul Decennio, mentre è meritevole di attenzione, sia perché riflette i lasciti culturali dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese, di cui l’esperienza napoleonica bene o male fu diretta emanazione e che il de Rivarol non esamina qui negli aspetti riformatori introdotti nel Regno di Napoli, sia perché propone spunti di riflessione sulla fisionomia storica della Calabria, che è il nodo centrale intorno al quale si sofferma ancora oggi il lavoro storiografico sulla regione.

Pubblicata a Parigi nel 1817 presso la libreria per l’arte militare di Magimel, Anselin e Pochard, la Nota è suddivisa in quattro parti: Storia, topografia, itinerario] Carattere, costumi, insurrezione; Prodotti, commercio, agricoltura; Temperatura, epidemie. Una breve “avvertenza” precede il testo, completato da diverse note, con digressioni storiche, geografiche, naturalistiche, aneddotiche spesso affastellate e talvolta imprecise, e chiuso da una succinta conclusione.

L’opera, che nelle intenzioni dell’autore avrebbe dovuto essere parte di una storia del Regno di Napoli, fu elaborata negli anni immediatamente successivi alla permanenza in Calabria di de Rivarol, che vi fu di stanza tra il 1809 e il 1812 come aiutante maggiore nel reggimento di Isembourgh, partecipando alla repressione del brigantaggio agli ordini del generale Manhès.

La Nota contiene giudizi molto aspri e risentiti (ma storicamente poco condivisibili) su Murat, frutto di un atteggiamento sempre poco benevolo dell’ambiente militare nei suoi confronti soprattutto dopo il voltafaccia a favore degli austriaci, ma generati anche dal mutato clima politico seguito al Congresso di Vienna e dall’amarezza degli ex-ufficiali napoleonici per la fine dell’Impero. Ne fa fede la polemica di de Rivarol contro Napoleone, accusato di aver abbandonato a se stesse le truppe distaccate a Napoli e in Spagna e di non avere ricompensato il successo dei militari che ne avevano fatto parte. De Rivarol, però, rincara la dose ed insiste nella critica verso Murat, giudicandolo una «caricatura politica» oltre che un uomo irresoluto, imprudente, privo di volontà e insensato, non avendo compreso dopo Waterloo che era impossibile sollecitare a favore dell’Impero una Calabria stremata dai disastri e i cui abitanti gridavano vendetta per il tanto sangue che avevano versato.

L’ambizione più immediata della Nota è di cartografare con sguardo panoptìco la regione, ordinando una sorta di «alfabeto delle informazioni”, a metà tra il resoconto politico-militare e un abbozzo di analisi sociologico-economica. L’interesse precipuo della relazione ha il suo humus nella volontà di dar conto della sofferta esperienza delle truppe francesi nella lotta al brigantaggio e nella convinzione di avere cercato di esportare, in una terra praticamente barbara, i modelli di una superiore civiltà e alcuni degli ideali scaturiti dall’Ottantanove. Bisogna aggiungere, tuttavia, che per tanti protagonisti del Decennio ripensare alla permanenza in Calabria significò da un lato riflettere sulle cause del fallimento dell’impresa napoleonica, sublimando così la delusione per l’inutilità dello sforzo compiuto, dall’altro ricordare una terra dall’enorme fascino (grazie soprattutto ai lasciti della classicità) e la sua umanità derelitta e dolente che non meritava di essere disprezzata per puro pregiudizio.

Storiograficamente, la Nota può essere inserita nel filone della storia dei costumi in auge in. Francia dal Settecento e che nel Voltaire de II secolo di Luigi xiv e del Saggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni riconosce l’iniziatore, così come nel solco delle note di viaggio care ai philosophes e agli idéologues. L’opera propone una prospettiva d’insieme, che, partendo dal territorio si dilata alla storia, intesa come narrazione delle vicende politico-militari e come storia dei costumi del popolo calabrese: un affresco, dunque, diffidente verso i fenomeni irrazionali (si vedano le osservazioni sul tarantismo pugliese, ad esempio), scientista, concisa e inoppugnabile, che sarà tipica di certi maestri della storia storicizzante della fine del xix secolo.

Aderente all’immagine tracciata da Chateaubriand negli Etudes histonques, secondo cui lo storico non sarebbe che un viaggiatore che descrive ciò che ha visto, de Rivarol è estremamente attento alla rappresentazione del territorio, di cui si serve, sia pure con concessioni al topografismo, per esplicitare la complementarietà tra geografia e storia, approdando di conseguenza alla connessione tra struttura orografica, brigantaggio e arretratezza della regione.

L’interazione tra uomini e territorio è il frutto della concezione della geografia del XVlll secolo che propone l’ordine basato sulla situazione naturale. Essa fonda il sapere geografico “civile” che si avvale di una verifica diretta funzionale al potere politico, stabilendo così sullo spazio un dominio di segno diverso da quello esistente. È l’affermazione dello spazio come territorio e entità antropica, per cui in de Rivarol il riscontro empirico non è separato dal resoconto degli usi e dei costumi degli abitanti, non tralascia di delineare  il quadro dei dati economici, non sottovaluta il rapporto del clima con l’epidemia malarica e di questa con la società e l’economia.

Nel breve scritto derivaroliano, peraltro, non pare diffìcile rintracciare l’influenza del celebre zio Antonie, tanto nell’impostazione, che condensa geografia, storia dei costumi, filologia, chiose scientifiche, quanto nello stile fatto di notazioni brevi e incisive, idee rapide, riepiloghi talvolta ripetitivi. Non alieno dai toni sentenziosi, l’autore della Nota si rivela piuttosto un brillante giornalista dalla prosa talmente prosciugata da scadere in fredde costruzioni paratattiche, consone a un redattore di bollettini più che a uno storico.

 

Dall’introduzione di Saverio Napolitano

  • Copertina rigida: 96 pagine
  • Editore: Rubbettino (30 dicembre 2007)
  • Collana: Viaggio in Calabria
  • Prezzo: 7.90
  • ISBN-10: 884981898X

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