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VIAGGIO NELL’EPARCHIA DEL MERCURION

Chiesa di san Leonardo

 

Sembra una scena de II nome della rosa di Umberto Eco, con i monaci assorti nella preghiera o nella contemplazione di una natura aspra e inviolata. Amanuensi tra pagine e pagine di manoscritti o curvi sui campi da coltivare. E una pagina di storia poco nota ma appassionante quella del monachesimo greco-orientale fiorito in Calabria a partire dal VI secolo dopo Cristo, precisamente nel Mercurion, un territorio che oggi ricade interamente nel Parco Nazionale del Pollino.

Una pagina che inizia con una migrazione, quella dei monaci basiliani che, dopo la conquista musulmana, si misero in cammino dalla Siria, dall’Egitto, dalla Libia, dalla Palestina, verso luoghi dove continuare a professare indisturbati il loro culto. Trovarono quel luogo in una valle incontaminata, piena di verde, con un fiume che portava il nome di un dio, Mercurio, ai tempi in cui l’Italia meridionale faceva parte dell’Impero bizantino, e lì si insediarono. Fu così che ebbe inizio “un lungo capitolo che aveva come protagonisti uomini e donne venuti dai paesi più disparati delle coste mediterranee, che avevano portato con sé una grande cultura e un incontenibile desiderio di avvicinarsi a Dio attraverso la bellezza dei luoghi che componevano il territorio dell’Eparchia monastica del Mercurion.

Giovanni Russo ha raccontato questa storia lunga ottocento anni nel suo ultimo libro, Guida ai monasteri del Mercurion, edito da Rubbettino, insieme alle splendide fotografie di Pietro Rotondaro. L’ha raccontata innanzitutto per amore verso il territorio: quello calabrese, dove è nato e cresciuto, e dove torna ogni volta che può, pur vivendo a Firenze da oltre trent’anni. La residenza l’ha ancora a Orsomarso, in provincia di Cosenza, piccolo borgo medievale di poco più di mille anime nella valle del fiume Argentino.

Proprio a Orsomarso c’è ancora una chiesetta, costruita nel X secolo nel centro abitato che sorse attorno agli eremi e ai cenobi: una delle poche testimonianze del perduto Mercurion.

È un viaggio di parole e immagini quello di Giovanni Russo e Pietro Rotondaro,  segugi sulle tracce di una vita passata, di un Medioevo che sopravvive nelle poche testimonianze rimaste, “di pietre ricche di storia che parlano un linguaggio antico”. Il loro è un itinerario sia geografico – con tanto di indicazioni per escursionisti e scalatori – che storico-religioso, che attesta tutte e tre le fasi del monachesimo italo-greco: “l’anacoretico, quando si viveva in rigorosa solitudine, nella ricerca di Dio e nella contemplazione del suo creato, il lauritico – quando i monaci, ognuno in una propria grotta o in un proprio tugurio, si incontravano periodicamente per la celebrazione di specifiche liturgie – e il cenobitico, quando ci si apre alla vita comune e si vive tutti insieme all’interno del santuario”.

Le parole di Russo ricreano una realtà che non esiste più, ricostruiscono opere architettoniche distrutte o utilizzate in maniera impropria, divenute stalle o sostituite da parcheggi, “il cui fascino è di gran lunga superiore dello sconcerto che provoca la vista degli infiniti interventi distruttivi, che hanno subito nel corso dei secoli”.

Le immagini di Rotondaro mostrano pendii impervi ricoperti dal verde, pareti rocciose e pinnacoli, torrenti e centri abitati, colonnine di pietra e malta che testimoniano la presenza di antichi santuari cancellati dal tempo.

Santa Maria di Mercuri illuminata dalla luce arancionastra del tramonto, i ruderi di Sant’Elia, il campanile di San Nicola di Donnoso che svetta solitario, la volta a botte di un’abitazione a Castrum Mercurii che assume quasi la forma di un animale preistorico, i resti del vecchio mulino di Megas Potamos, sulla via del fiume Lao.

I passi che compiono i due autori sono gli stessi che compivano i monaci, spostandosi da un monastero all’altro. Sono i passi di San Fantino detto il Giovane, “un monaco dalla storia interessantissima, perché si ritrovò a fare da guida spirituale di tutti i monasteri del Mercurion pur preferendo la vita ascetica, e continuando a sottoporsi a rigidi digiuni e penitenze”. I passi del celebre San Nilo da Rossano, eccellente calligrafo e innografo, appassionato di Sacre Scritture, che prima di abbracciare l’eremitaggio sui monti dell’Orsomarso si sposò ed ebbe una figlia. “Tutti i grandi monaci italo-greci hanno dimorato qui”.

San Fantino nella chiesa di san Leonardo

È una storia profondamente legata al territorio ma che valica i confini della Calabria: “Uno dei dati più importanti e meno noti è che le Meteore della Tessaglia e i monasteri del monte Athos, in Grecia, non soltanto nascono dopo quelli calabresi, ma proprio si modellano su esempio di quelli del Mercurion, un primato di cui andare orgogliosi”.

E ci si appassiona perché è una storia fatta di amore per le arti e fervore culturale. Delle centinaia di codici trascritti manualmente dai monaci del Mercurion non è rimasto molto: “Non ci crederà – racconta Russo – ma alcune pagine di quei manoscritti sono finite addirittura nei mercati rionali, utilizzate per avvolgere i formaggi in vendita. Non se ne comprendeva il valore perché il greco ormai era una lingua pressoché sconosciuta. Paradossalmente valeva più la carta che il formaggio”.

Ma anche per il profondo  senso di simbiosi con la natura del Parco del Pollino, aspra ma ricca di fiumi e foreste, un tempo ideale per la ricerca di solitudine monastica, oggi adatta a escursioni, trekking e rafting.

Russo definisce Guida ai monasteri del Mercurion una slow guide: per tutti quelli che sono nati in Calabria ma sono dovuti andare via, per tutti coloro che sono già stati in questi luoghi ma hanno voluto ritornarvi, per tutti coloro che sono interessati a un brano di storia gloriosa ma dimenticata nel tempo. “Nei tempi di superficialità e di dispersione in cui viviamo, siamo disabituati al silenzio, alla concentrazione e alla riflessione. Intraprendere questi itinerari equivale a moltiplicare le occasioni per riacciuffare il tempo perduto e riconquistare sensazioni tralasciate o dimenticate”.

Marta Gentilucci

Fonte: “Il Gattopardo, la rivista della Calabria che cresce”, n°16/11 maggio 2017

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2 thoughts on “VIAGGIO NELL’EPARCHIA DEL MERCURION

  1. daina

    ho un bellissimo ricordo di Orsimarso conosciuta negli anni 80 per il primo convegno di medicina nonviolenta .E’ un posto che andrebbe valorizzato per l’ospitalita’ soprattutto di trekkisi, ciclisti e se possibile ricostruire le biblioteche dei monaci basiliani –

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