GRANDE GUERRA – Lettera dal fronte

 

Da Zona di guerra

A Cattolica (Forlì)  –  6.3.1916

 

Amico carissimo,

Vengo a risponderti alla tua lettera ove sento che tu godi otima salute e cosi te ne possio assicurarti di me. Non potrai imaginare il dispiacere nel sentire che ti toca ritornare  di nuovo alla vita ma ben si spera che ti faranno inabile di nuovo come la prima visita guai a te se ti facessero abile all’ora perte sarebbe un gran dolore e all’ora vedresti cose la vita schifosa militare.

Non devi dar retta alle ciarle dei giornali che il soldato in guerra non ciamanca niente invece amanca tutto per sino l’acua. Il 26 del mese pasato avevano deciso di farci fare una avanzata e l’artilieria a fatto 4 ore di bombardamento per fare il passi per dare l’assalto alla trinceia ma tutto a falito perche noialtri guai chi sortiva dalla trinceia perché il primo che sortiva era sicuro che cascava da una palotola nostra e poi devi sapere che noialtri vecchi combattenti l’Italia  non ci deve più contare perché di certo non facciamo più progresso siamo stanchi.

Ma voliamo qui con noi quelli che un giorno dissero quella maledetta parola Eviva la

Guerra ma che dal 24 Maggio sono sempre stati in Italia e anno visto la guerra nei cinematografi qua bisogna vedere che cosa e la parola guerra, avedere delle industrie abbattute dai cannoni e le povere case tutte rovinate e massachrate.

Io caro Compagno sono stato 10 giorni sulla riva del mare nelle baracche dei pescatori a vedere quante reti che colla pesca si guadagnavano il pane onestamente e arrivato la guerra e doventato un mucchio di letame. E adesso che sono scieso dalla colina per venti giorni ci fanno lavorare giorno e notte per fare piazzuole per batterie e dormiamo dietro alle mura del cimitero di Monfalcone.

E vedesti quante chroce dei morti sul campo del macello.

Io non darò mai il mio braccio di ferro per la patria ma ben si lo darò per la mia salvezza e quella dei miei compagni. Non minporta se mi chiamano traditore della patria perché noi siamo in guerra e non si sa lo scoppo guarda la serbia guarda il montenegro che sono stati invasi dai imperi centrali e adesso che sono abbattuti gl’aleati ci mandano truppe e proprio come si dice ciusa la stalla dopo che le pecore sono sortite – questa e proprio come tutti dicono guerra per la distruzzione di popolo ma ben se la devono paghare doppo la guerra, dunque tralascio di schrivere e coll’augurarti tutte le felicità di questo mondo e ti ripeto che se ti tocca andare a militare fatti coraggio ma non essere volenteroso per la patria ma ben si per te e per i tuoi compagni d’armi.

Ora acetta i miei saluti e colla speranza di un di di stringerti la mano, tuo amico ecc. saluti alla tua famiglia e fidanzata

e se paghi la multa non ti prendere collera mancanza di bolli.

 

Da “Soldati e prigionieri italiani nella Grande guerra”, di G. Procacci, Bollati e Boringhieri

Foto: Michele Papa durante la seconda guerra mondiale

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