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In giro per Orsomarso – 1^ tappa: TORRE DELL’OROLOGIO

Cominciamo un viaggio per ORSOMARSO. Ci farà da guida GIOVANNI RUSSO. Sarà un viaggio nella memoria oltre che  negli affetti. A saperli ascoltare i luoghi hanno parole che danno conforto, sanno rendere meno incerto il passo, allargano l’orizzonte.

Un ringraziamento particolare  a Giovanni per aver restituito alla nostra piccola comunità il piacere della memoria, l’amore per un passato che non abbiamo mai saputo riconoscere come nutrimento  per le nostre radici, opportunità per rendere più bello il nostro tempo.

 

All’epoca dell’Eparchia mercuriense un monastero sormontava la rocca dove oggi troneggia la Torre dell’Orologio di Orsomarso. Il monastero, che ricorda le Meteore, è abbarbicato sulla roccia più alta e imponente. Una volta era una fortificazione longobarda, ma le sue origini si perdono nella notte dei tempi.

Fu roccaforte romana o addirittura greca e rivestiva un ruolo di vedetta, oltre che di difesa presso la confluenza dei fiumi Argentino e Porta la Terra. A seguito della riconquista bizantina della Calabria settentrionale (885 d.C.) la roccaforte longobarda ospitò una comunità di monaci italo-greci, che costituirono il cenobio denominato di Castello o del Castellano, citato in alcuni testi agiografici. Fu intorno a questo monastero che si sviluppò il primo nucleo abitativo di Orsomarso (sec. XI d.C.).

Sulle strette e ripide scale che portano alla sommità della rocca compare, addossato alla roccia, un robusto muro di pietra e malta che, un tempo, costituiva la parete interna di una sala del monastero. Completamente esposta alle intemperie, essa vede sfumare ogni giorno i suoi antichi affreschi, che mille anni fa erano motivo di vanto e facevano di quell’ambiente il luogo più bello e più ambito dell’intero complesso monasteriale. Continuando a salire si ha modo di osservare alcune monofore, che se da un lato fanno pensare a delle feritoie per la difesa militare, dall’altro, per la somiglianza con le finestrelle monoforate delle chiese di San Leonardo, Santa Maria di Mercuri e della parrocchiale di San Giovanni Battista, riconducono ad un modello architettonico bizantino frequentissimo nelle costruzioni sacre del territorio. Tra tutti i luoghi del Mercurion, questo è quello che meglio conserva l’aspetto di difesa e lascia intravedere una vocazione per la contemplazione.

GIOVANNI RUSSO

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