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Cos’è la speranza?

 

Tutti noi, consapevolmente o meno, viviamo di speranze. Se così non fosse non ci alzeremmo dalla letto ogni mattina. Speriamo che in cucina ci sarà una lauta colazione, che ci sarà l’acqua per lavarsi, che l’auto ci attenda nel garage per condurci sul luogo di lavoro, che il nostro corpo funzionerà al meglio durante la giornata, che riusciremo a concludere una importante trattativa di affari, che alla sera troveremo la nostra casa e i nostri cari ad attenderci. Ad ognuno le sue speranze.

Se non ci fosse la speranza nessuna progettualità sarebbe possibile. Non ci sarebbe la motivazione ad impegnarci, a programmare il futuro, né a breve né a lungo termine, non ci sentiremmo disposti ad assumerci le nostre responsabilità né le azioni per raggiungere ciò che desideriamo. Insomma, non ci sarebbe ragione d’esistere né di impegnarci attivamente nella vita.

Ciò che ci alimenta e ci spinge in questo moto vitale si chiama speranza.

Cosa è la speranza?

La speranza è una condizione mentale che crea uno stato emotivo prolungato che determina la nostra disposizione interiore verso ciò che stiamo per compiere. La speranza anticipa il futuro e determina come ci si sente nel presente. Lo stato mentale e quello emozionale a loro influiscono sul conseguente comportamento nel presente. Tutto questo, a sua volta, può influenzare il modo in cui si vede se stessi.

Nutrire speranza si è visto che migliora le abilità di problem solving, rende il pensiero più flessibile, più incline ad esplorare nuove situazioni, migliora il rendimento scolastico, sportivo, professionale, incrementa il benessere, fa sentire più autoefficaci, felici, eleva l’autostima, induce a prendersi cura di sé, aiuta a tollerare meglio il dolore, rende più collaborativi socialmente, grati, gioiosi, diminuisce la paura della morte, rende il sistema immunitario più efficiente. Poiché la speranza orienta verso l’aspettativa di risultati positivi, inconsciamente pare determinare il comportamento verso azioni concrete e costruttive verso il raggiungimento degli obiettivi che ci si propone. D’altro canto, coloro che hanno poca speranza tendono a scegliere solo compiti che già sanno svolgere, evitano di mettersi alla prova e quando falliscono rinunciano a proseguire. Esse credono poco nella loro capacità di ottenere il futuro desiderato.

Il modo in cui le persone piene di speranza fronteggiano le situazioni disagevoli si differenzia da quelle che hanno scarsa speranza. Anche se la condizione presente è faticosa, tali persone nutrono il pensiero di un futuro migliore che è capace in sé di ridurre lo stress. Questo fa sì che esse si sentano adattabili, capaci di fronteggiare la situazione, e le rassicura che ci saranno momenti migliori. Avere speranza va di pari passo anche con una versione positiva infinita del futuro. Le persone speranzose e ottimiste riescono così a giustificare le negatività del presente, mentre quelle pessimiste restano nel risentimento e nella preoccupazione.

La psicologia della speranza

La psicologia si è occupata solo di recente in modo approfondito della speranza. Charles Snyder in particolare, nel 1991, ha formulato una vera e propria teoria in merito. Secondo tale teoria la speranza consta di due fattori:

Potere: la determinazione e la volontà secondo le quali gli obiettivi verranno raggiunti

Percorsi: una serie di strategie e percorsi per conseguire i traguardi.

Secondo Snyder la speranza si può misurare attraverso una specifica scala, che è stata tradotta in 20 lingue.

La buona notizia è che pare che la speranza si possa elevare, almeno nel breve termine.

Le persone speranzose condividono alcuni punti in comune:

Il futuro sarà migliore del presente

Ho il potere di renderlo tale

Ci sono molte strade per raggiungere il mio obiettivo

Nessuna di essere è priva di ostacoli.

La speranza non è cieco ottimismo, ma una combinazione di mente e cuore, la via di mezzo ideale tra euforia e paura, il punto d’incontro tra trascendenza e ragione, cautela e passione. Essa si distingue dall’ottimismo perché quest’ultimo è un atteggiamento che porta a credere che il futuro sia migliore del presenze, mentre la speranza oltre a questa convinzione comprende anche l’azione che fa sì che questo possa accadere.

Obiettivi, potere, percorsi sono fondamentali per concretizzare la speranza. Le persone speranzose fissano buoni obiettivi, sanno come raggiungerli, conoscono ed esplorano i sentieri per conseguirli.

Un’altra buona notizia è che la speranza è contagiosa: un ambiente sociale di persone ricche di speranza si alimentano tra loro possono condividere la loro disposizione interiore rinforzandosi a vicenda. Per innalzare la speranza in chi sta intorno, così come in se stessi, si può ricorrere al racconto di storie virtuose, o intraprendendo azioni di supporto concreto a chi sta intorno. Questo è molto importante perché la speranza offre il potere di fare in modo che i cambiamenti accadano.

La teoria di Snyder è stata ripresa e perfezionata da Anthony Scioli, professore di psicologia presso il Keene State College nel New Hampshire. Egli ha insistito molto sul fatto che la speranza si può apprendere. Essa consta di 14 aspetti differenti, si auto-perpetua, perché le persone speranzose tendono ad essere più resilienti, fiduciose, aperte, motivate, aspetti che le rendono più inclini a ricevere di più dal mondo, che a sua volta contribuisce ad alimentare la loro speranza.

Secondo Scioli la speranza ha una forte radice spirituale, sostiene i legami più intimi, dà senso alla vita, determina le prospettive di salute e sopravvivenza. Si associa a virtù quali: pazienza, gratitudine, carità, fede. La fede è la base della speranza, si basa su relazioni collaborative, con le persone e con un Potere più alto di sé. Non è mero ottimismo, che si fonda sulla fiducia in sé, non è negazione della realtà, che è falsa speranza ed evitamento della verità.

Pare che esista anche un substrato anatomico e chimico legato alla speranza che consiste nell’equilibrio di attivazione tra sistema simpatico e parasimpatico, che induce l’emissione di appropriati livelli di neurotrasmettitori, ormoni, linfociti e altre sostanze utili per la salute. La speranza in questo senso sembra assicuri un ambiente interno sano anche in presenza di difficoltà esterne da affrontare.

In conclusione, avere una mente aperta alla speranza sembra creare le condizioni ottimale per rendere meno impattante lo stress legato alle piccole e grandi situazioni esistenziali quotidiane, offre luce nell’incertezza, sostiene le proprie convinzioni e valori, aiuta a prendersi cura di sé e del prossimo. Considerati tutti questi benefici per il corpo, le emozioni e al mente, oltre che per tante aree di vita, forse, vale la pena tenere un po’ più aperte le porta alla speranza. Di fatto, al momento, pare che male non faccia!

Di Anna Fata

Anna Fata è Psicologa & Coach di orientamento olistico (dal greco olos, tutto), che lavora congiuntamente su mente-corpo-spirito, Scrittrice, Presidente ArmoniaBenessere®, Associazione e Metodo di lavoro che opera per il ben-essere globale della persona, nella sua vita privata e professionale, della società, dell’ambiente.
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Fonte: https://www.armoniabenessere.it/2016/11/speranza-vita/

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