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Il complesso di Edipo è uno dei concetti più famosi e travisati della psicologia

 

Giovanni scrive una mail a Riza Psicosomatica:

“Ho 36 anni e vivo ancora con mia mamma. Ho un lavoro e potrei permettermi di andare ad abitare da solo, certo rinunciando a molte comodità che la situazione attuale mi consente. Mia madre poi è sola, papà è mancato da molto tempo ed io ho sempre fatto l’uomo di casa, poi con lei ho un rapporto bellissimo, è l’unica persona di cui mi fido veramente o meglio dovrei dire la sola donna di cui mi fido. Ho sempre avuto problemi con il sesso femminile, tante, troppe delusioni. Un mio amico mi ha detto che secondo lui, io soffrirei del Complesso di Edipo non risolto. Sono andato su internet e ho visto che in pratica significa che sarei innamorato di mia madre. La cosa mi ha molto colpito e anche un po’ disgustato. Però ci penso spesso e mi chiedo: ma è davvero possibile? Potrebbe essere questo il vero motivo per il quale non vado a vivere da solo e non ho ancora trovato la donna giusta? Sono sessualmente disturbato? Mia madre è una bella donna ma a me non sembra di averla mai desiderata da quel punto di vista…”

Il complesso di Edipo non è una malattia

Rassicuriamo subito Giovanni: non ha alcuna malattia o perversione sessuale e il complesso di Edipo, che non c’entra nulla con l’eventuale avvenenza materna, è un concetto molto più vasto rispetto alla lettura semplicistica con cui spesso viene presentato. Non si tratta di una patologia o di un problema come la parola “complesso” indurrebbe a pensare, ma di una normale tappa evolutiva della vita di ogni bambino (per le bambine esiste il meno famoso “Complesso di Elettra”), che viene attraversata molto presto, fra i 2/3 anni e i 7 al massimo, dunque ad un età nella quale i caratteri sessuali secondari non sono ancora sviluppati e pertanto non ha a che vedere con il panorama delle perversioni sessuali, meno che mai dell’incesto.

Una proiezione inconscia che serve a evolvere

Nella prima formulazione dovuta a Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, il Complesso di Edipo è una proiezione, una sorta di attrazione inconscia del bambino nei confronti della madre, che terminerà grazie all’identificazione con il genitore dello stesso sesso. Questo “innamoramento” ha effettivamente una componente erotica, ma si tratta di un eros embrionario e potenziale, un meccanismo che consente al bambino di costruire le basi relazionali sulle quali costruire in futuro i rapporti con l’altro sesso. Si tratta dunque di una sorta di imprinting o apprendimento, una matrice evolutiva. Il nome scelto per questo fenomeno deriva dalla tragedia greca “Edipo Re” di Sofocle e la vicenda lì narrata, con il protagonista Edipo che, inconsapevole, uccide il padre Laio e sposa la madre Giocasta, ben si presta a interpretazioni fuorvianti del complesso di Edipo.

Per Jung il Complesso di Edipo è un simbolo di trasformazione

Anche Carl Gustav Jung si occupò del complesso di Edipo (anzi, fu proprio lui o a coniare il termine complesso), ma ampliò e modificò molto il concetto originario freudiano. Per il grande psicoterapeuta svizzero, il desiderio di congiungersi alla madre va interpretato anche come spinta a ritornare verso le proprie radici (l’utero) per rinascere rigenerato, ed è quindi la tappa di una trasformazione verso la maturazione individuale. Questa modifica radicale del concetto originario, pubblicata nel libro “Libido: Simboli e trasformazioni” fu alla base del dissidio e poi della rottura fra i due grandi maestri della prima psicoanalisi, avvenuta fra il 1912 e il 1914.

Da allora molte altre interpretazioni e modifiche sono state avanzate sul Complesso di Edipo, concetto controverso che appassiona e divide da sempre il mondo della psicologia del profondo. Se oggi è universalmente accettato che una qualche forma di sessualità infantile esista e venga inconsciamente indirizzata verso il genitore del sesso opposto (la grande intuizione di Freud), l’ampliamento del discorso da parte di Jung ha permesso poi di superare la visione esclusivamente sessuale del Complesso, che viene visto dai più come un processo importante di iniziazione alla vita sociale e relazionale.

Tornare al passato non serve

Alla luce di questo breve excursus storico, è dunque possibile che Giovanni non sia riuscito a superare questa fase della vita, abbia cioè il complesso di Edipo non risolto e dunque sia rimasto prigioniero dell’innamoramento materno? Probabilmente uno psicoanalista ortodosso risponderebbe affermativamente a una simile domanda, mentre il pensiero di Riza volge lo sguardo altrove e si chiede: è davvero possibile che un accadimento tanto lontano nel tempo abbia ancora il potere di paralizzare una persona al punto da non farle percorrere una tappa naturale dell’autonomia come il distacco dalla casa natale? E se anche si potesse ipotizzare una simile impasse psichica, servirebbe ripercorrere la storia del rapporto fra Giovanni e sua madre per superarla?

Prendere in mano la propria vita ADESSO è la sola via

Rispondiamo negativamente a entrambe le domande: il problema di Giovanni con l’autonomia appartiene al suo presente, così come le difficoltà col gentil sesso. E può risolverlo solo ora, guardandosi dentro con coraggio per osservare con sincerità tutti gli alibi, i vantaggi apparenti, le paure, le timidezze, le pigrizie che finora hanno frenato il suo sviluppo, bloccato la crescita e inibito con le donne. Con cedevolezza e lucidità Giovanni dovrà arrendersi al fatto di essere così e perdonarsi del fatto di esserlo, senza pensare al Complesso di Edipo non risolto che rischierebbe di diventare solo l’ennesima scusa per non agire. In questo modo, attraverso questa resa consapevole, potrà trovare dentro di sé preziose risorse per reagire e cambiar rotta. Il fatto che fino ad ora non ce l’abbia fatta, non significa che non possa (e non debba) riuscirci domani, a patto che la smetta di considerarsi vittima di qualcosa o di qualcuno e diventi il vero protagonista della sua esistenza.

Fonte: https://www.riza.it/psicologia/tu/6955/complesso-di-edipo-cosa-rimane-di-una-celebre-teoria.html

Riza, una bella rivista. Può essere di aiuto

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