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Julio, ovvero il GIUGGIOLO

Ad Orsomarso il giuggiolo veniva chiamato julio.  Alcune piante crescevano vicino alla casa di Pasqualino Papa, alla Vianova. Quando i frutti erano belli rossi erano molto ricercati dai ragazzi.

 

La giuggiola è il frutto prodotto dalla pianta del giuggiolo, il cui nome scientifico è Ziziphus jujuba. Si tratta di un piccolo arbusto di provenienza asiatica, che nel corso dei secoli si è diffuso nei paesi mediterranei e in Italia. Coltivato per i suoi prelibati frutti, ma adatto ad essere coltivato anche come pianta ornamentale, il giuggiolo produce delle drupe ovoidali, con buccia sottile e liscia di color rosso scuro, la cui polpa ha una consistenza compatta e farinosa, dal sapore dolce leggermente acidulo, che ricorda quello della mela.

Le giuggiole si possono consumare fresche subito dopo la raccolta oppure si possono conservare per lungo tempo essiccandole o mettendole sotto spirito; si prestano inoltre per preparare confetture e sciroppi, o come ingrediente per farcire dolci secchi e biscotti. Il frutto del giuggiolo è inoltre l’ingrediente principale della ricetta di un particolare liquore, conosciuto come “brodo di giuggiole”.

Tassonomia biologica e sistematica:

Classificazione scientifica

Regno: Plantae

Divisione: Magnoliophyta

Classe: Magnoliopsida

Ordine: Rhamnales

Famiglia: Rhamnaceae

Genere: Ziziphus

Specie: Ziziphus jujuba

Nome comune: Giuggiolo comune

Sinonimi botanici: Ziziphus sativa Gaertn. – Ziziphus vulgaris Lam. – Rhamnus zizyphus L.

Origine e appartenenza Biologica

Sistema Raunkiaer

Forma biologica: P – caesp (Fanerofita cespugliosa)

Fanerofita (simbolo P), cioè pianta perenne legnosa con gemme svernanti, poste ad un’altezza dal suolo maggiore di 30 cm; Cespugliosa (simbolo caesp), che ha un portamento cespuglioso.

 

Distribuzione geografica

Fitogeografia cronologica >> Avventizie, piante che sono state introdotte dall’uomo da altre regioni e che si diffondono comportandosi come piante indigene con le quali entrano in competizione.

Coltivazione

La pianta della giuggiola cresce facilmente in ambienti con media umidità, ben drenati e soleggiati. Predilige climi caldi e asciutti ed una piena esposizione solare. Il giuggiolo tollera i terreni alcalini e le piante mature resistono abbastanza bene alla siccità, ma danno una migliore fruttificazione con un’umidità regolare e costante. Occorre evitare la piantumazione su terreni pesanti e scarsamente drenati, gli alberi di giuggiolo necessitano infatti di una costante e buona aerazione alle radici.

Descrizione botanica e profilo pianta

Il Ziziphus jujuba è un piccolo arbusto o albero munito di piccole spine. È una pianta a foglie decidue, alterne, di forma obovata o ovoidale con il margine finemente dentellato. Le foglie sono di colore verde lucido, la faccia superiore è verde brillante, quella inferiore invece risulta grigiastra e pubescente. Risultano essere piuttosto coriacee, adatte a resistere a climi caldi ed asciutti.

Al genere ‘Zizyphus’ appartengono all’incirca 80 specie di arbusti, piccoli alberi che raggiungono mediamente i 3-4 metri di altezza fino ai 15 (raramente si raggiungono i 20). Sono piante a crescita lenta, si tratta di una latifoglia a foglie caduche, di dimensioni abbastanza minute, con chioma tondeggiante e rami decombenti, in genere abbastanza disordinati e molto spinosi. La corteccia è scura, da grigia a bruna, poco fessurata. Il legno all’interno delle fessurazioni assume colorazioni dal rosa al rossastro. I rami sono tomentosi e biancastri e si sviluppano a zig-zag. Le spine sono disposte a due a due in corrispondenza dell’ascella fogliare: una è molto dritta, affilata ed orientata verso l’alto di circa 2 cm di lunghezza; l’altra ha forma di uncino, va verso il basso ed è più corta.

Il giuggiolo è una pianta Angiosperma, il cui organo riproduttivo è il fiore, che svolge la sua azione con la produzione dei semi; presenta gli ovuli chiusi da un ovario e i semi raccolti nel frutto. Gli ovuli si trasformano in semi dopo la fecondazione.

Fioritura

La fioritura si ha in primavera, di solito verso il mese di maggio. I fiori del giuggiolo sono giallastri e spuntano riuniti nell’ascella fogliare. Le infiorescenze sono larghe dai 2 ai 4 cm e sono composte da 3-8 fiori, con diametro che va da 3 a 4 mm di diametro. Gli stami risultano apposti ai petali. Sono fiori ermafroditi, che danno origine a frutti con forma simile a quella delle olive. Le giuggiole sono infatti delle drupe globulose, glabre, di circa 1,5 cm di diametro, la cui forma varia molto a seconda delle specie coltivata: rotonda, allungata o anche periforme. All’interno contengono assumono un nocciolo appuntito avvolto nella polpa biancastra, la quale può risultare più o meno di consistenza farinosa e dal sapore simile a quello delle mele acerbe. Una volta secche, invece, le giuggiole ricordano molto il gusto dolciastro dei datteri. La buccia prende un colore rosso brunastro a maturazione completa e la raccolta avviene nei mesi autunnali.

La maturazione tardiva dei frutti rende generalmente le piante di giuggiolo poco soggette agli attacchi parassitari e alle malattie; ciò significa che i giuggioli si prestano bene alla coltivazione biologica e non necessitano di trattamenti chimici. Negli ultimi anni si è però presentato frequentemente nell’area mediterranea il rischio di pullulazioni della mosca della frutta (Ceratitis capitata), un insetto particolarmente dannoso e di difficile eradicazione in quanto depone le uova sotto la buccia dei frutti che si apprestano alla maturazione e anche le giuggiole possono essere colpite. E’ quindi importante ispezionare accuratamente la superficie dei frutti prima della raccolta, per individuare eventuali tracce di punture di questo insidioso parassita. In caso di attacco, la presenza della mosca si combatte utilizzando specifici prodotti citotropici da applicare sulle piante nel periodo della deposizione delle uova.

Dove e quando piantarlo

Il giuggiolo necessita di posizioni assolate o comunque molto luminose. Quando viene impiantato in pieno campo è utile inserirlo alternandolo a piante di peschi e di mandorli per riuscire a rendere produttivo e redditizio l’appezzamento nei primi 15 anni.

Messa a dimora

Le piante di giuggiolo vengono solitamente vendute a radici nude o con una piccola zolla di terra, nei mesi autunnali. Occorre preparare almeno un mese prima una buca larga e profonda almeno 40 cm, per dare modo al terreno di ossigenarsi e rivitalizzarsi adeguatamente. Sul fondo è consigliabile aggiungere una base di stallaticosfarinato maturo o di cornunghia. Dopo l’inserimento di un altro strato di terra isolante, si procede con la messa a dimora della pianta che va ben fissata al terreno con il rimanente substrato. Se questo risultasse troppo compatto, è necessario mescolarlo a sabbia e ghiaia per renderlo più aerato. Nel caso l’area di coltivazione presentasse terreno molto argilloso, è preferibile predisporre anche uno strato drenante sul fondo della buca. La distanza ideale tra esemplari da coltivare per la fruttificazione è di 5 metri in tutte le direzioni. Se invece l’impianto è a scopo ornamentale, è possibile creare delle siepi distanziando gli alberi di 60-80 cm uno dall’altro.

Le cure nei primi anni

Durante i primi 3-4 anni dall’impianto è necessario innaffiare periodicamente le piante di giuggiolo. La modalità di irrigazione più corretta è distribuire una grande quantità di acqua sul terreno coltivato, intervallando con lunghi periodi una irrigazione dall’altra. In tal modo l’albero viene stimolato a sviluppare maggiormente il suo apparato radicale in profondità e ciò lo renderà più resistente ad eventuali periodi di siccità futuri. Negli anni successivi è utile predisporre una buona pacciamatura a base di paglia, corteccia di pino e altro materiale, che aiuterà la pianta a diventare più autonoma e ridurrà in maniera significativa la necessità di ricorrere al diserbo meccanico o chimico.

Il giuggiolo risulta essere una pianta che necessita di poche risorse e di poca manutenzione. Per ottenere una resa maggiore dei frutti è sufficiente distribuire ogni anno un concime leggermente azotato per stimolarne la crescita vegetativa. Se si vogliono avere raccolti molto sostanziosi questa dose può essere ulteriormente arricchita, aggiungendo un po’ di fosforo e potassio.

Potatura

Il giuggiolo viene spesso potato tenendolo come cespuglio o alberello, per favorire la raccolta dei frutti. Di solito si interviene ogni tre anni nel mese di maggio per eliminare i rami diretti verso il centro della pianta o comunque mal posizionati. Per mantenere la pianta con una forma contenuta è necessario fin dai primi anni capitozzare la punta piuttosto in basso e selezionare tre o quattro rami principali, possibilmente che abbiano un andamento verso l’esterno e in direzioni bilanciate.

Propagazione

Il giuggiolo si può moltiplicare in diversi modi, tramite: seme, talea, divisione di polloni e innesto.

  • Seme: la modalità della semina presuppone la conservazione dei semi per tre mesi al caldo e per altri tre mesi al freddo, immersi in sabbia umida. Questa stratificazione permetterà al seme di germinare in primavera. In seguito bisognerà inserire i semi in cassette posizionate in una serra fredda. Per favorire la fuoriuscita della prima radichetta è consigliabile incidere il tegumento esterno. La germinazione di solito avviene nella prima o nella seconda primavera, si dovrà quindi ripicchettare le piantine in piccoli vasi da tenere riparati durante il primo anno. Possono poi essere messi a dimora l’anno successivo, durante l’estate.
  • Talea: moltiplicare il giuggiolo tramite talea è piuttosto semplice; la talea apicale va prelevata in inverno, tra la fine di novembre e gennaio. Si taglia una porzione di ramoscello di circa un anno di età, in corrispondenza di una gemma. Si eliminano le foglie in basso e si inserisce il ramo in un cassone freddo con un substrato molto leggero.
  • Divisione: la riproduzione tramite divisione si deve effettuare durante l’inverno, separando i getti basali con una porzione di radice e piantandoli direttamente a dimora.
  • Innesto: è possibile effettuare l’innesto all’inizio della primavera, prelevando le gemme appena spuntate e conservandole al freddo prima di procedere con l’intervento di innesto, avendo ben cura di sigillare il tutto con l’apposito mastice.

Fruttificazione e raccolta

L’inizio della fruttificazione dei giuggioli si ha a partire dal 4° anno dalla semina e raggiunge il massimo rendimento all’età di 15 anni. In genere la maturazione si verifica all’inizio dell’autunno, ma la periodicità può variare notevolmente a seconda delle specie coltivate. Il procedimento di essiccazione va effettuato subito dopo la raccolta, disponendo le giuggiole su grate esposte al sole per almeno una decina di giorni.

Le giuggiole sono molto ricche in vitamina A e C, ferro, calcio e zuccheri; sotto questo aspetto possono essere paragonati ai fichi e ai datteri, e come questi ultimi è possibile seccarle, candirle o utilizzarle per la produzione di marmellate o ridurle in pasta.

In commercio è possibile trovare anche varietà innestate, dette giuggiolo-mela, con frutti di dimensioni cospicue, dalla polpa zuccherina e particolarmente soda.

Alcune parti della pianta di giuggiolo vengono anche utilizzate in fitoterapia ed erboristeria.

 

Fonte: https://www.brodogiuggiole.it/la-giuggiola/

Foto: RETE

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