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AL CALVARIO

Sono passati più di sessant’anni da quando Dante Oliva e Giovanni Galtieri fecero questa foto. Un’altra epoca.

Al Calvario, presso quella croce che nella foto s’intravede appena, le donne andavano a recitare preghiere nel tempo della settimana santa. Nelle belle giornate era meta di passeggiate, per regalarsi un momento di tenerezza e farsi una chiacchierata. Alle medie ci andavo con qualche amico a studiare e fare i compiti. Diletto puro. Sul versante dell’Argentino cresceva la salvia, dal profumo intenso, e verso l’Armilungo c’era sempre qualche pastore con le sue bestie che spargevano il suono dolcissimo dei campanacci. Quando ancora la Segheria  era risorsa, da lassù si vedevano la teleferica portare giù tronchi, il viavai dei camion e del trenino nella valle, le donne che lavavano al fiume…

Ora al Calvario un reticolato isola una cisterna dell’acquedotto comunale. Un viottolo che la costeggiava è franato. A mezza costa s’intruppano porcili…

Peccato!

Alla comunità è stato sottratto uno spazio che regalava bellezza. In un angolo, verso sud, è stata eretta una massiccia e rozza croce di cemento rivestita di marmo. Senz’anima. Melanconico segno di un bene che non c’è più.

Sgarbi sostiene che gli amministratori in Italia hanno fatto scempi. Forse non ha torto.

 

 

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